L'ANALISI
18 Gennaio 2026 - 09:10
CREMONA - Il giorno in cui ho compilato il form per partecipare alla selezione dei tedofori per Milano-Cortina 2026 francamente non immaginavo di essere chiamato. A maggior ragione perché non ho ricevuto alcuna comunicazione sino alle 14.30 di venerdì, giorno antecedente il passaggio della fiaccola da Cremona.
Una telefonata – peraltro al secondo tentativo, perché alla prima occasione non avevo risposto – mi ha invece aperto le porte del sogno. ‘Salve, sono Anna del Comitato Organizzatore di Milano-Cortina, mi scusi per lo scarso preavviso, sarebbe disponibile per fare il tedoforo domattina?’. Poche parole e il cuore che perde un battito. La risposta, ovvia, ed ecco che si materializza un esperienza unica.
Il ritrovo al centro Cr2 Sinapsi, la consegna della divisa, il briefing con le spiegazioni tecniche e logistiche, ma soprattutto con l’avvertenza emotiva: «Siete parte della storia. In Italia abbiamo ospitato quattro Olimpiadi, i tedofori sono 10.001 per simboleggiare l’unicità di ognuno di voi nella diversità che ci contraddistingue. Le vostre sono storie di quotidiano eroismo. Godetevi il viaggio, perché è qualcosa di unico, che resterà per sempre».
Essere stato il penultimo dei trentadue tedofori della tappa cremonese mi ha permesso di gustarmi tutto il viaggio della fiamma, vedere di prima mattina la gente assiepata ai bordi delle strade, cogliere la loro emozione capace di aumentare esponenzialmente la mia. Infine, scendere dalla navetta, salutare amici e parenti ed avere la torcia in mano. Al bacio della torcia ho dovuto ricacciare indietro una lacrima, perché quel fuoco che poi ho portato per duecento metri ha per me e per tutti quelli che ci credono, un significato unico. Unico come il privilegio di averlo portato.
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