L'ANALISI
19 Dicembre 2025 - 18:56
CREMONA - Estate 2020, Cambonino. Uscito di casa per una partitella a calcio come tante altre Aldo (nome di fantasia) quella sera vi era rientrato con un braccio rotto, costatogli 30 giorni di gesso, diverse escoriazioni sulle gambe e un grosso spavento. In quelle ore sarebbe stato aggredito, a margine della partita, da un altro giovane che lo avrebbe colpito con un violento calcio nel fianco che lo aveva scaraventato a terra. Oggi nelle aule del tribunale il giudice ha ascoltato la ricostruzione della vittima e di alcuni testimoni. Sul banco dell’imputato, durante le deposizioni dei ragazzi, il giovane accusato di essersi avventato sul conoscente scuoteva la testa.
Aldo lo ha riconosciuto, su richiesta del pm, indicandolo in aula. Non era la prima volta che si re-incontravano: «Abitiamo nello stesso quartiere, al Cambonino, ci vediamo spesso per strada. Non ci salutiamo più, ma vedersi è normale. È anche capitato, un paio di volte, di giocare ancora insieme, abbiamo tanti amici comuni». Quel pomeriggio di cinque anni fa i due si conoscevano di vista, Aldo allora 16enne, il suo aggressore di qualche anno più grande. «È arrivato dopo – ha raccontato la parte offesa – lo abbiamo fatto giocare con noi. Ma poi continuava a prendersela con un bambino di 10 anni. Diceva che non sapeva giocare e lo insultava».
A quel punto Aldo si era messo in mezzo: «Gli ho detto di smetterla, che se voleva poteva andare a giocare con gente della sua età». Per qualche minuto sembrava finita lì. Ma poi «quando sono andato a recuperare la palla lui si è messo a correre verso di me. Io non me ne sono accorto, ero di spalle, e quando l’ho sentito mi è arrivato un calcio nel fianco, tirato con tutte e due le gambe saltando». Caduto a terra Aldo sentiva un forte dolore al braccio e si è ritrovato con le gambe insanguinate per le scorticature sul cemento del campetto. «Mi hanno aiutato a rialzarmi i miei amici e mi sono messo su una panchina». A quel punto l’aggressore gli sarebbe tornato incontro: «‘Sei fortunato che non hai assaggiato il mio pugno’ mi ha detto. Poi dei suoi amici lo hanno portato via e io sono stato accompagnato a casa».
Per questo motivo oltre all’accusa di lesioni l’imputato dovrà rispondere anche di quella di minaccia. Sulle prime Aldo non aveva detto la verità alla madre, «avevo paura delle conseguenze», ma lei lo aveva convinto a raccontargli come erano andate le cose. «È stata proprio la madre a convincerlo a fare querela – ha raccontato la vicecomandante della polizia locale Sonia Bernardi cui si è rivolta la vittima – Il ragazzo era ancora turbato quando è venuto da me. Ho raccolto le testimoninanze di alcuni ragazzi presenti e tutti conoscevano l’accusato». E i due giovani sentiti ieri in aula hanno ribadito al giudice quanto raccontato a suo tempo alla Polizia locale.
Da parte sua l’avvocato dell’imputato, Massimo Tabaglio ha chiesto conto delle condizioni del campetto: «Ci sono buche? Il ragazzo potrebbe essere caduto». Ma per la ricostruzione della difesa bisognerà aspettare la prossima udienza, nella quale verranno ascoltati i testimoni di parte, fissata per il 17 aprile.
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