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IL PROCESSO

Sesso sadomaso con 14enne. 65enne assolto, 'graziato' dalla norma

Il pm: «Non tutto quello che è moralmente riprovevole, è reato penale»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

13 Gennaio 2026 - 17:59

Sesso sadomaso con 14enne. 65enne assolto, 'graziato' dalla norma

Il tribunale di Cremona

CREMONA - «Quando si studia il diritto penale, non tutto quello che è moralmente riprovevole, è reato». Da questa premessa è partito il pm, Andrea Figoni, per chiedere l’assoluzione nei confronti di un 65enne che in chat aveva conosciuto una 14enne con la quale ha poi avuti due incontri consenzienti sadomaso in due strutture ricettive cittadine.

Il Tribunale ha assolto ‘perché il fatto non sussiste’ l’imputato, architetto, ex funzionario nel Comune di un paese del centro Italia, uno al quale, nel rapporto a due, piaceva dominare.

«L’imputato aveva una grande differenza di età con la ragazzina», ha detto il pm, ma la moralità resta fuori dalle aule di giustizia, dove «si applica la legge».

Il pm si è rifatto all’articolo 609 quater del codice penale contestato all’imputato: atti sessuali con minorenni. Punisce chi compie atti sessuali con una vittima non ancora 14enne, ma la ragazzina ne aveva già 14. Nel caso invece la minore non abbia ancora compiuto i 16 anni, il colpevole viene punito «solo se è l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza».

Il punto è che «tra imputato e ragazzina non c’era alcuno di questi rapporti, non si conoscevano, si sono conosciuti in chat», ha spiegato il pm. E «nemmeno c’è stata una situazione di sfruttamento doloso della minore». Nel processo la minore non si era costituita parte civile attraverso la madre.

Entro 90 giorni sarà depositata la motivazione della sentenza.

L’imputato era in aula, oggi. Ai giudice aveva già spiegato i retroscena di questi rapporti D/s - dominante-sottomessa — con la 14enne conosciuta nel 2021. Una conoscenza virtuale, all’inizio, su Omegle, piattaforma di chat sessuale anonima. Poi, «dai colloqui che facevamo, è venuto fuori che queste ‘cose dobbiamo metterle in pratica, perché danno soddisfazioni ad entrambi’».

Ragazzina e adulto le ‘metteranno in pratica’ nei due incontri del 12 maggio e del 7 giugno 2021, a Cremona, nelle camere di strutture ricettive. La madre della giovanissima lo ha poi scoperto. La denuncia, l’indagine dei carabinieri che a casa dell’uomo hanno sequestrato «dispositivi telefonici, chiavetta Usb, tablet». E fotografato «materiale sadomaso».

L’imputato aveva spiegato i retroscena della conoscenza «all’inizio casuale» sulla piattaforma che metteva in relazione persone «a seconda dei tag», delle parole di ricerca: ‘dominatore sottomessa’.

«Si parlava esclusivamente di come ognuno vedeva questo rapporto dominante-sottomessa, le esperienze avute. Questo per avere più punti di contatto rispetto a questo argomento. Lei mi parlò delle sue ‘esperienze’ anche per verificare se erano compatibili con le mie necessità, le mie espressioni di sessualità». La «relazione telematica» - che poi «si sposta su un’altra piattaforma: Kick; lei mi ha dato il suo nick-name con cui si era iscritta» — inizia ad agosto del 2020, va avanti sino all’estate 2021. «Non quotidiana. C’è stata una interruzione, a gennaio-febbraio 2021. Avevamo smesso di chattare, però, dopo qualche giorno, abbiamo ricominciato. Ci chiamavano esclusivamente per le soddisfazioni sessuali». L’iniziativa di incontrarsi «salta fuori parlando». E «le nostre età sono venute fuori con il tempo».

La madre aveva scoperto l’obbrobio guardando il telefonino di sua figlia. «Ho trovato chat molto strane. Dall’iPad, mentre lei era a scuola, vedevo che lui le chiedeva foto. In una, c’era mia figlia mezza nuda. Le mandava messaggi pesanti, le diceva che era il suo padrone, il suo dominatore, che non aveva mai avuto delle sottomesse come lei e che sarebbe stata punita se non gli avesse inviato foto».

Scoperta l’età «l’ho chiamato, gli ho detto di smetterla, che doveva vergognarsi, che se voleva giocare, doveva farlo con un adulto. Eppure, mia figlia continuava a difenderlo a spada tratta».

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