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IL VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE

Salute tra diritto e sfida: esperti a confronto sugli squilibri del sistema sanitario

Dal raddoppio degli over 65 alla carenza di personale, il dibattito ha evidenziato criticità e disparità tra Italia e Paesi in difficoltà. Un’analisi che richiama alla responsabilità collettiva e all’importanza di garantire cure a tutti, nel presente e nel futuro

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

29 Novembre 2025 - 08:41

Salute tra diritto e sfida: esperti a confronto sugli squilibri del sistema sanitario

Alberto Rigolli, Giusy Rosato, Iole Galasso, Paolo Sossai e Francesca Romagnoli

CREMONA - «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Così recita l’articolo 32 della Costituzione.

Da qui è partito l’incontro di ieri sera, nel Salone dei Quadri, terzo appuntamento del ciclo ‘Verso gli 80 anni della Repubblica’. Sono intervenuti il dottor Alberto Rigolli e il professor Paolo Sossai. Gli incontri, voluti dal prefetto Antonio Giannelli, si svolgono nell’ambito di un progetto coordinato dalla professoressa Giusy Rosato, che ieri ha presentato i relatori e spiegato il senso del percorso che culminerà con l’evento conclusivo del primo giugno. A fare gli onori di casa è stata la vicesindaca, Francesca Romagnoli; in rappresentanza del prefetto, il viceprefetto vicario Iole Galasso.

Il professor Sossai ha messo in evidenza la storia e le criticità del Sistema sanitario nazionale, sottolineando come dall’enunciazione dell’articolo 32, nel 1946, siano passati oltre trent’anni prima dell’approvazione della legge sul Servizio sanitario nazionale, avvenuta nel 1978. «Prima di allora erano i Comuni a occuparsi della salute degli indigenti o le mutue», ha spiegato. Con dati alla mano, Sossai ha mostrato come è cambiata la popolazione italiana dal 1978 al 2024, con il raddoppio degli over 65, passati dal 12,6% al 24%, e illustrato le conseguenze sul sistema sanitario: mancano 70.000 infermieri e altrettanti operatori sociosanitari. L’investimento sulla sanità da parte dell’Italia è pari al 6,3% del Pil, mentre la Germania investe il 10%. Lo scenario tracciato non induce al pessimismo, ma funge da monito: uno sguardo lucido sulle carenze di programmazione del sistema e sulla necessità di tutelare le fasce deboli della popolazione, perché la tutela della salute non ha ricadute solo sull’individuo, ma anche sulla collettività.

Rigolli ha ampliato l’orizzonte portando la sua esperienza di medico del Cuamm – Medici con l’Africa, che cura pazienti dall’Angola alla Tanzania. Il diritto universale alla salute è ben lontano dall’essere raggiunto e Rigolli lo ha dimostrato con i numeri delle diverse realtà sanitarie: in Italia ci sono 250.000 medici, in Sierra Leone 250; la spesa pro capite annua in Italia è di 3.000 dollari, mentre in Africa e nei Paesi con meno risorse è tra i 15 e i 17 dollari. «Basta un’appendicite, anche in Africa, per giocarsi l’investimento pro capite di una decina d’anni», ha osservato il noto ginecologo.

I due interventi hanno messo a confronto realtà molto diverse, ma sono stati accomunati da un forte senso etico e dalla passione per la professione che entrambi i relatori hanno trasmesso, nel segno di una professionalità orientata alla tutela della salute.

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