L'ANALISI
22 Gennaio 2026 - 10:43
Andrea Del Bue con Giulia Ghiretti durante l’incontro
CASALMAGGIORE - Secondo incontro con i protagonisti dello sport nell’ambito del progetto ‘Il villaggio sportivo delle biblioteche’, rassegna che intreccia sport, cultura e memoria, promossa con le Biblioteche dei Comuni di Albino, Belgioioso e Solaro in avvicinamento ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, nell’ambito delle ‘Olimpiadi della Cultura’ promosse da Regione Lombardia.
Ospite è stata la nuotatrice paralimica Giulia Ghiretti, vincitrice di quattro medaglie olimpiche, che ha dialogato con il giornalista Andrea Del Bue. In apertura ci sono stati i saluti istituzionali del sindaco Filippo Bongiovanni.
Il dialogo è entrato nel vivo prendendo le mosse dal volume ‘Sono sempre io’, scritto a quattro mani da Ghiretti e Del Bue.
L’intervista, scandita con ritmo sobrio e insieme coinvolgente, ha consentito all’atleta di ripercorrere le tappe principali della propria storia a partire dal 2010, anno dell’incidente avvenuto durante un allenamento, che ha determinato l’uso della sedia a rotelle e ha imposto una riorganizzazione profonda, non solo della pratica sportiva, ma dell’intero orizzonte di vita.
In questa cornice, la scelta di intraprendere la strada del nuoto paralimpico è emersa non come semplice ‘reazione’ all’evento traumatico, bensì come decisione progressiva e consapevole: una forma di continuità identitaria, coerente con il titolo stesso del libro, nel segno di una trasformazione che non cancella la persona, ma la costringe a ridefinire strumenti, tempi, obiettivi.
Nel corso della conversazione sono stati toccati alcuni nuclei tematici di particolare rilievo. Anzitutto il rapporto fra sport di alto livello e studio, affrontato senza retorica: da un lato la disciplina quotidiana dell’allenamento, dall’altro le esigenze della formazione, con le inevitabili tensioni che ne derivano e con la necessità di un’organizzazione rigorosa.
È poi emersa con forza l’importanza del sostegno familiare e, in senso più ampio, del gruppo di lavoro che accompagna l’atleta: allenatori, preparatori, figure sanitarie e tecniche. In questa costellazione di ruoli, Ghiretti ha evidenziato come i risultati non siano mai il prodotto di un eroismo solitario, ma l’esito di una competenza condivisa e di una fiducia costruita giorno dopo giorno.
Un ulteriore passaggio, particolarmente significativo, ha riguardato il valore delle relazioni personali: amicizie, alleanze, confronti che nascono e si consolidano nel contesto dell’attività agonistica. Lo sport è apparso così, nella sua concretezza, come un laboratorio di socialità: un luogo in cui la relazione non è ornamento, ma condizione di crescita e di tenuta, soprattutto nelle fasi di difficoltà.
In modo coerente con questa prospettiva, l’atleta ha richiamato anche il ruolo delle istituzioni — educative, civili e militari — nel rendere possibile, e non episodico, l’accesso a percorsi di alto livello: un punto trattato con accenti pragmatici, che ha spostato l’attenzione dalla sola dimensione individuale alla responsabilità dei contesti e delle politiche di sostegno.
L’ultima parte del dialogo ha infine illuminato la specificità dell’esperienza olimpica, descritta nei suoi tratti più concreti e, insieme, più difficili da ridurre a formula: la pressione dell’evento, la ritualità del contesto, la concentrazione estrema, la percezione di rappresentare qualcosa che oltrepassa il singolo, senza che ciò cancelli la componente artigianale del lavoro quotidiano.
In questo snodo, il filmato iniziale ha trovato quasi una “seconda lettura”, più consapevole: non soltanto la rappresentazione di un traguardo, ma la sintesi momentanea di una lunga preparazione e di una complessa economia emotiva.
Da segnalare l’intervento conclusivo di Carlo Stassano, presidente dell’Atletica Interflumina, che ha elogiato l’iniziativa e proposto ulteriori spunti di dialogo e riflessione sul ruolo dell’esperienza sportiva nella formazione personale e comunitaria.
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