Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CREMONA

Morti sul lavoro: Cremona è in 'zona rossa'

Lieve calo negli infortuni, ma quelli fatali salgono a 13 con un'incidenza doppia rispetto alla media nazionale

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

18 Gennaio 2026 - 05:05

Vittime del lavoro: più infortuni e più morti

CREMONA - «Serve l’impegno di tutti affinché il lavoro torni ad essere sinonimo di progresso e benessere, non di dolore e perdita». Le parole della segretaria generale della Camera del lavoro di Cremona, Elenca Curci mettono al centro un’idea di lavoro che, guardando al report elaborato dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega, deve fare i conti con una situazione allarmante in provincia di Cremona. Nel panorama regionale lombardo, che nel complesso mostra segnali di miglioramento, la provincia di Cremona si staglia con un triste primato, che colloca il territorio in ‘zona rossa’ nell’indice di rischio nazionale. Secondo i dati Inail aggiornati al novembre 2025, mentre gli infortuni totali registrano un lieve calo, le morti sul lavoro sono passate da 7 a 13 rispetto allo stesso periodo del 2024, segnando un drammatico incremento e un’incidenza di mortalità più che doppia rispetto alla media italiana.

Ivan Zaffanelli


Ivan Zaffanelli, segretario generale della Cisl-Asse del Po, pone l’accento sulla necessità di interventi concreti e mirati finalizzati a prevenzione e controlli. Oltre al raddoppio dei decessi, Zaffanelli segnala un aumento del 21,4% degli infortuni in itinere e una crescita delle malattie professionali, passate da 184 a 205 rispetto allo stesso periodo del 2024. Per la Cisl vanno introdotti «protocolli mirati per ogni settore, aumentate le ispezioni, rafforzati i controlli e promossa attivamente la formazione continua». Anche per gli incidenti nel tragitto casa-lavoro l’intervento deve essere centrato sui luoghi di lavoro: «Va migliorata l’organizzazione dei turni e la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro».

Elena Curci

Nella lettura della Cgil i nodi emersi dal report Inail vanno inquadrati e ‘aggrediti’ in una prospettiva sociale. Curci definisce le morti sul lavoro «una ferita aperta e una sconfitta per l’intera comunità» per la quale si fa, a partire dal Governo, ancora troppo poco: «Il recente decreto sulla sicurezza sul lavoro non incide sul modello di impresa basato su precarietà, subappalti a cascata e compressione di costi e diritti, responsabile di continue tragedie». Curci identifica i settori più critici in quelli in cui si ricorre alla «catena dei subappalti» e ricorda un dato, spesso trascurato: «Il rischio di mortalità aumenta con l’età dei lavoratori, ma nonostante i dati le attuali politiche del lavoro puntano a innalzare ulteriormente l’età pensionabile». Una serie di stridori tra le esigenze di chi organizza e gestisce il mondo del lavoro e i bisogni primari, a partire da quello alla salute e sicurezza, lo anima ogni giorno: «La sicurezza continua a essere percepita come un costo, e i lavoratori come meri strumenti di produzione. E a morire sono proprio loro», conclude.
Ma gli indici allarmanti del territorio cremonese si inseriscono in un quadro che segna un generale miglioramento, anche se bisogna leggere il dato oltre ai numeri: a livello regionale la Lombardia si conferma in ‘zona bianca’, con un’incidenza di mortalità tra le più basse d’Italia e un decremento di 22 vittime rispetto al 2024, per un totale di 149 decessi nei primi undici mesi dell'anno. Tuttavia, resta la regione con il numero assoluto più alto di vittime. Accanto a Cremona, in zona rossa, spiccano Brescia e Mantova in ‘zona arancione’. Milano, pur avendo il numero più alto di vittime totali (44) e di decessi in occasione di lavoro (30), rimane in ‘zona bianca’ per via dell’alta densità occupazionale che abbassa l’indice di incidenza.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400