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CREMONA

Aggressione al barman, condannato a 5 anni il 19enne

Il gup ha inflitto 5 anni a Davide coinvolto insieme a 4 minorenni nell’attacco a Filippo. E' previsto il risarcimento dei danni: una sentenza che, secondo l’avvocato di parte civile, restituisce fiducia nella giustizia

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

18 Dicembre 2025 - 12:35

Aggressione al barman, condannato a 5 anni il 19enne

Il tribunale di Cremona

CREMONA - Per la bestiale aggressione a Filippo, il barman del 'La Ciocco', 37 anni e una vita rovinata - ha perso la funzionalità dell'occhio sinistro quasi certamente per sempre - è arrivata la condanna: 7 anni e 6 mesi di reclusione, diminuiti a 5 anni per lo sconto del rito abbreviato. È la pena inflitta oggi dal gup a Davide, il 19enne agli arresti domiciliari, per le lesioni personali gravi e aggravate, in concorso con quattro 17enni.

È il branco che intorno alle 3 di notte del 23 febbraio scorso, domenica, è saltato addosso - come una furia - a Filippo, 'Digiu' per gli amici, uscito dal locale sotto la Galleria 25 Aprile, in piazza Roma, perché quei bulli stavano dando fastidio agli ultimi clienti. Il barman si è parato davanti a una ragazza per proteggerla. Dava le spalle ai cinque. È stato colpito alla nuca, si è voltato e il branco lo ha massacrato, prima ferendolo al volto con un bicchiere e con una bottiglia di vetro: le schegge si sono conficcate nei suoi occhi (quello destro si è salvato). Non vedendoci più e con il sangue che gli colava sul volto, Filippo è caduto a terra. Il branco ha infierito di nuovo, scaricandogli addosso una serie di calci e pugni su tutto il corpo. E, ancora, sul viso.

Una violenza inaudita. E, forse, poteva andare peggio se due suoi colleghi non si fossero precipitati all'esterno del locale, parandolo da altri colpi. La baby gang si è dileguata, tornando là da dove si era mossa: un bar in piazza Stradivari. Come se nulla fosse successo.

Il 19enne oggi è stato condannato a risarcire i danni a Filippo (il giudice ha fissato una consistente provvisionale immediatamente esecutiva) parte civile, insieme ai genitori, tutti e tre assistiti dall'avvocato Alessio Romanelli. Da quella notte, la famiglia è precipitata 'nell'inferno' per mano di cinque violenti. Cinque contro uno, Filippo.

Soccorso dal 118, il barman era stato trasportato al Pronto soccorso: il suo volto era una maschera di sangue. Da lì, il calvario: gli interventi chirurgici, i farmaci, lo psicologo. Il percorso è lungo.

Il maggiorenne è stato condannato per lesioni personali gravi, «consistite — è scritto nel capo di imputazione — in una trauma oculare con perforazione del bulbo oculare sinistro con prognosi superiore ai quaranta giorni e malattia ancora in corso di svolgimento e, comunque, l'indebolimento permanente del senso della vista dell'occhio sinistro».

Con sei aggravanti. La prima: i futili motivi. La seconda: aver commesso il fatto in cinque persone. La terza: avere partecipato, con soggetti minorenni, nella commissione di un delitto per il quale è previsto l'arresto in flagranza. La quarta: aver cagionato una malattia e comunque un'incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni. La quinta: aver prodotto l'indebolimento permanente di un senso. La sesta: avere commesso il fatto con armi.

La sentenza è stata emessa poco dopo mezzogiorno. Filippo, un paio di occhiali scuri sul viso, 'travolto' in questi dieci mesi da una ondata di affetto di tutta la città, non è ancora pronto a rilasciare dichiarazioni: lo farà quando i tempi saranno maturi. Per lui ha parlato l'avvocato Romanelli: «Filippo ha sempre avuto fiducia massima nella giustizia, ha sempre avuto un'altissima aspettativa di giustizia e oggi possiamo dire che questa fiducia e questa aspettativa che lui ha avuto, sono state soddisfatte. Purtroppo, quello che è successo è irreparabile, però è una sentenza giusta dal nostro punto di vista». Una sentenza «che ripaga la fiducia che Filippo, lo ribadiamo, ha avuto sin dall'inizio nella giustizia».

Dopo la sentenza, la mamma di Filippo, in lacrime, si è sciolta in un abbraccio con l'avvocato. E si è stretta a suo figlio. Per ora, anche lei non parla. «La mamma chiede preghiere», la sua sola dichiarazione annotata sul taccuino.

Nelle tre settimane di indagine dei carabinieri, coordinata dalla Procura di Cremona per la posizione del maggiorenne, dalla Procura per i minori di Brescia in relazione alla posizione dei 17enni, all'alba del 16 marzo, il 19enne e tre minorenni erano finiti in carcere, il primo a Cà del Ferro, gli altri al Beccaria di Milano.

Per i minorenni, il processo davanti al gup di Brescia è fissato al 21 gennaio prossimo. I loro difensori chiederanno il rito abbreviato.

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