L'ANALISI
22 Dicembre 2025 - 05:25
Michela Talamazzini con i sindaci: Gianluca Galimberti, Paolo Bodini, Andrea Virgilio, Giancarlo Corada e Oreste Perri
CREMONA - «Sii solerte», la esortava il padre Remo accompagnandola il mattino sull’uscio di casa. E lei, Michela Talamazzini, 61 anni, colonna della segreteria dei sindaci, ha seguito quella raccomandazione per 43 anni, di cui 41 trascorsi a palazzo comunale. Lo ha fatto sino a giovedì scorso, quando è andata in pensione.
«Ho avuto il privilegio e la fortuna di lavorare in un luogo affascinante. Non mi sono mai stancata di ammirare la nostra piazza, che ogni giorno riesce a stupirmi. Questo palazzo mi mancherà, ma ci tornerò: mi sembrava di essere in un castello». Tra le sue mura Miki, come tutti la chiamano, è entrata ventenne con il diploma dell’istituto magistrale in una tasca e la vittoria in un concorso nell’altra. Ha cominciato come assistente del vicesindaco Mario Oradini.
Il primo sindaco visto da vicino è stato Renzo Zaffanella. «Si dava molto da fare come, del resto, tutti i suoi successori». Ha visto da più vicino ancora, per due mandati, Paolo Bodini, del cui ufficio di gabinetto ha fatto parte. «Supersonico, ottimizzatore dei tempi». Viene eletto Gian Carlo Corada e lei chiede di essere spostata in un servizio meno gravoso per poter assistere la madre Ornella, malata, ma ha ripetuti contatti con l’ex presidente della Provincia. «Un uomo che tiene fede ai suoi valori, ai suoi principi».

A Corada subentra Oreste Perri: dal centrosinistra al centrodestra, da un colore politico a un altro. Ma invece di darle il benservito, lei viene confermata nonostante il suo sia uno dei ruoli più delicati, crocevia di decisioni importanti e confidenze. «Non so perché, ma evidentemente ispiravo fiducia e sono stata ricambiata con la stima. Se dovessi dare una definizione di Perri, è questa: un puro, leale e trasparente».
Tocca poi a Gianluca Galimberti. «Per gioco lo abbiamo ribattezzato ‘Flash’, quel telefilm su un ragazzo che corre così veloce che neanche lo si vede. Eravamo amici, ci conoscevamo dai tempi dell’Azione Cattolica. Che momenti emozionanti quando veniva a trovarlo sua figlia Chiara». Dopo Galimberti, Andrea Virgilio, l’attuale primo cittadino. «Fossi stata un filo più giovane, avrei continuato».
Amministratori molto diversi tra loro ma con un tratto comune: «Si sono spesi molto per il bene della nostra città, con passione e competenza, soprattutto con un occhio di riguardo verso i più fragili. Sono stata testimone diretta: nessuno si è mai portato a casa nemmeno uno dei numerosi pacchi che arrivano a Natale e che loro davano a chi aveva bisogno».
Tanti ricordi legati anche ai mille illustri ospiti che hanno attraversato quelle prestigiose stanze dove Michela era di casa. «Il primo che mi viene in mente è Dario Fo: cortese, alla mano, abbiamo scattato insieme una fotografia che poi purtroppo non sono riuscita a recuperare». Lungo l’elenco dei politici, di ieri e di oggi: da Giovanni Spadolini a Gianfranco Fini e Giorgia Meloni, «anche lei cortese, in tempi non sospetti».

Per salutare la meritata pensione la funzionaria ha offerto un rinfresco in Sala Consulta. «Erano in 140 tra colleghi ed ex colleghi, non me l’aspettavo». È stata una sorpresa anche la presenza, uno accanto all’altro, degli ultimi cinque sindaci: Bodini, Corada, Perri, Galimberti e Virgilio, con l’ex segretario generale Renzo Rebecchi. «Sono entrati insieme, mi sono commossa, ma no, non ho pianto. Non ho la lacrima facile».
Tra un pasticcino e una tartina la festeggiata ha proiettato con un video le immagini degli eventi che hanno costellato la sua carriera, «quelli che mi hanno colpito di più». Un album aperto da una foto in bianco e nero: «La visita, nel settembre del 1923, a Cremona del re Vittorio Emanuele III: sull’automobile in testa al corteo delle autorità lungo corso Garibaldi c’era mio nonno Guido, comandante dei vigili».
Quindi, le diapositive delle tre grandi nevicate e delle alluvioni: «Eravamo aperti anche di notte, senza orari». E nel 1999, l’Adunata nazionale degli alpini: «Ho vissuto in municipio per tre giorni». Due i ‘suoi’ presidenti della Repubblica: «Per Ciampi abbiamo organizzato la visita a palazzo comunale e il concerto in Cattedrale. Lo stesso con Mattarella, venuto apposta durante il Covid. Ero in piazza a venti metri da lui, che trepidazione: un monumento. Non funzionava il microfono ma non si è scomposto, ha parlato a braccio».
Una pagina anche per la bomba al civico cimitero «quando è stata evacuata mezza Cremona». Michela ha vissuto in prima linea, collaborando con l’Ufficio elettorale, anche le varie votazioni, amministrative, politiche o di altro tipo che si sono susseguite. I compagni di lavoro le hanno regalato, sapendo della sua passione per i viaggi («Me ne concedo un paio all’anno»), un mappamondo e alcune piccole calamite «da attaccare sui luoghi dove mi recherò, il prossimo sarà il Portogallo, i precedenti sono stati Praga, i fiordi norvegesi, Amsterdam».

Negli ultimi 28 anni non ha fatto nemmeno un giorno di malattia: «Non so cosa sia l’influenza. Per le mie assenze, dovute a un piccolo intervento chirurgico, bisogna risalire al 1997». Il suo segreto per interpretare al meglio l’incarico ricoperto: «Ascolto molto e taccio sempre; sono riservata; ho una buona memoria; non sopporto le cose fatte con i piedi e, scusate, mi scatta l’embolo. Occorre avere una visione di insieme, nel senso di chiudere il cerchio, portare a termine ciò che si è iniziato, non lasciarlo a metà».
Non c’è da meravigliarsi che la custode del senso del dovere sia anche una donna generosa, attiva nel mondo del volontariato. «Mi sono sempre sforzata di mantenere vivo il rapporto con la mia parrocchia, Sant’Ilario, dove sono cresciuta e ho fatto per trent’anni la catechista. Ho intenzione di riprendere questa dedizione, in particolare verso le persone con disabilità».
Ha voltato pagina da poche ore, troppo presto per parlare dei primi progetti da ex. «Il mio è un posto che assorbe totalmente, non si possono deporre le armi nemmeno per un attimo; quando esci la sera, la gente ti ferma e ti telefona mentre sei a messa o a tavola, ti bombardano. Ecco perché adesso voglio svuotare il cervello, prendermi dei ritmi un po’ più soft, riordinare idee e forze. Poi ripartirò».
Da un viaggio e dall’aiuto agli altri. Adesso è l’ora dei bilanci, il tempo di guardare con un pizzico di nostalgia indietro, ai 41 anni nel ‘castello’, e ripensare a quelle due parole, quel mattutino «sii solerte» del padre. «Credo che sarebbe orgoglioso di me. Se fosse qui, gli direi: più di così, papà, non potevo fare».
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