L'ANALISI
16 Gennaio 2026 - 11:23
Francesco Custode, via Gaspare Pedone come appare oggi (a sinistra) e il render di come potrebbe diventare se le mura cinquecentesche fossero recuperate
CREMONA - Recuperare la storia, «curare» il patrimonio, valorizzare e restituire alla città un angolo trascurato: è il senso dell’appello a favore del tratto di mura storiche che si affacciano su via Gaspare Pedone. È un appello, ma anche un progetto di cui è referente Francesco Custode, architetto e insegnante, per il Circolo Vedo Verde Legambiente Cremona presieduto da Gigi Rizzi e lo hanno sottoscritto anche l’attore Dario Cantarelli, Benito Fiori (Abc - Alleanza Bene Comune), Nino Vialli (Rotary Club Cremona Po), Bassano Riboni (presidente WWF Cremona) e le architette Onidia Ciriello ed Elisa Mosconi.
La sollecitazione è stata inviata al Comune (in particolare al sindaco Andrea Virgilio, all’assessore al Patrimonio culturale Rodolfo Bona, al dirigente Opere pubbliche Giovanni Donadio e alla responsabile del Sistema museale Marina Volonté) e a Laura Balboni, funzionaria della Soprintendenza. Abbandono, incuria diffusa, cabine di impianti tecnologici, vegetazione spontanea che contribuisce al degrado, radici che si insinuano tra i mattoni minando l’integrità della struttura muraria sono sotto gli occhi di tutti. Nel 2021, sempre su richiesta di Vedo Verde, è stata eliminata la cartellonistica pubblicitaria, ma ogni ipotesi di valorizzazione è successivamente sfumata.
Come punto di partenza, quindi, viene proposto l’avvio immediato di uno Studio Tipo dettagliato su un tratto campione delle Mura, propedeutico alla valorizzazione completa dell’intera cinta. La strategia di recupero si articola su tre assi fondamentali di intervento a cominciare da un intervento sulle mura e sulla conseguente riqualificazione urbana. In particolare, viene proposto un restauro conservativo per bloccare il degrado strutturale e restituire dignità al monumento.

Questo dovrebbe essere integrato dalla riqualificazione dell’area adiacente grazie all’installazione di un sistema di illuminazione mirato non solo a migliorare la sicurezza, ma soprattutto a valorizzare la tessitura muraria e l’impatto scenografico delle mura di notte. Dovrebbero poi essere migliorate le essenze arboree, collocate alcune panchine e previsti totem informativi che raccontino il valore storico e architettonico delle mura. Stando al progetto si ipotizza anche di mettere un totem in centro, suggerendo un percorso di visita per cremonesi e turisti.
Il secondo punto riguarda la riqualificazione delle aree pedonali. L’obiettivo è garantire la piena accessibilità e un’estetica coerente attraverso riqualificazione e manutenzione della pavimentazione dei marciapiedi su entrambi i lati della strada, assicurando la piena agibilità (superando le barriere architettoniche) e la necessaria coerenza estetica con il contesto storico circostante. In questo ambito dovrebbe essere prevista la riorganizzazione della mobilità sostenibile. L’intervento intende promuovere la sicurezza dei cittadini e ridurre l’impatto del traffico sul monumento grazie a una pista o a una corsia ciclabile adiacente alle mura, l’istituzione di una Zona 30 a tutela di pedoni e ciclisti e, ovviamente, dello stesso monumento storico.
Infine, come terzo punto di intervento, la Bussola Interattiva Urbana. «Il fulcro del sistema di orientamento sarà costituito da un totem monumentale interattivo e pannelli con display touch-screen - si legge nell’appello -: da posizionare in aree strategiche ad alto flusso, quali piazza Stradivari o piazza del Comune. Tale struttura fungerà da vera e propria “bussola digitale”, permettendo ai visitatori di: visualizzare i percorsi tematici della città; orientarsi in tempo reale verso i siti di maggior pregio; interagire con i contenuti per personalizzare l’esperienza di visita». L’utilizzo di immagini prese da un drone consentirà di avere una visione della cinta muraria virtualmente ricostruita e di fruire di una prospettiva impossibile dal piano strada.
«Il modello di riferimento per tale iniziativa - si specifica - si ispira ai protocolli di valorizzazione già adottati con successo dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento. Nello specifico, si intende trasferire l’efficacia del modello utilizzato per la cinta muraria di Benevento, adattandolo al contesto storico e identitario di Cremona per garantire un alto standard qualitativo e scientifico.»
Il progetto proposto riguarda ciò che resta delle mura di via Gaspare Pedone, ma il modulo di intervento potrebbe essere esteso ad altri tratti. Delle cortine colleganti i bastioni si conservano oggi solo alcuni tratti frammentari, in modo particolare lungo il lato sud occidentale, in fregio a via Amidani, nei pressi di porta Po, e tra le vie Cadore e Del Giordano. Altri tratti sono sopravvissuti lungo il lato meridionale, sempre in fregio a via Cadore, e lungo il lato orientale in via Pedone.
«Le testimonianze di maggior rilievo tuttora riscontrabili sono offerte dai bastioni - sottolinea il documento di Custode che accompagna l’appello -: il bastione di porta Mosa, detto anche Caracena, risalente ai primi decenni del Cinquecento, e il bastione del forte di San Michele (in fregio a via Tofane), risalente al 1520; quest’ultimo, a foggia pentagonale, presenta un corpo murario costituito da un corridoio e da vari locali. Sul lato meridionale della cinta difensiva si conservano pure le tracce del cinquecentesco bastione di Sant’Erasmo, i resti di due contrafforti anch’essi cinquecenteschi e i resti di una piattaforma seicentesca, destinata al fiancheggiamento del bastione di porta Mosa. Quanto basta per rendersi conto della tecnica edilizia utilizzata, a terrapieno con rivestimento di laterizio, e della relativa altezza del sistema (peraltro oggi fortemente falsata dalla colmatura dei fossati e dalla sparizione delle opere in terra, fondamentali per il funzionamento dell’insieme)».
«Le mura medioevali sono scomparse - prosegue il documento -. Resta tuttavia una chiara testimonianza topografica del loro tracciato, sul quale si è poi sovrapposta la successiva cinta bastionata cinquecentesca e seicentesca. Le uniche tracce tuttora visibili sono le vestigia della porta Mosa, risalente - pare - all’XI secolo (in fregio all’odierna via Gaspare Pedone). La necessità di un rafforzamento delle antiche mura mediante la costruzione di moderni bastioni si impose a Cremona fin dai primi decenni del Cinquecento, in considerazione del fatto che la città rappresentava il caposaldo terminale del sistema difensivo orientale del Ducato di Milano nei confronti della Repubblica Veneta; cosicché l’anello delle vecchie mura medioevali venne assoggettato a continui interventi di rafforzamento, prima da parte dei Francesi e poi da parte degli Spagnoli, fino a tutto il Seicento, per adattarlo ai nuovi modelli difensivi mediante l’aggiunta di bastioni sporgenti, di piattaforme e di torrette rompitratta».
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