L'ANALISI
13 Gennaio 2026 - 18:08
Il tribunale di Cremona
CREMONA - Dal 19 novembre del 2024, la madre è in carcere a Bergamo: sta scontando 3 anni e 6 mesi per aver maltrattato la figlia, costretta a fare la Cenerentola, a non frequentare maschi, percossa anche con il mestolo obbligata a nozze combinate in India. La figlia si è ribellata: voleva andare all’università.
Al banco degli imputati oggi c’era il papà, assolto «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di «concorso omissivo», ossia di aver permesso - per dieci anni — che la moglie fosse violenta con la figlia che ha denunciato entrambi i genitori. Dopo la sentenza, il papà, indiano, con un lavoro in stalla, è esploso in lacrime.
In casa il padre ci restava pochissimo. Assistito dall’avvocato Marco Simone, nel difendersi, ha spiegato la sua giornata tipo. «Lavoravo dall’una e mezza di notte alle 5.30/6 del mattino, poi dalle 10 alle 11, poi dalle 13.30 alle 17,30». Tutti i giorni così, «ma capitava che alle 20.30 andassi a dare da mangiare alle mucche». «La sua presenza quotidiana era a dir poco limitatissima», ha evidenziato il difensore.
«Mia moglie non l’ha mai costretta a fare le faccende domestiche. Se mia figlia si lamentava? No. Faceva tutto con tranquillità. Sì, è successo che mia figlia chiedesse a sua madre di svegliarla presto quando aveva interrogazioni o verifiche. Io non ho mai picchiato mia figlia, le ho dato degli schiaffi in un paio di occasioni».
Il pm Andrea Figoni aveva parlato di «scelta coraggiosa, pesantissima, della figlia di denunciare entrambe i genitori», di «regime imposto. Il padre aveva piena consapevolezza di questo, perché la moglie gli raccontava tutto».
L’avvocato di parte civile aveva parlato di «sofferenza: per le figlie femmine la libertà era negata».
Il difensore ha ricordato, tra le altre, la testimonianza della bidella. «Mi ha detto che aveva problemi in famiglia. Io pensavo al padre, era sua madre. Mi ha detto che la mamma la teneva quasi segregata in casa, la picchiava. Che dopo la maturità doveva andare in India per sposarsi con uno scelto dai genitori».
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