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CREMONA. I RITI DELL’EPIFANIA

La messa dei popoli tra emozioni e colori

Folla in duomo per la cerimonia animata da lingue, canti e balli delle varie tradizioni

Niccolò Poli

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redazioneweb@laprovinciacr.it

06 Gennaio 2026 - 19:48

La messa dei popoli tra emozioni e colori

CREMONA - «Bonjour, Cremona». Con queste parole il vescovo, Antonio Napolioni si è rivolto ai tanti fedeli presenti questa mattina in cattedrale alla Festa dei Popoli. Una celebrazione che sottolinea il valore universale del Vangelo e di una Chiesa sempre più internazionale e aperta al mondo.

Ad animare la messa anche alcune delle comunità cattoliche di origine straniera più presenti nel nostro territorio, come quelle provenienti dall’Africa (soprattutto di lingua francofona), dall’America Latina e dalla Romania, che con i loro canti, la loro musica e le loro danze tipiche hanno reso manifesta la multiculturalità della Chiesa cattolica di oggi, composta da culture e da popoli anche molto diversi tra di loro ma uniti dalla stessa fede in Dio.

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Alla messa pontificale, nel giorno della solennità dell’Epifania, presenti, tra gli altri sacerdoti, anche don Umberto Zanaboni, incaricato diocesano per la Pastorale delle migrazioni, don Patsilver Okah, cappellano della comunità africana anglofona, e don Gabriel Ionut Giurgica, della comunità cattolica romena.

La Festa dei Popoli ha insistito sul carattere di inclusione della Chiesa, reso manifesto anche dalla lettura di alcuni versetti in inglese, francese, spagnolo, rumeno, ucraino e cingalese, con l’obiettivo di coinvolgere il più possibile tutti i fedeli presenti alla celebrazione. «Oggi vediamo qui la presenza di tanti fratelli e sorelle che vengono da altri Paesi – ha detto Napolioni – e che stanno imparando ad amare la nostra terra e la nostra città, dando un grande contributo». La Festa dei Popoli è una celebrazione che invoca l’unione, dal linguaggio unico e universale: «Un momento fatto di tanti volti, sorrisi, abiti e musiche diverse», continua. «Nell’Eucaristia Gesù nutre tutti senza chiedere carta d’identità, permesso di soggiorno o credenziali».

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Nel corso della sua omelia, il vescovo ha posto l’accento sulla solennità dell’Epifania, la festa che rappresenta la rivelazione di Gesù Cristo al mondo intero, simboleggiata dall’arrivo dei Re Magi a Betlemme: «È il Re dei Re – aggiunge Napolioni -, che coinvolge tutti nell’unico cambio di regime di cui ci si può fidare». La messa pontificale è proseguita con la lettura del capitolo 60 del libro dell’Antico Testamento del profeta Isaia, che annuncia la gloria futura di Sion (Gerusalemme) e un’era di grande prosperità con la luce eterna del Signore. Versetti che hanno fatto riflettere i fedeli presenti in cattedrale sull’attualità di alcuni concetti: «Mi sembra di rivedere le scene viste in televisione in questi giorni – ha detto il vescovo – con i potenti che vengono portati via e il latte succhiato alle genti, così come succede oggi con il petrolio o le terre rare. Ma la gioia dei Magi a Betlemme ricorda che il Signore ha compiuto le sue promesse e che la giustizia e la pace che vengono prima di tutto. Prima della lingua che parliamo o dell’abito che indossiamo».

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Il vescovo ha colto l’occasione anche per ricordare il termine dell’Anno Giubilare, con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro da parte di papa Leone XIV dopo l’apertura nel giorno della Vigilia di Natale lo scorso anno da parte di Papa Francesco: «Non preoccupiamoci, perché le porte del Regno di Dio sono sempre spalancate».

La Festa dei Popoli è proseguita poi con l’offerta di alcuni prodotti alimentari da parte delle comunità africane, con cesti colmi di ananas, mele, banane, arance e vino sotto all’altare, per poi concludersi con alcuni momenti di riflessioni e preghiere per la pace nel mondo, per le famiglie, per gli ammalati e per i giovani. «Dio ama sentire tutte le lingue del mondo – ha concluso il vescovo – ed è bello che ogni persona reciti il ‘Padre Nostro’ nella sua lingua madre, o comunque con quella più vicina a lui».

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