L'ANALISI
17 Gennaio 2026 - 18:40
CASALMAGGIORE - Il gip ha rigettato la richiesta di archiviazione e ordinato l’imputazione coatta per un 60enne che in seguito alla morte dell’anziano padre di 93 anni, a gennaio del 2023, nella querela a suo tempo presentata aveva usato espressioni diffamatorie e calunniose nei confronti di Mario Riccio, l’ex primario di Anestesia e rianimazione all’Oglio Po, dirigente dell’associazione Luca Coscioni. Nella querela, il 60enne bollò Riccio come ‘esperto internazionale in eutanasia’ e ‘Dott. Morte’.
Ricapitoliamo. Il figlio aveva duramente attaccato quattro medici dell’Oglio Po, tra i quali Riccio, accusandoli di aver «volutamente» ucciso suo padre 93enne, affetto da amiloidosi cardiaca, ricoverato il 23 gennaio del 2023, morto una settimana dopo. Il gip aveva poi accolto la richiesta del pm e archiviato il procedimento per omicidio colposo a carico dei quattro camici bianchi. Archiviazione con una coda: il gip aveva restituito gli atti al pm «per le valutazioni di competenza in ordine alla sussistenza del delitto di calunnia a carico dell’odierno querelante».
«In sede di archiviazione, abbiamo chiesto al gip che valuti una trasmissione degli atti al pubblico ministero per la sussistenza del reato di calunnia nelle dichiarazioni rese in querela dall’opponente», aveva spiegato l’avvocato Paolo Antonini, legale di Riccio con la collega Valeria Bini. Era partita l’indagine, culminata, successivamente, nella richiesta del pm di archiviare la posizione a carico del figlio dell’anziano deceduto. Ma l’anestesista Riccio si era opposto. E il gip gli ha dato ragione.
Per quanto riguarda la calunnia, nell’ordinanza di rigetto della richiesta di archiviazione con ordine di formulazione dell’imputazione, il gip ricorda che il delitto richiede la consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato. È stato accertato che l’anestesista Riccio non era nemmeno in servizio all’epoca della degenza del 93enne all’Oglio Po. L’anestesista era in congedo per godere del periodo di ferie residue prima del prepensionamento. Aveva unicamente svolto, il 26 gennaio, un unico turno presso il 118. «Sicché egli non può in ogni caso essere ritenuto responsabile di alcuna condotta né commissiva, né omissiva che abbia potuto incidere sul decorso clinico» del 93enne, si osserva nel decreto. Il fatto è che anche il figlio dell’anziano paziente sapeva che Riccio non era in servizio nei giorni di ricovero del genitore. Eppure, nonostante tale consapevolezza, nella querela «ha mosso accuse gravissime di ‘eutanasia illegale a scopo di lucro’, ‘omicidio premeditato, doloso, aggravato dal fine di lucro e dal sadismo’ e lo ha qualificato come ‘Dotto Morte’». Calunnia, per il gip.
Per quanto riguarda il reato di diffamazione, a suo tempo il figlio del 93enne mandò la querela zeppa di violenti attacchi a Riccio «per screditare pubblicamente il suo operato», non solo alla Procura perché aprisse una indagine. La inviò al Comando della Guardia di Finanza di Cremona, al Comando Nas di Parma, al Pg della Corte di Cassazione, al Pg della Corte d’appello di Brescia, al Procuratore aggiunto della Procura di Roma nei reati contro la pubblica amministrazione. Ma anche al ministro Carlo Nordio e alla premier Giorgia Meloni.
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