L'ANALISI
05 Gennaio 2026 - 21:02
CASTELVERDE - Mercoledì, alle 10.30 nella parrocchiale del paese, la nostra provincia si fermerà per salutare uno dei suoi protagonisti più autorevoli e silenziosi. I funerali di Piero Mondini saranno il momento in cui il Cremonese – col mondo rurale di una volta e quello imprenditoriale di oggi, con le associazioni e le istituzioni, coi nonni e i nipoti – si riunirà, per l’ultima volta, attorno a una figura che ha segnato la storia della zootecnia e non soltanto, lasciando un’eredità fatta di visione, misura e concretezza.
Cavalier Giovanni Arvedi ha voluto ricordare l’amico con parole semplici, dolci e umanissime: «Caro Piero, non sei più qui fra noi. Quello che rimane, e rimarrà nella mia mente e nel mio animo, è la tua naturale signorilità di pensiero e di spirito. Le nostre telefonate, non frequenti ma costanti, restano a conferma di un lungo rapporto di stima e di amicizia». E non solo. Massimiliano Giansanti, presidente Confagri, dice: «Ho sofferto molto perché perdiamo un maestro. Mondini è stato un faro che ha dato luce alla zootecnia cremonese, lombarda e italiana. Le sue parole, la sua capacità di analisi e il suo carisma ci hanno spesso guidato verso soluzioni che apparivano lontane o complesse. Ha inaugurato stagioni importanti. A Paola e alla famiglia va la vicinanza di tutta Confagricoltura. Non lo dimenticheremo mai. Ha cambiato la storia del suo settore».
Impossibile, è evidente ormai, non provare ammirazione per un lascito che, nonostante le distanze, mette tutti d’accordo come fosse un copione. A ricordarlo così è infatti anche Palmiro Villa, storico presidente di CremonaFiere: «La sua grande forza era la razionalità con cui affrontava ogni problema. Questo gli ha consentito di rappresentare il nostro mondo anche nei momenti più difficili». Un’attitudine che Mondini mostrò fin da giovanissimo, quando fu tra gli ispiratori dell’Associazione Provinciale Allevatori e primo rappresentante del nostro territorio nell’organismo regionale di filiera. «Ha avuto un impegno diretto e costante in molte realtà chiamate ad affrontare sfide decisive e ostiche – prosegue Villa -. Accanto a lui, per quarant’anni nel Rotary, ho avuto modo di osservare come il suo parere fosse sempre autorevole ed equilibrato. Riusciva, insomma, a ricomporre le circostanze con un'incredibile naturalezza, appianando ogni divergenza col potere della tranquillità e della misura. Viveva tra due mondi interconnessi, perché era profondamente legato alla famiglia ma anche alle sue attività, che ha saputo far crescere anticipando i tempi, inserendosi in un percorso di sviluppo e di benessere che hanno fatto crescere Cremona, il suo mondo associativo ed economico».
Quel legame indissolubile col Torrazzo e la rete sociale che lo sostiene brilla anche nelle parole di Claudio Bodini, past president rotariano a Cremona e guida dell’associazione Siamo Noi. «Ho intensificato gli incontri con lui soprattutto durante il mio anno di presidenza del Rotary. Può sembrar quasi un'iperbole ma, davvero, tra tutti noi era il più giovane nello spirito». Bodini, sorridendo, ricorda le visite a casa per il compleanno, i saluti portati a nome dei soci, l’ultimo incontro che risale alle 102 candeline, quando gli venne consegnato l’annuario del club.
«Sono stati momenti bellissimi – racconta –. Relazionarsi con una persona della sua lucidità e della sua signorilità non è cosa comune, è una fortuna per pochi. Stare accanto a lui significava rivivere la storia di Cremona, una storia che lui ha toccato con mano. Per noi è stato fondamentale, per l’economia e per l’umanità della nostra provincia. Oltre che un grande uomo, era praticamente un libro di storia vivente. Se ne va un pezzo della città. Ma solo materialmente, perché resta a guardarci da lassù».
Sarebbe a questo punto quasi superfluo ribadire perché mercoledì, attorno alla famiglia di Piero, si ritroverà un’intera comunità. Non è un funerale, è qualcosa di persino più sacrale. Forse è una necessità più ‘nostra’ che sua. Per salutare non tanto un protagonista dell’agricoltura e dell’impresa, ma un uomo che ha saputo unire passato e presente e che ci ha insegnato il valore dell’ascolto e della calma, anche quando cresce l’ansia e si affievolisce la ragione. Ed è un’eredità, questa, che non scompare.
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