L'ANALISI
CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA
15 Gennaio 2026 - 19:32
CREMONA - Era ben consapevole che i suoi 500 euro non li avrebbe più rivisti. Ma lo ha querelato, «perché abbia la sua punizione e non lo faccia più con altri». La punizione è arrivata: 1 anno e 4 mesi di reclusione e revoca della sospensione condizionale della pena. Il pm aveva chiesto 1 anno e 200 euro di multa.
È la sentenza di condanna emessa oggi dal giudice nei confronti di Stefano B., di Treviso, accusato di truffa.
Nella sua trappola è cascata una cremonese: il 4 luglio del 2021, su Subito.it aveva messo in vendita un mobile del salotto per 200 euro. Nell’annuncio c’era il suo numero di telefono.
«Nel pomeriggio ho ricevuto la telefonata da questa persona — ha raccontato la vittima —. Era interessata all’acquisto del mio mobile. Mi ha detto di recarmi a uno sportello per fare un bonifico istantaneo sul conto». E qui è scattata la trappola. «Purtroppo, ingenuamente ci sono caduta».
Perché mai la vittima avrebbe dovuto fare un bonifico, quando era lei che doveva prendere 200 euro? «Io non avevo mai fatto questa operazione. Lui mi ha guidato passo dopo passo, al telefono. Ho inserito il codice della sua Postepay. Mi ha fatto fare due operazioni, un bonifico di 250 euro e un secondo sempre di 250 euro. Mi è venuto un sospetto, ma questa persona mi ha tranquillizzata. Mi ha detto che era una cosa antifrode e che mi sarebbero poi stati accreditati i 200 euro. Io avevo le palpitazioni, lui era molto insistente, ma anche rassicurante».
Rincasata, la moglie ha raccontato il fatto al marito e l’indomani è corsa dai carabinieri a denunciare il truffatore. «Ho provato a ricontattarlo, anche in fase di denuncia. Nulla, gli ho anche mandato un WhatsApp: 'So che mi ha truffato, voglio subito i miei soldi'. Nulla. Senza quei 500 euro ci siamo trovati in difficoltà: ho tre figli».
Il truffatore oggi a Cremona è stato difeso dall’avvocato di turno, perché il suo difensore di Treviso era impegnato altrove. Secondo quest’ultimo, l’imputato sarebbe stato, a sua volta, vittima di comunità Rom a Treviso, note per adescare persone fragili come il suo assistito, e fare loro sottoscrivere i contratti per avere la Postepay. Insomma, l’imputato sarebbe stato una testa di legno di queste organizzazioni criminali.
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