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#DIRITTODICRITICA: ‘Riccardo III’, le recensioni degli studenti

Nuovo appuntamento con l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Amilcare Ponchielli

La Provincia Redazione

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21 Gennaio 2026 - 11:42

#DIRITTODICRITICA: ‘Riccardo III’, le recensioni degli studenti

CREMONA - Torna l'appuntamento con #DIRITTODICRITICA, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Protagonista di questo appuntamento è ‘Riccardo III’, l'opera di William Shakespeare diretta da Antonio Latella e interpretata da Vinicio Marchioni.

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AGATA BERGONZI – 3ª LICEO ANGUISSOLA
Lo spettacolo teatrale “Riccardo III” di Antonio Latella, andato in scena a Cremona il 13 e 14 gennaio, è stato un’esperienza interessante ma non del tutto coinvolgente. La storia, pur essendo un grande classico del teatro, mi è sembrata piuttosto lenta e in alcuni momenti difficile da seguire. Il linguaggio utilizzato e la complessità della trama rendevano complicato capire bene i passaggi principali e mantenere l’attenzione per tutta la durata dello spettacolo. In diversi momenti ho fatto fatica a comprendere le relazioni tra i personaggi e le motivazioni delle loro azioni, e questo ha reso la visione meno scorrevole. Per questo motivo, la trama non mi ha appassionata particolarmente e non sono riuscita a sentirmi completamente coinvolta nella storia raccontata. Nonostante ciò, lo spettacolo presentava anche diversi aspetti positivi. L’ambientazione era ben curata e riusciva a creare un’atmosfera adatta al contesto dell’opera, aiutando il pubblico a immergersi nella scena. La scenografia era semplice ma efficace e accompagnava bene lo svolgimento della storia. Un altro punto di forza era la recitazione degli attori. I personaggi erano interpretati con intensità e si vedeva la preparazione degli interpreti, che riuscivano a rendere credibili anche i momenti più complessi del testo. Infine, i costumi erano particolarmente curati e coerenti con l’epoca rappresentata, contribuendo a rendere la messa in scena più interessante dal punto di vista visivo. Nel complesso, questa esperienza teatrale è stata comunque utile dal punto di vista culturale, perché mi ha permesso di avvicinarmi a un testo importante della letteratura teatrale e di vedere come un’opera classica possa essere reinterpretata sul palco. anche se non è stato uno spettacolo che mi ha entusiasmata, mi ha aiutata a riflettere su quanto la messa in scena, la recitazione e l’aspetto visivo siano fondamentali per rendere una storia più comprensibile e coinvolgente per il pubblico.


LUDOVICA PREMI - 3ª LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Tra tensione costante e silenzi carichi di attesa, Riccardo III, nella regia di Antonio Latella, si impone come un’esperienza teatrale aspra e perturbante, capace di inchiodare lo spettatore a una visione lucida e spietata del potere. Shakespeare è affrontato senza indulgenze, spogliando la tragedia di ogni compiacimento spettacolare e conducendola a una dimensione essenziale, quasi rituale, in cui parola e corpo dell’attore diventano strumenti di un’analisi feroce dell’umano. Il teatro non consola, ma interroga, trasformando la platea in testimone inquieto di una discesa morale senza riscatto.
La scena del Ponchielli, ridotta a uno spazio scarno e controllato, si configura come un campo di battaglia mentale: un luogo astratto, dominato da geometrie fredde e da una luce implacabile, un giardino dell’Eden solo apparentemente idilliaco, la cui armonia è incrinata dall’uomo. È qui che il Riccardo di Vinicio Marchioni, carismatico ed elegante, prende forma, emergendo dall’incavo di un albero e vestendo, panno dopo panno, un bianco regale; il personaggio si emancipa dalla propria iconografia tradizionale, abbandona la deformità e introduce un paradosso: anche ciò che appare come bene può occultare il germe del male.
Gli altri attori, osservatori silenziosi pronti a entrare in azione, attendono schierati a lato del palcoscenico. Quando la parola li raggiunge, emerge che nessuno è estraneo al male: portano egoismo e avidità, componendo un coro umano privo di innocenti, vagando sul palco come anime inquiete, presenze inafferrabili e costantemente presenti. Nemmeno la morte li sottrae alla parola: Annibale Pavone, dopo ogni condanna pronunciata da Riccardo, ritorna per perire nuovamente, nei ruoli di Clarence, re Edoardo e Stanley. Analogamente, Sebastian Luque Herrera, che sembrava aver abbracciato il sonno eterno nella torre come il principe York, rifiorisce nei panni rossi della Rosa dei Lancaster, assumendo il ruolo di Richmond.
A sancire la fine interviene un colpo di pistola dell’enigmatico e ubiquo custode (Flavio Capuzzo Dolcetta), che zittisce il re e i suoi fantasmi, prima di muoversi tra il fumo e le figure esanimi, con la pala in spalla come un becchino. Il capo reclinato dei corpi e il silenzio che avvolge ogni presenza trasformano il giardino di rose bianche in un cimitero sospeso, dove la vita si è ritirata, lasciando spazio solo alla memoria delle ombre.

RICCARDO PRIORI – 3ª LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Shakespeare e Riccardo III arrivano a Cremona nella magnifica cornice del Teatro Ponchielli per raccontare le lotte, i tradimenti e le morti che hanno accompagnato l’ascesa al potere, la conquista del trono di Inghilterra e la fine della Guerra delle Due Rose.
Il dramma si apre con la presenza in scena di Riccardo di Gloucester, impersonato da “il Bello” Vinicio Marchioni, decisamente lontano dall’immagine del mostro deforme raccontato da Shakespeare in un immediato parallelismo tra il Brutto e il Male.
Riccardo-Marchioni si mostra da subito animato da ferocia e fame di potere che lo rendono disposto a tutto, a tramare ed uccidere pur di raggiungere il suo scopo, diventare Re: lusinga Lady Anna, da poco vedova; inganna il fratello Giorgio di Clarence, destinato alla Torre; uccide  o meglio, fa uccidere i nipoti, figli del defunto Re Edoardo IV destinati a succedergli; tenta di convincere la Regina Elisabetta a dargli in sposa la piccola figlia per assicurarsi il trono; tradisce il Duca di Buckinghan, suo iniziale alleato; infine muore nello scontro con l’esercito del Conte di Richmond, che porterà all’ascesa della dinastia Tudor.
Il dramma si svolge in un giardino attraverso il quale passano tutti i personaggi, in cui spicca un grande tronco cavo nel quale si rifugia solo il protagonista, attorniato da grandi cespugli e mazzi di rose bianche.
Questo è il colore protagonista: bianchi sono anche gli abiti che pian piano il malvagio Riccardo indossa, in una contrapposizione tra il colore simbolo di purezza e la brutale malvagità dell’uomo.
Marchioni regge la scena per tutta la durata dell’opera, in monologhi forti e in aspri dialoghi con gli altri attori, tutti convincenti nel rappresentare la lotta dell’uomo contro il Male.

GIORGIO SEVERGNINI – 3ª LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Martedì e mercoledì sera è andato in scena al teatro Ponchielli lo spettacolo Riccardo III, rivisitazione della tragedia shakespeariana da parte del regista Antonio Latella.
Al culmine della Guerra delle due Rose, disputatasi tra le famiglie York e Lancaster, Riccardo III fa uccidere re Edoardo IV per salire sul trono inglese, e lo stesso farà con tutti coloro che gli si opporranno: gli eredi al trono legittimi, i duchi avversari e anche quelli che lo appoggiavano.
Il palco è disseminato di rose bianche, simbolo della famiglia York, cui Riccardo appartiene, e in mezzo alla scena domina un grande tronco cavo in cui Riccardo si nasconde quando osserva la morte dei suoi avversari. La scenografia ricorda all’inizio un semplice giardino, curato dal custode, ma poi si rivela essere in realtà un cimitero in cui sono sepolte tutte le vittime di Riccardo, le cui anime, nella scena finale, gli augurano di essere sconfitto e di essere ucciso in battaglia dal potente duca Richmond, come effettivamente accadrà. Il fumo che viene sparato dall’alto sul cimitero testimonia la morte di tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, erano coinvolti nelle rivalità per ottenere la corona.
Punto caratteristico di Riccardo, infatti, è il considerare il potere non come mezzo per il bene della popolazione inglese, ma come fine a cui aspirare, servendosi della violenza e della crudeltà per raggiungere tale obiettivo. È proprio per sottolineare la sua “bruttezza” interna che Shakespeare ce lo presenta come gobbo, brutto, deforme, idea di sua invenzione ma tuttora presente nell’immaginario collettivo.
La visione di Latella cambia radicalmente su questo: Riccardo III, interpretato dal già celebre Vinicio Marchioni, assume un volto nuovo, curato ed elegante, che si contrappone all’avidità e alla crudeltà del personaggio. Latella sottolinea con questa diversificazione che il male può risiedere anche nel bello, che non sempre la bellezza esteriore è da associare a quella interiore, ma che anzi può celare qualcosa di inaspettato e pericoloso.
Sebbene sia inizialmente complicato comprendere l’identità di ciascun personaggio, lo spettacolo è molto coinvolgente e appassionante, grazie alla professionalità di tutti gli attori. Neanche la lunga durata ha influito sull’attenzione che gli occhi prestavano al palco, dal quale alla fine gli attori hanno ricevuto lunghi e meritati applausi.


GIOVANNI VALCARENGHI – 3ª LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Il regista Antonio Latella ci propone un Riccardo III inedito, esteticamente diverso. Cosa ci vuole dire?
Quando si apre il sipario, al centro della scena (di Annelisa Zaccheria) vediamo un enorme tronco concavo, intorno aiuole di fiori bianchi e, in sottofondo, udiamo il cinguettio della natura. Qualche minuto d’attesa per capire che c’è ben poco di dolce, soave e paradisiaco. All’interno del tronco un uomo compie il rito della sua vestizione, sono abiti bianchi che non evocano una purezza interiore ma apparenza. È Riccardo III, non è brutto e deforme come nella tragedia di Shakespeare, ma bello ed elegante. L’interprete convincente è Vinicio Marchiori: ci convince infatti, e questa è la risposta alla domanda iniziale, che anche nel bello può risiedere la malvagità. Il protagonista riempie la scena dall’inizio alla fine, domina sugli altri personaggi, plagia le donne (regine, vedove, madri), seduce e inganna, zittisce la natura emettendo un suono dalle labbra simile al sibilo di un serpente. Riccardo III è un diavolo in un apparente paradiso, perché a corte tutto è apparenza.
La recitazione è serrata in tutta la prima parte della tragedia, è faticoso districarsi tra i personaggi nell’intreccio dinastico. Bravissimi tutti gli attori, nell’interpretare sentimenti di dolore, disprezzo, odio. Spiccano Giulia Mazzarino nel ruolo di Lady Anna, Silvia Ajelli (Regina Elisabetta) e Anna Coppola (Regina Madre).
Nella seconda parte, Riccardo III non cede neppure davanti alla Regina Madre e alle sue parole di condanna; sembra traballare un poco ma il suo egocentrismo è superiore.
Nel finale arriva la resa dei conti. Dalla tenda di plastica trasparente sul fondo della scena si vedono tutti i personaggi della tragedia: l’immagine è spettrale. Escono tutti gli ammazzati che maledicono Riccardo e proclamano la sua disfatta. Egli allora annuncia la sua fine direttamente in faccia al pubblico con tutte le luci accese e dunque usa ancora una volta l’arma dell’eloquio, la parola per sedurre gli spettatori rendendoli partecipi alla scena. Con gesto simbolico si toglie la corona di fiori e la posa sull’urna rossa presente sulla scena sin dall’inizio.
La tragedia si chiude con uno sparo: il custode uccide Riccardo III e tutto tace.
Scoppiano lunghi applausi.

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