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CREMONA E PROVINCIA NELLA MORSA DEL GELO

Lunghe notti sottozero, tanti cercano un tetto

La Casa dell’Accoglienza è sotto pressione: il bisogno cresce, la Caritas è in prima linea

Claudio Barcellari

Email:

cbarcellari@laprovinciacr.it

09 Gennaio 2026 - 05:30

Lunghe notti sottozero, tanti cercano un tetto

CREMONA - La sveglia che suona in anticipo per ricordarsi di sghiacciare l’auto prima di andare al lavoro, le ruote che slittano sulla carreggiata, le nuvole di vapore che si diffondono nell’aria ad ogni parola. Insieme al picco dell’influenza è arrivata anche un’ondata di freddo record, con il termometro ormai abbonato al segno meno e temperature fino a -7 gradi centigradi. Il Comune di Cremona si è già attrezzato per garantire la sicurezza sulle strade attraverso il piano neve: come spiega l’assessore Luca Zanacchi, la strategia «in due fasi» dispiegata già nei giorni scorsi sarà efficace anche in questa seconda ondata di freddo.

Il piano, come già aveva chiarito Annalisa Bonini, direttore tecnico di Aem, si articola in «interventi preventivi» che vengono effettuati quando è previsto il rischio ghiaccio. I mezzi si concentrano sulla viabilità principale, quindi la tangenziale, via Dante e viale Trento e Trieste, via Giuseppina e viale Concordia. Poi tutte le vie di penetrazione alla città tra cui via Milano, via Mantova, via Brescia, via Bergamo, via Sesto, via Casalmaggiore. La flotta esce al completo quando l’esigenza è di una copertura più capillare in tempi ristretti.

L’ondata di gelo pesa anche sui più fragili, che non hanno un tetto sotto cui dormire. Ed è già molto alta la pressione sulle strutture che se ne prendono cura, come il dormitorio della Casa dell’Accoglienza. «Il nostro dormitorio maschile — spiega don Pier Codazzi — è provvisto di 16 posti letto. È stato totalmente ristrutturato nell’ambito di lavori che hanno coinvolto e stanno tuttora coinvolgendo l’intera struttura». Sedici letti che, come ammette Codazzi, «in questo momento sono totalmente pieni, come non succedeva da anni». Restano fuori tre persone, che per ora sono in lista d’attesa. «Per accedere al dormitorio — prosegue Codazzi — è necessario sostenere un colloquio presso i nostri Centri di ascolto, che serve a formulare una prima valutazione della situazione della persona. In alcuni casi, ci confrontiamo anche con i Servizi sociali del Comune». La pressione è piuttosto alta, e per la prima volta viene anche dai Comuni fuori Cremona: «Fino a questo momento — spiega Codazzi — chi cercava riparo nella nostra struttura proveniva solamente dalla città. Di recente abbiamo avuto richieste anche dalla Provincia».

Nonostante il freddo e la povertà, la Caritas ce la sta mettendo tutta. «Cerchiamo di essere una risorsa preziosa per chi è senza un tetto sotto cui dormire — spiega Codazzi —. Quando gli ospiti arrivano, in genere intorno alle 19.30, offriamo loro qualcosa di caldo da mangiare. Dopo la cena, poi, possono dormire al caldo nel nostro dormitorio». Inoltre, prosegue Codazzi, «Abbiamo una sala in cui le persone possono stare un po’ insieme prima di dormire. Ci sono anche io, e mi alterno con i nostri volontari». Anche la solitudine, infatti, è una forma di povertà. E per offrire calore umano, oltre a quello della stufa o dei caloriferi, servono più volontari. «Facciamo un appello alla città — conclude Codazzi —: abbiamo bisogno di più forze che ci diano una mano. Ne va della qualità del servizio che da decenni offriamo ai cremonesi più fragili».

E CREMA PREPARA NUOVI RIPARI: «SIAMO PRONTI ALL'EMERGENZA»

Pronti a mettere in campo posti letto aggiuntivi e altre forme di accoglienza temporanea, nel caso in cui il gelo di questi giorni porti con sé un’emergenza senzatetto. A Crema le temperature nelle ultime notti sono scese sino a meno cinque gradi centigradi, anche in centro città. Per ora il sistema di assistenza e aiuto messo in campo da Caritas, con il supporto del Comune, regge e non ci sono urgenze.

Il rifugio San Martino di via Civerchi la notte è pieno, ma non scoppia. Anzi, dopo Capodanno è capitato che in qualche occasione rimanessero vuoti un paio dei 18 letti. «Se dovessimo avere più richieste di quanti sono i posti a disposizione, siamo pronti ad attivare letti supplementari, appoggiandoci sulle parrocchie cittadine ed eventualmente anche dei paesi della diocesi», fanno sapere dall’associazione diretta da Claudio Dagheti.

Antenne dritte anche per quanto riguarda il servizio pasti della casa di accoglienza di via Toffetti. In Comune, i Servizi sociali sono allertati per possibili emergenze, in stretto contatto sia con i volontari della Diocesi, sia con gli operatori delle associazioni laiche che abitualmente sono su strada per aiutare chi è senza fissa dimora. Ad esempio la Bessimo, che segue in particolare le persone con problemi di tossicodipendenza. La macchina solidale cremasca può anche contare sui servizi ospedalieri e di prossimità messi a punto da Asst. «Per ora non registriamo particolari emergenze» fanno sapere dall’Asst.

Dal canto loro, le forze dell'ordine tengono monitorate le zone di possibile bivacco, come la stazione ferroviaria. Lo scalo viene chiuso dopo l’arrivo dell’ultimo treno, di conseguenza dalle 22 circa sino alle 5 del mattino la sala d’attesa non è accessibile; ma non di rado c’è chi resta dentro appunto per dormire. Con il gelo intenso di queste notti, l’edificio può essere un riparo temporaneo per persone senza fissa dimora. «Al momento non abbiamo ricevuto chiamate per interventi di questa natura in stazione», fa sapere il comandante della Polizia locale, Dario Boriani.

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