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VIOLENZA DI GENERE

Resta in carcere il consulente aziendale arrestato per maltrattamenti sulla compagna

Per il gip c'è il pericolo di reiterazione del reato

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

28 Novembre 2025 - 08:20

Consulente aziendale arrestato per maltrattamenti sulla compagna

Il tribunale di Cremona

CREMONA - Arrestato dalla polizia la sera del 25 novembre - Giornata internazionale contro la violenza sulle donne - per aver maltratto la sua compagna, mandandola in ospedale con una botta alla palpebra e allo zigomo (7 giorni di prognosi), resta in carcere il 51enne, casa a Cremona, consulente aziendale (lavora in smart working).

Lo ha deciso il gip che  il 27 novembre lo ha interrogato. E per il quale vi è il pericolo che l’uomo possa reiterare il reato nei confronti della compagna conosciuta 30 anni fa. Dal 2020 la convivenza, tra alti e bassi. Un tira e molla: lui era violento, lei si allontanava di casa, poi tornava e lo perdonava. Liti , botte riconciliazioni e di nuovo violenza. Non è la prima volta che sulla compagna, il 51enne alzato le mani. Lo ha fatto ad agosto del 2024, assestandole un pugno sul naso, e poi ancora a dicembre successivo: 10 giorni di prognosi. Sempre nel 2024, a ottobre, l’aveva scaraventata fuori dall'auto in corsa.

L’ultima lite è di martedì sera. Raccolta la segnalazione di una terza persona — «C’è una violenta lite nell’appartamento» - la pattuglia della Volante si è precipitata. Il 51enne si è rifiutato di aprire il portone agli agenti, costretti a scavalcare il cancello. Intanto, dal palazzo è uscita la vittima. Era in lacrime, i segni della violenza sul volto.

Gli agenti sono saliti al terzo piano. L’uomo li aspettava con atteggiamento «ostile».

Ne ha avute per i poliziotti: ‘Siete solo feccia, io non vi do nessun documento, sono in casa mia e non ho fatto niente’. E per la compagna nascosta dietro la rampa delle scale: ‘P... hai fatto venire la polizia, tanto non ho fatto niente. In casa mia faccio quello che voglio’.

In ospedale, la donna ha formalizzato la querela. Lo aveva querelato altre volte, poi aveva ritirato la denuncia. Dal suo racconto sono emerse le violenze.

«Mi è scappato un calcio», si è difeso il 51enne, nel tentativo maldestro, secondo il gip, di minimizzare i fatti. Nell’interrogatorio di garanzia, difeso dall’avvocato Davide Garbetta, il consulente aziendale ha parlato di una «relazione tossica».

Dall’ordinanza emerge la personalità di un uomo refrattario ad ogni forma di autocontrollo. Di più: il fatto che martedì sera abbia inveito contro la vittima anche davanti ai poliziotti, per il gip, denota una pericolosità sociale che non può essere contenuta con misure blande. Il 51enne resta in carcere, misura chiesta dal pm Federica Cerio. Il difensore Garbetta sta valutando il ricorso al Tribunale del Riesame.

Codice rosso. Il questore Ottavio Aragona. “Per quanto riguarda le violenze di genere, i maltrattamenti in famiglia – spiega il questore Aragona che da lunedì sarà in pensione- , tutte le forze di polizia sono perfettamente attrezzate per contrastate questi odiosi fenomeni criminali. Per quanto riguarda la Polizia di Stato, ormai da anni è consolidata l’esperienza sia dell’apposita sezione della Squadra mobile per quanto riguarda il codice rosso, sia degli uffici della Divisione anticrimine per quanto riguarda l’emissione dell’ammonimento del questore. Sappiamo bene che gli strumenti di cui può disporre la vittima di violenza di genere sono diversi. In presenza di un reato in flagranza, si attiva il codice rosso, laddove invece la vittima scelga di fare istanza di ammonimento al questore, si apre un fronte che porta a una misura di prevenzione”.

Secondo il questore, “l’insieme di questi strumenti oggi consente alle forze di polizia di intervenire in maniera molto più efficace rispetto al passato per fronteggiare questo odioso fenomeno della violenza di genere e dei maltrattamenti in famiglia. Questo ha fatto sì che sia aumentata la consapevolezza delle stesse vittime e potenziali vittime che non vengono lasciate sole dopo che hanno avuto il contatto con la Polizia di Stato, con le forze di polizia: il rapporto prosegue. Si sono creati, ormai, dei meccanismi per cui la violenza di genere viene affrontata anche con uno spirito di iniziativa da parte degli uffici inquirenti”.

‘Spirito di iniziativa’ “che ci permette di intervenire addirittura prima che la donna ci informi di quello che sta succedendo, perché la monitoriamo. Con l’ammonimento si è ottenuto un grosso risultato di abbattere la recidiva degli uomini maltrattanti. Le statistiche ci dicono che gli uomini ammoniti che frequentano i centri antiviolenza non ricadono nelle stesse condotte, nella maggior parte dei casi. L’ammonimento si sta rivelando efficace”.

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