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SAN DANIELE PO

Museo Paleoantropologico del Po, un appello per il futuro

Dal Gruppo Naturalistico Paleontofilo richiesta di aiuto per un’attività che profuma di storia

Antonella Bodini

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redazione@laprovinciacr.it

16 Gennaio 2026 - 10:19

Museo Paleoantropologico del Po, un appello per il futuro

SAN DANIELE PO - Fa discutere l’appello partito dal Gruppo Naturalistico Paleontofilo in cui si chiede un aiuto per proseguire l’attività. In queste ore, infatti, da San Daniele Po si è alzato un grido d’allarme per la necessità di reperire fondi e risorse finanziarie. In una lettera al giornale La Provincia, firmata dal consiglio direttivo dello stesso gruppo si legge: «Speriamo di non arrivare mai a una drastica e deleteria chiusura perché il Museo di San Daniele Po è una realtà culturale e scientifica di grande rilevanza che va tutelata e sostenuta».

Fondato nel 1998 per opera del Gnp Gruppo Naturalistico Paleontofilo e del Comune di San Daniele Po, il Museo Paleoantropologico del Po rappresenta, per le tematiche trattate, una realtà unica nel panorama culturale cremonese. Al suo interno sono infatti conservati centinaia di fossili di era quaternaria rinvenuti lungo le rive del grande fiume: si tratta dei resti di una trentina di specie tra le quali mammut, bisonte, rinoceronte e gli unici fossili di leopardo e iena spelea rinvenuti nelle alluvioni del Po. Il pezzo più importante è l'osso frontale di un uomo di Neanderthal, soprannominato 'Pàus', che rappresenta attualmente l'unica eccezionale testimonianza della presenza di questa specie in Pianura Padana.

«Questo museo rappresenta un presidio culturale per San Daniele Po e per la nostra provincia, fornisce un servizio per le scuole del territorio, calamitando anche l’attenzione di atenei e istituzioni scientifiche di rilevanza nazionale». Un polo che da sempre pone attenzione ad attività didattiche e di divulgazione per scuole e pubblico generico e che per questo va sostenuto ed aiutato. Nel 2007, grazie agli importanti requisiti raggiunti, ha ottenuto il riconoscimento regionale. Ma oggi, alla soglia dei trent’anni di fondazione si chiede maggiore attenzione anche dal punto di vista economico, come recentemente è accaduto per il Museo del Lino di Pescarolo ed il Museo della stampa di Soncino.

«Non parliamo di cifre a cinque o a sei zeri: i piccoli musei riescono a funzionare con budget irrisori grazie all’impegno di pochi volontari e di professionisti con compensi paragonabili a rimborsi spese. Per intenderci, i costi per una normale rotatoria stradale basterebbero probabilmente per il funzionamento di due o tre piccoli musei per almeno un decennio! Come scrisse alcuni anni fa sul Corriere della Sera lo storico e critico d’arte Vincenzo Trione, ‘i micro-musei non sono macchine per l’intrattenimento di massa, ma luoghi di formazione, istituzioni democratiche cruciali nella vita della Polis, sono indipendenti, autorevoli, obbedienti solo alla scienza, non alle regole del mercato e del marketing’. Anche per questo abbiamo bisogno dei piccoli musei».

E i piccoli musei, patrimonio culturale inestimabile, ricco di storia e tradizioni locali, per sopravvivere non devono essere trascurati. Anche attraverso fondi che le istituzioni possono mettere a disposizione per garantire la regolare apertura al pubblico e la manutenzione ordinaria della struttura.

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