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I CONTI IN TASCA ALLE FAMIGLIE

Invalidità, le prestazioni sono 5 ogni 100 abitanti

Dati in crescita dopo l’abolizione del Reddito di cittadinanza: la provincia di Cremona appena sfiorata, ma è boom al Sud

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

12 Gennaio 2026 - 05:30

Invalidità, le prestazioni sono 5 ogni 100 abitanti

CREMONA - In Italia si erogano oltre 4 milioni di pensioni di invalidità, di cui 20.416 prestazioni, tra invalidità previdenziale e civile, a Cremona: una ogni 16 abitanti. Analizzando i dati provvisori dell'INPS al 31 dicembre 2024, l'ufficio studi della CGIA di Mestre scatta un'immagine dettagliata del sistema delle pensioni di invalidità in Italia. Un quadro che conferma le forti differenze territoriali, con la provincia di Cremona che si posiziona tra le aree meno interessate dal fenomeno e il Mezzogiorno che mostra i tassi di incidenza e di crescita più elevati.

rdc

Lo studio si propone anche di rispondere a una domanda sulle fonti di entrata delle famiglie italiane: con l'abolizione del reddito di cittadinanza le pensioni di invalidità sono aumentate? E la risposta, guardando ai soli dati dell'incidenza delle pensioni di invalidità civile che segna un +7,4% tra il 2020 e il 2024, è senza dubbio affermativa. Da un lato questo solleva interrogativi sul rigore dei controlli previsti per la certificazione previdenziale e dall'altro riporta al centro il dibattito sulle forme di sostegno economico in aree del Paese ancora segnate da disoccupazione e marginalità sociale.

Dal canto suo la provincia di Cremona risulta toccata marginalmente dal fenomeno, con un numero di prestazioni di invalidità attive alla fine del 2024 di poco sopra le 20mila. In rapporto alla popolazione residente, ciò equivale a 5,77 beneficiari ogni 100 abitanti. Questa incidenza colloca il territorio cremonese in una posizione nettamente inferiore rispetto alla media nazionale, che si attesta al 7,4%, e lo colloca saldamente nelle dinamiche tipiche delle regioni del Nord, dove il tasso si aggira intorno al 5,1%. Cremona occupa la 74ª posizione nella graduatoria nazionale delle 104 province per cui sono disponibili i dati completi. Un dato che, se da un lato suggerisce un contesto socio-economico e sanitario con minori criticità strutturali rispetto ad altre zone del Paese, dall'altro riflette la composizione demografica e occupazionale dell'area.

Lo scenario nazionale descritto dalla CGIA è caratterizzato da una profonda eterogeneità. A fronte di una spesa complessiva stimata in 34 miliardi di euro per il 2024, si osserva una forte concentrazione geografica. Il Mezzogiorno, nonostante abbia una popolazione inferiore di circa 6,6 milioni di persone rispetto al Nord, conta mezzo milione di beneficiari di invalidità civile in più e qui, tra il 2020 e il 2024, si è registrata la maggior crescita di prestazioni (+8,4%, +7,2% nel solo biennio 2022-2024). Le regioni con l'incidenza più alta sono tutte del Sud e del Centro: la Calabria svetta con il 13,2% della popolazione che riceve una prestazione, seguita da Puglia (11,6%) e Umbria (11,3%). E bisogna scendere fino alla dodicesima posizione per trovare una regione del Nord, la Liguria, con un'incidenza del 6,5%. All'estremo opposto, le regioni del Nord Ovest come Piemonte, Lombardia e Veneto registrano tutte un tasso del 5,1%.

La classifica provinciale conferma e amplifica questo divario. Le prime dieci posizioni sono interamente occupate da province del Sud: Reggio Calabria al primo posto con 14,99%, un abitante ogni 7, seguita da Lecce (14,24) e Crotone (13,88). Ma con una differenza tra la prima e l'ultima classificata che supera gli 11 punti percentuali il Paese appare percorso da tanti confini interni che determinano condizioni di vita e possibilità lavorative profondamente diverse. L'ufficio studi scrive: «L'aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l'unica forma concreta di sostegno economico disponibile». Una questione che chiama in causa non solo l'efficacia dei controlli sanitari, ma anche l'adeguatezza della rete di welfare territoriale, particolarmente in quelle aree del Paese dove la povertà e la disoccupazione restano sfide irrisolte.

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