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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Minacce e auto rigata, inquilino condannato

Tredici mesi di reclusione e 5mila euro alla vittima, l’amministratore del condominio

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

15 Gennaio 2026 - 19:02

Minacce e auto rigata, inquilino condannato

CREMONA - Il giudice ha condannato a 1 anno e 1 mese di reclusione un 41enne residente in un condominio che, moroso e sollecitato a pagare le rate in arretrato, non l’aveva presa bene, anzi. Non solo aveva minacciato l’amministratore del condominio: ‘Ti prendo a calci nel ...’, ‘Ti riempio di calci nel ...’. Ma gli aveva anche rigato le fiancate dell’auto e il portellone del baule: 3mila euro di danni. Il pm onorario aveva chiesto di condannarlo a 5 mesi.

L’imputato potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena solo se risarcirà con 5mila euro l’amministratore del condominio che nel processo era parte civile con l’avvocato Annamaria Petralito.

Era in aula la vittima. Architetto, amministra una trentina di condomini, tra cui lo stesso in cui abita con moglie e due figlie. E nel quale abita anche l’imputato.

I fatti sono accaduti tra la primavera e l’estate del 2022, ma tuttora, «anche se gli episodi sono calati» l’imputato starebbe facendo passare le pene dell’inferno all’architetto-amministratore, alla sua famiglia e a chi abita lì. L’amministratore, lo ha raccontato alla scorsa udienza, è arrivato al punto di farsi accompagnare quando esce per portare l’immondizia. O di staccare, la sera, la cornetta del citofono. Il culmine? Le sue figlie (minorenni) sono così terrorizzate che una dorme nel letto con il papà, l’altra nel letto con la mamma.

«Il mio stato d’animo, quello della mia famiglia e dei condomini? L’imputato ha destabilizzato l’equilibrio del condominio».

Il primo episodio (le minacce contestate) è storia del 21 maggio del 2022. L’amministratore e un altro condomino stavano dando una mano di vernice alla recinzione, quando è arrivato l’imputato. «Avevo il suo sguardo a un centimetro, ha fatto un pezzo di strada, è tornato indietro e mi ha detto “Ti prendo a calci nel...”».

Come mai? «I primi anni, i rapporti erano vivibili, poi è diventato aggressivo, minaccioso. Come amministratore di condominio avevo mandato raccomandate di sollecito, una prassi normale come faccio con tutti, perché non ha mai fatto alcun versamento. In quel periodo, chiamavo sua madre. Lei: “Mandi a me, pagheremo”. Io non ho preteso a tutti i costi. Per andare incontro, ho anche agevolato con le rateizzazioni. Solo i genitori, molto saltuariamente e mai con puntualità, pagavano».

Il secondo episodio è storia del 10 giugno successivo, sera. Da sei mesi, l’amministratore posteggiava l’auto nel parcheggio pubblico esterno, perché l’imputato “mi ha demolito la basculante del box”. «Ho trovato l’auto graffiata». Un’idea l’aveva: «Ho chiamato la Polizia locale, perché nel punto in cui avevo parcheggiato ci sono le telecamere, dopo un po’ di tempo mi chiama la Polizia locale, mi informa che le immagini ci sono e si vede l’atto». Video e fotogrammi finiranno nelle mani dei carabinieri, titolari dell’indagine finalizzata a dare un nome e un volto al «soggetto armato di 'strumento a punta'», ovvero l’imputato.

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