L'ANALISI
14 Gennaio 2026 - 19:18
Il tribunale di Cremona
CREMONA - Che cosa ci facesse alle due e mezza di notte dell’8 gennaio scorso, a Castiglione del Lago, comune umbro sul lago Trasimeno, dove l’hanno fermato, non si sa, al momento. È certo che Mikelian, 22 anni, albanese arrivato in Italia da adolescente, arrestato per droga lo scorso ottobre a Cremona dalla polizia locale, aveva l’obbligo di non mettere il naso fuori da Firenze, dove ha casa e, all’epoca, un lavoro come cameriere in un ristorante. Obbligo di dimora almeno fino al processo, oggi, quando è venuta fuori la «sorpresa».
Il difensore Massimiliano Corbari e il pm onorario hanno concordato il patteggiamento: 1 anno, 2 mesi di reclusione e 1.800 euro di multa. Il giudice si è riservato, rinviando al 21 gennaio prossimo per la sentenza.
I fatti. Nel corso dei consueti controlli della Polizia locale, il 22enne era stato fermato in centro mentre era in auto con una ragazza.
L’atteggiamento sospetto dei due aveva indotto gli agenti ad approfondire i controlli e, così, addosso al giovane erano state trovate due dosi di cocaina.
Subito dopo, era stata perquisito l’appartamento dove il giovane cameriere era temporaneamente ospitato da familiari. Sotto sequestro era finita altra cocaina, per un quantitativo complessivo di circa 8 grammi. E per il 22enne erano scattate le manette. La notte nella camera di sicurezza del Comando di piazza Libertà, la mattina in Tribunale per «la direttissima».
All’udienza di convalida dell’arresto, il giovane che ha precedenti penali, si era difeso, sostenendo che la cocaina fosse per uso personale e che aveva ceduta la droga alla ragazza senza pretendere denaro in cambio. Così, a mo’ di amicizia.
L’intervento di quasi tre mesi fa, aveva suscitato il plauso dell’assessore alla Sicurezza, Santo Canale: «Voglio complimentarmi con gli agenti che hanno eseguito l’arresto per il loro intuito e per la loro prontezza d’intervento. Pur non trattandosi di un enorme quantitativo, è significativo il fatto che l’imputato con le sue attività illecite ha sicuramente contribuito ad aggravare la situazione di insicurezza dei cittadini. Questa è la tipologia di criminalità sulla quale noi, come Polizia locale, dobbiamo insistere, contrastandola, perché è quella che influisce sulla vita quotidiana di ognuno di noi».
Oggi il cameriere ha perso il lavoro. «Nei confronti del mio assistito - ha spiegato il difensore Corbari — nel frattempo è scaduto il permesso di soggiorno e non ha potuto rinnovare il contratto di lavoro. Ho presentato domanda di protezione internazionale per avere un documento che gli consenta di poter avere un lavoro».
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