L'ANALISI
16 Gennaio 2026 - 09:45
CREMONA - Non solo soccorsi e interventi tempestivi: a Cremona sono praticate le migliori tecniche chirurgiche. L'ospedale Maggiore è centro di riferimento per il trattamento per le patologie definite tempo dipendenti. Oltre alle competenze specialistiche, a salvare la vita ai pazienti è la rapidità con cui arrivano in ospedale alla comparsa dei sintomi. «il 2024 è stato un anno decisivo per la chirurgia vascolare che ha visto un notevole incremento dell'attività, con 450 interventi», spiega il direttore Gian Luca Canu.

«Attualmente l'attività chirurgica si svolge nell'80% dei casi in elezione (programmata) e nel 20% in urgenza. Intervenire in emergenza e con tempestività significa evitare al paziente un'invalidità permanente. La chirurgia vascolare è una specialità particolarmente impegnativa che tratta, ad esempio, gli aneurismi aortici rotti o i traumi complessi, lavora in stretta collaborazione con le altre specialità ospedaliere».

Fra le procedure all'avanguardia c'è la chirurgia da svegli (awake surgery), una tecnica neurochirurgica utilizzata per il trattamento dei tumori del cervello, localizzati in aree critiche dove si trovano le nostre funzioni superiori come il movimento e il linguaggio. Praticata a Cremona dal 2019 dall'équipe di Antonio Fioravanti, direttore di Neurochirurgia, consente al neurochirurgo di avvalersi della mappa corticale mentre opera: «Attraverso le neurostimolazioni sul cervello del paziente, sveglio, cosciente e collaborativo, l'equipe chirurgica può avere un ritorno immediato sulle funzioni fondamentali della persona e agire di conseguenza per mantenerle integre a garanzia di una buona qualità di vita.

«Di recente – aggiunge Fioravanti – la chirurgia da svegli è stata impiegata anche per il trattamento di anomalie vascolari cerebrali, come gli angiomi cavernosi e le malformazioni artero-venose, e di patologie funzionali come l'epilessia del lobo temporale e la displasia corticale. Rappresenta una grande opportunità per trattare patologie complesse e aprire nuove prospettive di cura». Questi interventi sono ad alta complessità e prevedono la collaborazione di un team multispecialistico di cui fanno parte, oltre al neurochirurgo e il neuropsicologo, il neuroanestesista, il neuroradiologo, il tecnico di neurofisiologia, l'infermiere di sala operatoria e strumentista.

Sempre al Maggiore c'è poi la chirurgia guidata dalla fluorescenza, che rappresenta una delle innovazioni tecnologiche più rilevanti degli ultimi vent'anni, accanto alla chirurgia robotica. Il verde indocianina (ICG) è un colorante che, una volta iniettato nel corpo, rende visibili organi e tessuti grazie a speciali telecamere con filtri, che mostrano dettagli che l'occhio umano non potrebbe vedere.

«Permette ai chirurghi – spiega Gian Luca Baiocchi, direttore di Chirurgia – di operare con moltissima precisione, in modo di risparmiare il più possibile i tessuti sani. Tutto questo accade in stretta collaborazione con gli specialisti dell'endoscopia digestiva diretta da Roberto Grassia. Sono loro a iniettare il liquido che colora le cellule compromesse da asportare», spiega Baiocchi.

La Neuroradiologia interventistica si occupa della cura di alcune patologie del sistema nervoso tramite approcci mini-invasivi. Oltre all'ictus ischemico, spiega Michele Besana (neuroradiologo), «la patologia più comune che ci troviamo ad affrontare è senza dubbio l'aneurisma cerebrale, una dilatazione patologica di un'arteria cerebrale che può rompersi e dare origine a emorragie anche letali. Il nostro intervento è finalizzato a riparare la fonte emorragica, nel caso di aneurisma rotto o comunque curare l'aneurisma cerebrale per prevenirne una futura rottura».
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