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Privé a luci rosse: «Il sesso non era un... Tabù»

Un cliente: «Duecento euro per una prestazione completa»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

20 Gennaio 2026 - 20:49

Privé a luci rosse: «Il sesso non era un... Tabù»

VESCOVATO - Al Tabù gli è capitato di andare «occasionalmente» cinque, sei volte. «Era un night club. C’erano le ragazze, c’era una stanza grande dove le ragazze ballavano e c’erano i privé». Ma «in quel locale si facevano altre cose». Il cliente ha precisato ‘le altre cose’: «Atti sessuali con le ragazze. Se io ho ricevuto proposte sessuali? Non ricordo». Ci ha pensato il pm Paolo Rizzardi, a rinfrescargli la memoria. Gli ha letto quanto aveva fatto mettere a verbale nel 2023 dai carabinieri che stavano indagando. Il cliente ha confermato: «Sì, una volta la ragazza mi ha proposto una masturbazione. Ho usufruito di tale servizio ogni volta che sono andato». Ma a sentire lui, c’era un tariffario. «So che ci si accordava sul prezzo: 200 euro per una prestazione sessuale completa».

Lo chiamiamo Mario (nome di fantasia, ndr), oggi ha 30 anni. Oggi, 20 gennaio 2026, è stato sentito al processo nei confronti degli ex proprietari, direttore di sala e cassiere del Tabù che nel night club avrebbero chiuso un occhio, avrebbero «abitualmente tollerato che più ballerine, loro dipendenti» facessero sesso con i clienti, «esercitassero attività di prostituzione» nei due privé: la stanza numero 7 e la stanza numero 10. Qui erano state piazzate microtelecamere. Un’altra era nella toilette delle donne, nascosta dietro il cassetto che copriva i cavi elettrici. I filmati erano poi stati analizzati dai carabinieri.

Dei quattro testimoni del pm, oggi Mario è stato quello a cui non è stato necessario «tirare fuori le cose con le tenaglie». Come è accaduto, invece, con un altro cliente e con una delle due ex ballerine straniere.

La prima ballerina: «Conosco il Tabù. Ci ho lavorato dal 2020 al luglio 2022». ‘Lei cosa faceva nel privé?’, ha rilanciato il pm. «Ballavo davanti a una persona». Altro rilancio: ‘Svolgeva attività sessuale?’. «Io no, in generale no. Io non ho mai praticato». Peccato che quando era stata convocata in caserma, ai carabinieri la ballerina aveva detto dell’altro. A verbale aveva fatto mettere: «Talune ballerine si concedevano a prestazioni sessuali». In aula ha ritrattato. O meglio, ci ha provato. «Io non ho detto queste cose». «Lei sta accusando i carabinieri di aver fatto un falso in atto pubblico?», l’ha incalzata il presidente del collegio, ventilandole il rischio di finire sotto indagine per calunnia. «Ci pensi un attimo». La ballerina ci ha pensato: «Io dico che i clienti potevano chiedere qualcosina in più. La ballerina era libera di decidere, ma c’era il divieto. Un cliente mi ha chiesto di concedermi sessualmente, io mi sono rifiutata e per questo il contratto non mi è stato rinnovato». Alla difesa, la ballerina ha confermato che «c’era un codice comportamentale», che al Tabù era vietato fare sesso con i clienti.

«Ma come cliente te ne sbattevi del regolamento», ha affermato Omar, oggi 29enne. Al night club di Vescovato è andato «tre, quattro volte: andavo al bancone, consumavo da bere. Ad un certo punto c’era uno spettacolo. Sì, c’erano i privé, ma io non so che cosa si facesse nei privé». Lo sapeva, invece. Lo aveva già detto ai carabinieri («Nel privé mi sono fatto fare una masturbazione e un rapporto orale»). In aula la sua memoria ha vacillato. «Non ricordo, però se all’epoca l’ho dichiarato». L’altra ballerina «Prestazioni sessuali? No. Avevamo il divieto di fare sesso». Processo aggiornato al 5 maggio.

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