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Aprica, esplode la polemica: «Affidamento illegittimo, contratto da stralciare»

Opposizioni all’attacco sull'affidamento della gestione dei rifiuti: «Ora il Comune passi ai fatti»

Francesco Gottardi

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fgottardi@cremonaonline.it

03 Gennaio 2026 - 17:44

Aprica, esplode la polemica: «Affidamento illegittimo, contratto da stralciare»

Alessandro Portesani, Cristiano Beltrami, Andrea Carassai, Jane Alquati e Simona Pasquali

CREMONA - La sentenza del Tar della Lombardia sull’affidamento del servizio di raccolta rifiuti ad Aprica nel Comune di Lodi diventa la miccia per riaccendere la polemica politica anche a Cremona. A sollevare il tema in sede politica cittadina è la mozione depositata da Alessandro Portesani e Cristiano Beltrami di Novità a Cremona. Il documento, sostenuto anche dai capigruppo di Forza Italia, Andrea Carassai, e Lega, Jane Alquati, chiede delucidazioni e l’immediata interruzione del contratto con Aprica.

I passaggi che avevano portato al contestato affidamento senza gara a Lodi, annullato dal tribunale amministrativo, ricalcano quanto avvenuto nella città del Torrazzo: l’appalto per la gestione del servizio di nettezza urbana era originariamente affidato a una società controllata dal Comune che poi per fusioni e cessioni di quote è passata fino ad Aprica, controllata da A2A. Una vicenda assonante con quanto successo a Cremona, dove il servizio rifiuti era gestito da Lgh, poi Linea Gestioni, società assorbite da A2A, società privata e quotata in borsa che controlla Aprica. Passaggi societari e trasformazioni che, ha sancito il Tar riguardo al caso lodigiano, hanno fatto decadere la legittimità dell’affidamento.

Ad alimentare le critiche dell’opposizione, oltre alla sentenza del tribunale, sono state le dichiarazioni dell’assessore Simona Pasquali che ha annunciato ieri, sulle colonne del nostro giornale, l’intenzione di bandire una nuova gara prima della scadenza ‘naturale’ del contratto ma della necessità di almeno due anni per predisporre il nuovo bando. «Attendere due anni significherebbe ignorare consapevolmente la portata della sentenza del Tar», avvertono Forza Italia e Lega, sostenendo che il Comune disponga già al suo interno delle competenze per agire in tempi ragionevoli.

«L’assessore e la Giunta non creino pretestuosi ostacoli o incomprensibili ritardi per ristabilire la piena legalità». Un’urgenza ribadita da Novità a Cremona: «Quello di Lodi non rappresenta un precedente qualsiasi ma è la conferma definitiva che il contratto tra Comune e Aprica è privo di base giuridica da oltre sette anni. Il rapporto si è estinto per legge – afferma Portesani, citando l’articolo 34 del D.L. 179/2012 -. Ora la politica non può più voltarsi dall’altra parte».

Il percorso di evoluzioni societarie che hanno interessato il servizio di gestione dei rifiuti, secondo i firmatari, avrebbe «progressivamente svuotato il Comune di ogni controllo pubblico, rendendo illegittima la prosecuzione del rapporto». Le richieste sono precise: «prendere atto della cessazione automatica dell’affidamento dal 31 dicembre 2018, interrompere ogni rapporto contrattuale, attivare una procedura temporanea d’urgenza per garantire il servizio e predisporre una nuova gara pubblica».

Il tutto seguendo l’esempio lodigiano: «Il Comune di Lodi, amministrato da una maggioranza di centrosinistra, ha avuto il coraggio di uscire da un’ambiguità nella quale, invece, Cremona ha scelto di rimanere fino ad oggi – si legge nella nota congiunta di Carassai e Alquati che esprimono “pieno appoggio alla mozione».

L’attacco è diretto all’amministrazione: «La ‘partnership industriale’, invocata al momento della svendita di Lgh, non è mai realmente esistita. Oggi il patrimonio economico e di competenze costruito in oltre un secolo di storia di Aem risulta completamente disperso». L’operazione viene definita «sciagurata sul piano politico e profondamente errata sul piano tecnico, portata avanti per finalità esclusivamente di parte. Una vicenda che ha lasciato Cremona priva di una reale capacità di incidere sulle proprie politiche energetiche e ambientali».

Il consigliere Beltrami ribadisce l’aspetto cruciale: «Non si tratta solo di un vizio tecnico, ma di un nodo politico e giuridico che richiede risposte rapide e trasparenti». Portesani ricorda di aver già sollevato la questione mesi fa con un’interrogazione, ricevendo una risposta «insoddisfacente», e poi in una Commissione di vigilanza dove, a suo dire, «la politica scaricava tutto sui tecnici. Ora la verità è chiara: l’affidamento non poteva continuare, e chi lo ha lasciato andare avanti dovrà risponderne», afferma il capogruppo, lanciando la sfida: «In Consiglio vedremo chi vorrà stare dalla parte della legalità».

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