L'ANALISI
22 Novembre 2025 - 05:30
CREMONA - «La gente non ha da mangiare, dobbiamo fare squadra». È un appello rivolto a imprese, supermercati, e tutti coloro che desiderano impegnarsi concretamente perché la situazione della povertà a Cremona cambi davvero: parlano i volontari dell’iniziativa ‘Pasto sospeso’, l’iniziativa attraverso la quale migliaia di cremonesi hanno sostenuto economicamente l’operato delle Cucine Benefiche della San Vincenzo attraverso delle piccole offerte presso i ristoranti ed i negozi della città.
Perché mai quanto prima l’incremento del costo della vita e dell’energia (con l’aggravante del caro affitti) sta facendo pressione sugli enti del terzo settore, e i volontari dell’iniziativa guardano alle imprese per colmare la lacuna.
«Il problema della povertà alimentare sta diventando sempre più grave», spiegano i volontari. Essenzialmente perché i pasti stanno aumentando di pari passo con le richieste. Da 35/40 persone di un anno fa, stiamo toccando attualmente le 75/80 persone al giorno. Che vengono «non solo da migranti, ma sempre più da cremonesi che non riescono ad arrivare a fine mese: uomini e donne rimasti soli, anziani, cittadini che occupano quella ‘fascia grigia’ che si è formata con l’esplosione del caro vita». Le risorse, invece, sono rimaste le stesse, e il sistema della solidarietà rischia di vacillare.
«Grazie al service ‘Pasto sospeso’ siamo riusciti a dare una mano alle Cucine Benefiche — proseguono i volontari — in questi due anni siamo riusciti a raccogliere una cifra che ha superato i 60mila euro. Ma è ancora troppo poco per sfamare chi, letteralmente, non ha da mangiare. Oggi offrire un pasto a chi ne ha bisogno ha un costo di 5 euro. Se moltiplichiamo questa cifra per il numero di coloro che ogni giorno si presentano alle cucine di viale Trento e Trieste (70/80 persone), per un anno, ci si rende conto quanto il sistema abbia bisogno di nuova linfa. Le Cucine Benefiche ce la mettono tutta, preparando più di 1.800 pasti e 400 pacchi alimentari al mese per le famiglie e i bambini che non ce la fanno. Ma le richieste aumentano».
Il fenomeno, in breve, sta diventando importante e preoccupante. Ecco perché lo sguardo dei volontari si rivolge alle imprese del territorio: «Ci aiutino a far fronte a queste esigenze — sottolineano ancora i volontari —. In questa situazione è davvero fondamentale fare rete. Cremona è l’eccellenza agroalimentare della Pianura Padana. Ma la nostra provincia è anche un’eccellenza e un punto di riferimento anche per quanto riguarda il volontariato. Basti pensare al fatto che anche città come Lodi, Pavia e Trieste hanno preso spunto dalla nostra iniziativa, riproponendo il ‘Pasto sospeso’ sul loro territorio. Sono tante le persone che fanno del bene in silenzio. Possibile che con tutte le nostre aziende non riusciamo a dare da mangiare a questa gente? Le Cucine Benefiche hanno bisogno di maggiore sostegno».
E aggiungono: «È indispensabile impegnarsi per trovare una modalità adeguata. Una possibilità è che le aziende del comparto alimentare e i supermercati destinino le scorte in scadenza entro un certo periodo, che per ragioni di legge non possono essere immesse sul mercato, a chi ne ha bisogno. Sarebbe un sacrilegio buttare via il cibo, sapendo che ci sono sempre più cittadini che ne hanno bisogno».
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