L'ANALISI
10 Gennaio 2026 - 20:34
CREMONA - Tiene, ma non senza interrogativi, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole del Cremonese. I numeri, letti con attenzione, restituiscono un quadro che, rispetto alla media nazionale, mostra un risultato complessivamente positivo, pur inserito in un contesto sociale in rapido cambiamento.
A fotografare la situazione è don Giovanni Tonani, referente diocesano per la Pastorale scolastica e docente di religione al liceo Manin.
«Le percentuali di avvalentesi a livello nazionale si attestano intorno al 70% – spiega Tonani – e sul nostro territorio ci manteniamo su valori analoghi e persino superiori».
Nelle scuole medie e superiori, tuttavia, emerge con sempre maggiore evidenza una trasformazione della composizione delle classi, segnata dall’aumento degli studenti con background migratorio. Un cambiamento che riflette l’evoluzione sociale del territorio, dove, nel tempo, si sono consolidate comunità numerose e ben radicate, in particolare di tradizione sikh e musulmana, accanto a quella rumena, ormai storicamente presente. Una pluralità che incide inevitabilmente anche sulle scelte legate all’insegnamento della religione a scuola.
La vera sfida, secondo il referente diocesano, resta soprattutto culturale. «È importante far comprendere che l’insegnamento della religione non coincide con il catechismo, ma rappresenta piuttosto uno strumento di conoscenza delle radici culturali del nostro Paese. Nei programmi, inoltre, trova spazio anche lo studio delle altre grandi religioni, in un’ottica di dialogo e di reciproca comprensione».
La tenuta dell’insegnamento emerge con maggiore chiarezza osservando l’andamento nei diversi ordini scolastici. Nei licei, dove fino a qualche anno fa la presenza di studenti stranieri era più contenuta, si registra oggi un cambiamento progressivo, pur con percentuali di avvalentesi che in provincia restano elevate, attorno all’80%. Le adesioni risultano più alte negli indirizzi tradizionali, come il classico, e più basse in altri percorsi, mentre il calo è più evidente nei piccoli comuni e nelle scuole con numeri ridotti. In generale, la scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione appare più solida nei primi anni del percorso scolastico, dalla scuola dell’infanzia alla primaria, per poi diminire gradualmente con il passaggio alle scuole secondarie.
In un territorio che cambia volto, l’insegnamento della religione continua così a rappresentare un osservatorio privilegiato delle trasformazioni in atto, chiamato a rinnovarsi senza rinunciare alla propria funzione culturale ed educativa.
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