L'ANALISI
02 Gennaio 2026 - 05:00
CREMONA - Il nuovo anno ha regalato a Cremona un prestigioso e inatteso riconoscimento, un regalo confezionato da uno dei suoi sportivi più apprezzati e uno dei suoi sindaci più amati. Oreste Perri sarà uno dei tedofori della Fiamma per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Porterà la torcia il 15 gennaio 2026 durante il passaggio a Pavia.
«Sono emozionato, per me è un grande onore. Quella fiamma rappresenta un simbolo di pace più che mai attuale in un momento drammatico come questo», commenta Perri.
La notizia che il leggendario campione di canoa, quattro ori e due bronzi ai mondiali, avrebbe partecipato alla staffetta circolava da un mese circa, ma è diventata ufficiale solo nelle ultime ore.
«È una bella soddisfazione, ogni tedoforo, passando il testimone, è l' ambasciatore di un messaggio di unione, vicinanza tra gli uomini e i popoli. C'è bisogno di gesti come questo. La mia speranza è che attraverso lo sport, insieme con la diplomazia e la politica, si trovino le soluzioni alle guerre, causa di morte e disperazione. Non si può restare indifferenti di fronte ai bombardamenti e alla distruzione di città e territori, siamo tutti coinvolti, anche noi, in prima persona».
Come atleta e allenatore Perri, sindaco di Cremona dal 2009 al 2014, vanta nel suo curriculum la presenza a undici Olimpiadi, un record o quasi. «Un tempo durante i Giochi le armi tacevano e i conflitti si fermavano. Ora non è più così, si continua a combattere. Sembra che la storia non ci abbia insegnato niente».
Anche lo sport, come lo intende Perri, dovrebbe essere un maestro. «Gli altri canoisti erano avversari, duri, durissimi, ma non nemici. Lottavamo sputando sangue per tagliare per primi il traguardo ma senza invidia, gelosia o rancori. Nella nostra disciplina c'era una sorta di terzo tempo, come nel rugby: divisi il giorno, sullo specchio d'acqua, ma compagni, al bar o a un tavolo, la sera. Dovrebbe essere così anche nella vita».
Per spiegarsi Perri mostra con orgoglio e un pizzico di nostalgia la fotografia del suo abbraccio, risalente a qualche anno fa, con Aleksandr Shaparenko, il fuoriclasse nato in Ucraina che allora gareggiava per l'Unione Sovietica, il suo rivale di mille battaglie (sportive). «Ci sfidavamo sino all'ultimo respiro, all'ultima pagaiata ma in un rispetto che non è mai venuto meno e nella stima reciproca».
Il massimo sarebbe stato portare la Fiamma nella tappa prevista il 17 gennaio, in città. «Ma mi è stata assegnata Pavia, va bene ugualmente».
Per poi sorridere: «Mi auguro di non dover coprire di corsa un tratto troppo lungo. Da oggi ho un anno in più. Comunque, breve o lunga che sia quella distanza, ci metterò tutto il mio impegno e la mia passione per onorare il compito che mi è stato dato. Mi sento parte della grande famiglia delle Olimpiadi invernali», conclude Perri, che attualmente ricopre il ruolo di consulente della Commissione centro studi della Federazione nazionale di canoa.
La Fiaccola sta compiendo un viaggio attraverso l'Italia per approdare a Milano e a Cortina per la cerimonia di apertura. Un percorso, partito dalla Grecia, di oltre 12.000 chilometri e della durata di 63 giorni che coinvolge 110 province e più di diecimila tedofori. Tra loro altri cremonesi: Francesca Azzolini e Fausto Desalu.
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