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TRENI E DISAGI

I pendolari esausti si auto-organizzano

Altro convoglio ko sulla Mantova-Cremona-Milano. «C’è chi ha saltato la scuola»

La Provincia Redazione

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10 Gennaio 2026 - 20:13

I pendolari esausti si auto-organizzano

CREMONA - Ancora una mattina di disagi e incertezze per i pendolari cremonesi, che nella mattinata di oggi, 10 gennaio 2026, si sono ritrovati nuovamente a fare i conti con la soppressione di treni fondamentali per i loro spostamenti. L’ennesimo episodio ha riacceso le proteste, in particolare tra i residenti di Bozzolo, dove decine di cittadini hanno preso carta e penna – o meglio, smartphone – per inviare messaggi di sconcerto al proprio sindaco, Giuseppe Torchio.

L’obiettivo della loro protesta è il nuovo caso di soppressione improvvisa del treno regionale Mantova-Cremona-Milano, un collegamento vitale per molti studenti che, ogni mattina, lo utilizzano per raggiungere le scuole superiori a Cremona. La soppressione del treno non è purtroppo una novità isolata, ma l’ultimo capitolo di una storia di disservizi che si sta cronicizzando, mettendo in seria difficoltà le famiglie e compromettendo la regolarità della vita scolastica e lavorativa.

«È già la sesta volta che salta in poco tempo, e ho dovuto portare mia figlia a Cremona in auto», ha scritto con frustrazione una mamma al primo cittadino, sintetizzando lo stato d’animo di tanti. Una situazione che si ripete con frequenza allarmante, e che in questi giorni trova un contesto già scosso dagli scioperi proclamati dopo l’episodio dell’uccisione del capotreno a Bologna.

Di fronte alla carenza cronica di soluzioni garantite, molti genitori – come riferisce lo stesso sindaco Torchio – hanno iniziato a prendere in mano la situazione, organizzandosi autonomamente. Sta nascendo, per necessità, una rete di trasporto alternativo basata sull’autogestione: gruppi di famiglie si stanno coordinando per noleggiare pullman privati o per organizzare car pooling sistematico.

Questa reazione, se da un lato testimonia lo spirito di iniziativa della comunità, dall’altro suona come un forte j’accuse verso un servizio pubblico che sembra abdicare al suo ruolo fondamentale. La domanda che risuona tra i pendolari è sempre più pressante: fino a quando si dovrà dipendere dalla buona volontà dei singoli per garantire un diritto alla mobilità per studio e lavoro?

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