L'ANALISI
10 Gennaio 2026 - 18:18
MONTICELLI - Il paese si è fermato, stamattina, sabato 10 gennaio 2026, per l'ultimo saluto al 39enne Eugenio Girotto, morto il giorno di Santo Stefano. C'erano i familiari e gli amici distrutti dal dolore, i rappresentanti dell'associazionismo con i quali ha collaborato, i paracadutisti che condividevano con lui l'amore per il cielo e la libertà, gli esercenti locali, gli amministratori del territorio a partire dai sindaci Gimmi Distante di Monticelli e Silvia Granata di Castelvetro. Tutti stretti a papà Fabrizio e nel ricordo di un monticellese che se ne è andato troppo presto.
Davanti alla chiesetta del cimitero una folla mesta ha ascoltato in silenzio le parole del parroco don Stefano Bianchi: «Oggi cerchiamo di raccogliere un messaggio di speranza anche se il nostro cuore è attraversato da forte dolore. La perdita di Eugenio ci ha lasciato senza fiato e le parole sembrano troppo piccole. Eppure siamo qua insieme, perché la fede ci sostiene. Nel Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù dice 'Io sono la vita'. Siamo qui per chiedere al mistero di Dio una luce nel buio. Consegniamo Eugenio nelle sue mani: a colui che lo ha creato, visto crescere, correre, giocare, gioire, lottare. Ciò che è stato vissuto con amore non va perduto – ha concluso –. Chiediamo al Signore di fasciare il nostro cuore e di accoglierlo».
Al termine della cerimonia funebre, durante la quale sono state raccolte offerte per Emergency, un'amica di 'Genio' ha voluto leggere alcune parole in suo ricordo, facendo anche riferimento alla grande passione del 39enne per il paracadutismo: «Siamo qua a contare l'eco delle risate vissute insieme. Grazie di esserci stato, sempre. Grazie per il tuo ottimismo, per le chiacchierate, per il tempo che abbiamo avuto la fortuna di attraversare insieme. Aprire le ali non è banale: servono tempo, ascolto e passione, cuore e anima. Eugenio, continuerai a volare insieme a noi con il tuo immenso sorriso. Ci vediamo in volo, amico caro». Infine il saluto dei parà: «Cieli blu».
Un lungo applauso ha accompagnato la bara mentre veniva portata a braccio all'esterno e, subito dopo, tumulata proprio nel cimitero del borgo pallavicino.
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