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IL 'TERREMOTO' NEL PD

Fra i dem tanti dubbi, il futuro è da scrivere

Dopo le dimissioni del segretario provinciale, il partito torna a fare i conti con i nodi storici

Francesco Gottardi

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fgottardi@cremonaonline.it

08 Gennaio 2026 - 20:00

Pd, Michele Bellini candidato unitario alla segreteria

Michele Bellini

CREMONA - C’è rammarico nella federazione provinciale del Partito democratico dopo le dimissioni del segretario generale Michele Bellini. È il rammarico di chi aveva creduto nella possibilità di una nuova ondata di energie per rafforzare il partito e che è rimasto deluso. Ma anche l’angoscia di quelli che hanno delegato a un giovane segretario il compito di rilanciare la partecipazione, ridare alla politica il suo tempo, uscire dall’appiattimento sull’azione amministrativa. Troppo, lo si può dire a ragion veduta ora, anche per un segretario con le carte in regola.

Il giovane politico, eletto meno di un anno fa con il mandato di ‘rinfrescare’ l’aria in casa dem, ha lasciato proprio per le troppe difficoltà riscontrate nel proprio tentativo di rilancio. Prima fra tutte quella di aprire le porte di un partito che è diventato, afferma Bellini, «degli eletti», gli unici con il tempo e le competenze a disposizione per potersi dedicare alla politica.

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A prendere atto del tentativo fallito con più tristezza è Vittore Soldo, suo predecessore alla guida della federazione provinciale, che lo aveva sostenuto sia alla candidatura che durante i mesi di lavoro della nuova segreteria. «Non è stato un fulmine a ciel sereno, lavoravo a contatto con Michele e per lui è stata una progressiva presa d’atto di un’impossibilità – dice l’ex segretario -. Ma che si legga bene il messaggio che manda con quella lettera». Per Soldo la crisi messa in luce da Bellini non riguarda solo i dem, ma tutti i partiti: «Non è una critica di cortile, ma un allarme di pericolo per la democrazia rappresentativa. Senza una base che possa andare oltre le contingenze, che possa ragionare oltre l’ordinaria amministrazione, la politica, come la conosciamo, muore». Per questo la lettura di Bellini di partiti che si trasformano in comitati elettorali: «Alcuni lo sono già diventati, noi dobbiamo capire se lo stiamo diventando. E piuttosto ragionare in altri termini, ma almeno prenderne atto». Quello che però deve emergere con forza, conclude Soldo «è che o si apre un ragionamento sulle forme della politica oggi, nel 2026, che non possono più permettersi di replicare le dinamiche da partito novecentesco, o i problemi resteranno. E non basta un giovane, per quanto competente e motivato come Michele, per risolverli».

Dalla segreteria nazionale del partito arriva il commento di Stefania Bonaldi, ex prima cittadina di Crema che parla di una «scelta che merita rispetto e che ci invita a riflettere sul valore e sulle difficoltà dell’impegno politico, soprattutto per chi lo esercita senza un ruolo istituzionale, situazione peraltro molto diffusa, ma certamente faticosa, posso testimoniarlo vivendola in prima persona». La politica cremasca esprime «piena solidarietà per le difficoltà affrontate in questo anno di impegno, e in particolare per i passaggi complessi e delicati che ha descritto nella sua lettera. So quanto possa essere logorante cercare soluzioni condivise in contesti segnati da risorse limitate e da visioni divergenti». Con lo sguardo già puntato sulle prossime consultazioni, Bonaldi parla di «una fase di un’importanza cruciale che si apre, ci attendono sfide politiche decisive: dal Referendum sulla giustizia, alla costruzione di un progetto programmatico e inclusivo in vista delle elezioni politiche del 2027, fino alle imminenti elezioni amministrative. Per affrontarle serve un accompagnamento autorevole e di garanzia, capace di unire, ascoltare e rilanciare». Ma farlo ignorando gli scogli segnalati da Bellini sarebbe miope: «Prima di tutto – aggiunge Bonaldi – serve un confronto autentico e trasparente all’interno del Partito, perché solo affrontando con schiettezza e coraggio le criticità e le fatiche emerse potremo ricostruire fiducia, coesione e slancio. A Michele Bellini va il mio più sincero ringraziamento, così come a tutto il suo team di segreteria, per l’impegno e la dedizione dimostrati».

Anche in Consiglio comunale aleggia un comprensibile dispiacere, con il capogruppo cremonese Roberto Poli che ammette d’altronde i limiti denunciati dal segretario: «È evidente che in questo periodo, ma è cosi da un po’ di anni, fare politica come partito, al di fuori dei contesti istituzionali, è faticoso e richiede tempi ed energie straordinarie. Ora – auspica il capogruppo – dobbiamo fare una riflessione per trovare una soluzione che possa rilanciare il partito in chiave unitaria superando le contrapposizioni territoriali».

A fare proprie in maniera più netta le critiche dell’ex segretario è la consigliera Eleonora Sessa: «È verissimo che ormai fare politica è diventato appannaggio degli eletti, e anche per loro i tempi delle istituzioni sono diventati frenetici. Siamo martellati da micro-emergenze, questioni su cui prendere posizione o elaborare una critica. E per chi siede in ruoli di rappresentanza questo ci sta. Ma poi ci dovrebbe essere un partito che pensa alla visione strategica, dovrebbe essere una fucina che lavora sul lungo periodo e sperimenta soluzioni sempre nuove ai problemi, primi fra tutti quelli messi in luce da Michele». E invece, per Sessa, viviamo in un tempo «allergico al ragionamento di lungo termine, schiacciato sull’amministrazione dell’oggi e delle sue apparentemente imprescindibili mille scadenze».

A condividere e ribadire le preoccupazioni espresse da Bellini sono anche i giovani del partito, con il segretario provinciale dei Giovani Democratici, Matteo Cigognini che parla di una «possibilità di cambiamento nella quale avevamo creduto ma che sfuma. Avevamo creduto convintamente nella segreteria di Bellini, cercando di incidere su dinamiche patologiche presenti nel partito». Ma invece hanno prevalso le difficoltà, le resistenze: «Se addirittura a livello provinciale ci dividiamo tra interessi di campanile allora releghiamo il partito a una sempre maggiore irrilevanza e – conclude Cigognini – al destino di non diventare mai attrattivo».

Anche sul fronte cremasco la notizia delle dimissioni di Bellini lasciano un vuoto importante: «Perdiamo – scrive il coordinatore Daniele Qalliaj - una persona capace e valida, che ha svolto il proprio ruolo con serietà e competenza, offrendo un contributo significativo al partito e al territorio. Le sfide e le difficoltà da affrontare nel ruolo di segretario provinciale siano molte, tra queste sicuramente c’è quella del bilanciamento tra impegno politico e esigenze lavorative, laddove non si ricoprono ruoli istituzionali».

Insomma, il partito già rimpiange il tentativo mancato di Bellini e riconosce tutti i nei messi in luce dal segretario dimissionario, ma pur riconoscendo la necessità di elaborare nuove soluzioni ai problemi continuano a mancare ‘ricette’ concrete.

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