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La polemica: «Vertici sordi, facciamo il nostro Dlf»

Iscritti sul piede di guerra e... di partenza. «Rapporti sfilacciati con la dirigenza»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

23 Novembre 2025 - 18:33

La polemica: «Vertici sordi, facciamo il nostro Dlf»

Nella foto di repertorio un'assemblea al Dlf

CREMONA - Il 25 ottobre, a Roma, è stato festeggiato il secolo di storia del Dopolavoro Ferroviario. Sul palco dello storico teatro Italia, Pino Tuscano, presidente nazionale. Ma a Cremona, sulla riva sinistra del Po, non tira aria di festa tra molti degli iscritti alla Società sportiva dilettantistica Canottieri Dopolavoro ferroviario, ‘la Ferro’: Tuscano ne è socio unico, Tiziano Cosentino ne è presidente.

Da quando ‘la Ferro’ è diventata Ssd, 5 anni fa, chi paga la quota ha cambiato pelle: da socio a iscritto. Ma gli iscritti che versano una quota intorno ai 500 euro, non hanno più voce in capitolo, nel bene (non si fanno carico dei debiti dell’associazione) e nel male. Perché non hanno più voce quando si lamentano (è successo anche quest’estate) delle ‘pecche’ nella manutenzione ordinaria. Soprattutto, vorrebbero conoscere il destino della storica società. Ma tutto tace sul fronte apicale. Silenzio dopo l’incontro del 26 settembre scorso con Tuscano, Cosentino e l’ad Andrea Cambiati.

E, allora, ‘ci facciamo noi una nuova Ferro’. La «proposta di costituire, in tempi rapidi, una nuova Ssd/srl» è contenuta nella mail inviata ai vertici, «con l’intento di salvaguardare la storia e la tradizione definite da decenni di appartenenza e di frequenza della sede di Ssd Canottieri Dlf Cremona srl», ma anche «per garantire una continuità ai servizi erogati e mantenere il maggior numero di attuali iscritti anche per l’anno prossimo e i successivi».

Il tempo stringe. Entro il 30 novembre, gli iscritti dovranno dichiarare se intendono pagare la propria quota associativa per l’anno prossimo. C’è chi ha già deciso di lasciare la ‘Ferro’, chi si sta guardando attorno. Le voci girano, il malumore serpeggia.

«Nessuna polemica», la premessa di Francesco Russo, uno dei soci storici della ‘Ferro’ e una ventina di anni fa direttore. Altri tempi. Il direttore girava nella canottieri, parlava con i soci. Adesso, «è un continuo sfilacciarsi di un rapporto più che decennale. Noi eravamo abituati a una gestione completamente diversa dove il rapporto era tra soci e non tra iscritti e proprietà».

Niente polemica, ma Russo lancia «un appello ai vertici». Spiega: «Il grosso degli iscritti giudica negativamente la gestione condotta dall’Associazione sportiva dilettantistica Dopolavoro Cremona e in ragione di questo, si è fatta sempre più forte la volontà da parte di un buon 35-40% dei soci a dichiarare la volontà di non proseguire nel prossimo anno, il che vorrebbe dire, dal punto di vista economico finanziario, mettere in ginocchio il Dlf. Si tratta di capire se c’è o no la possibilità di trasferire l’attività. Noi frequentiamo il centro sportivo da decenni e per noi sarebbe un vero sradicamento nel momento in cui la cosa dovesse precipitare.

La nostra intenzione è di creare le premesse per un dialogo, per un confronto, per capire da parte loro come mai c’è questo malcontento, e da parte nostra capire se ci sono o no le condizioni per poter mantenere o meno un rapporto di fiducia come avviene in tutte le società canottieri, anche se la nostra, purtroppo, non fa più parte dell’Assocanottieri per una, dal nostro punto di vista, incomprensibile decisione dell’attuale gruppo dirigente.

Invece, «non riuscire a creare le condizioni per un sano rapporto tra iscritto e dirigenza, il calare le decisioni senza alcun confronto, il promettere e non mantenere». Russo torna alla riunione del 26 settembre, «organizzata proprio per rispondere a questo malumore»: «Ho descritto questo imbarazzo dovuto al fatto che se dal punto di vista formale è assolutamente corretto considerarmi alla stregua del cliente che paga la quota associativa, dal punto di vista della vita interna alla società, questo non è assolutamente sufficiente, perché noi siamo lì da 50 anni. Attualmente, ci sono soci che sono i nipoti di bisnonni che negli anni ‘50 crearono la prima società».

Da qui «la proposta che abbiamo inviato all’attenzione del presidente del Dlf nazionale e al Cda che la gestisce, perché, durante quella riunione, il presidente del Dlf nazionale aveva dichiarato che, a stretto giro di tempo, sarebbe tornato per proporre una soluzione dei problemi che i soci hanno più volte presentato anche attraverso una lettera con tanto di raccolta di almeno 300 firme». Ma «dal 26 settembre ad oggi non abbiamo avuto alcun tipo di riscontro».

L’appello ai vertici: «Vorremmo ascoltare, ma anche essere ascoltati e trovare una soluzione. Una volontà di dialogo. Se fosse anche la necessità di un aumento della quota, la si può valutare insieme, ferme le premesse di cui ho fatto cenno».

Russo parla di «spirito collaborativo e propositivo forte, che parte da chi tiene alla società. Siamo in tanti, perché la proposta ha raccolto un centinaio di firme inviate a Toscano e Cosentino. Ma è stata anche inviata una mail a nome di tutti gli iscritti. Noi siamo disponibili a un confronto. Si tratta di cercare la soluzione a un mosaico che, attualmente, appare francamente molto difficile. Non abbiamo intenzione di fare polemica, di distruggere alcunché, la volontà è di proseguire, ma in uno spirito completamente diverso da quello degli ultimi cinque anni».

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