L'ANALISI
21 Gennaio 2026 - 18:04
CREMONA - «Ti rendi conto di essere diverso solamente se gli sguardi degli altri ti fanno sentire così». È il messaggio lanciato oggi, 21 gennaio 2026, agli studenti delle classi prime della scuola media Virgilio da Raffaele Capperi, influencer, scrittore e personaggio pubblico originario di Monticelli d’Ongina, recentemente comparso come protagonista di interviste anche su testate nazionali. Capperi è affetto dalla sindrome di Treacher Collins, una condizione genetica rara che si manifesta con malformazioni del volto. «È, per intenderci, la malattia del protagonista del romanzo ‘Wonder’ — ha spiegato lo stesso Capperi agli alunni — che poi è diventato anche un film».
Profondo ed emozionato il silenzio in Aula magna: di chi ascolta, comprende, si commuove; e, chi per un motivo chi per l’altro, si immedesima nel racconto di Capperi, fortemente voluto dai docenti (in collaborazione con il Rotary Club Cremona Po) per riflettere sui temi di diversità e bullismo, a breve distanza dalla giornata del rispetto.

«Fin da quando ero all’asilo — ha spiegato — i bambini scappavano e piangevano quando mi vedevano. Di tutto questo non ricordo nulla, mi è stato riferito dai miei genitori. Addirittura, c’erano genitori che tenevano stretti i loro figli, in modo che non si avvicinassero a me».
«Da allora — ha proseguito Capperi — ho scoperto che il mio volto ha due ‘lati’: quello destro, che è un profilo ‘cattivo’, e quello sinistro, che è bello e buono. Ho sempre voluto essere come gli altri, cercando di mostrare soprattutto il lato buono; facevo di tutto per nascondere quello sinistro, perché sapevo che allontanava gli altri da me».
Sono le persone che ci circondano a far emergere l’uno o l’altro lato, a proteggerci o a umiliarci. Come i compagni delle medie di Capperi, che, nel corso dell’adolescenza, l’hanno protetto e fatto sentire a proprio agio: «La mia famiglia fortunatamente non mi ha abbandonato — ha proseguito Capperi — spronandomi ad uscire, affrontare il mondo. Spesso i genitori che hanno figli con sindromi rare e gravi come la mia preferiscono ‘nascondere’ i propri figli, chiudendoli in casa. Lo fanno per proteggerli, ma non si rendono conto che, così facendo, chiudono le porte alla vita. In questo modo ho potuto frequentare con regolarità i miei compagni di classe di Monticelli d’Ongina, che si sono ‘abituati’ al mio aspetto e hanno sempre cercato di mettermi a mio agio. Non c’era giudizio nei loro sguardi».

Il bagno di realtà è arrivato dopo: «Alla mia prima gita scolastica — ha raccontato — quando oltre ai miei compagni c’erano anche altri ragazzi che non conoscevo. I loro occhi mi stavano addosso. Così ho cominciato a odiare il mio aspetto: non riuscivo nemmeno a guardarmi allo specchio».
Col tempo, Capperi ha superato le sue paure ed è diventato più forte. Resta, però, la consapevolezza: «Un gesto, una parola, può colpire gli altri come una lama. Non importa se detta con ironia, o per scherzo». La lezione non è nuova, ma è carica di significato: «Siate gentili».
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