L'ANALISI
28 Giugno 2022 - 19:31
CREMONA - Aiutare chi aiuta e farlo in maniera coordinata, scientifica e consapevole: questo è, in estrema sintesi, l’obiettivo che si pone il progetto di ricerca «Cremona Beside Caregivers», di cui oggi sono stati illustrati i primi risultati presso la Sala Guarneri di CremonaFiere. Il progetto vede fianco a fianco l’Università Cattolica, con le professoresse Guendalina Graffigna e Rita Bichi , e il Politecnico di Milano con la docente Cristina Masella: insieme hanno illustrato lo stato dell’arte, un lavoro sinergico con Comune e Camera di Commercio e con il supporto di Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona.

Il sindaco Gianluca Galimberti, aprendo i lavori, ha messo in evidenza come «la capacità di fare sistema, ma anche di essere laboratorio di comunità, fanno di Cremona e del suo territorio un terreno più che mai fertile. Sta dimostrando di avere fame di futuro, sia agendo per i giovani che curandosi degli anziani». Lorenzo Morelli, direttore del Distas della Cattolica, e Gianni Ferretti, prorettore del Politecnico, hanno spiegato l’impegno dei due atenei nel costruire collaborazioni e sinergie nel segno del sostegno e dello sviluppo delle potenzialità territoriali, che si tratti del comparto agroalimentare come di quello tecnologico o musicale.

In quest’ottica si legge anche la progettualità di «Cremona Beside Caregivers», un unicum nazionale finalizzato a dare una rete di sostegno a quanti accudiscono i propri cari col fine di assicurare una normalità di vita. A spiegare metodologie e azioni messe in atto in un anno di lavoro è stata Masella del Politecnico, che ha spiegato come si sia partiti dal fatto che Cremona sia la seconda provincia, dopo Pavia, per numero di over 65, passati dal 23,7% nel 2002 all’attuale 26,8% nel 2021 e che un anziano su tre ha bisogno di un accompagnamento stabile e continuativo.
«Per questo abbiamo proceduto per step, promuovendo un’analisi demografica e una mappatura dei servizi — ha spiegato —. Abbiamo esplorato i bisogni e le aspettative degli stakeholder e stiamo approfondendo bisogni e aspettative dei caregivers. Si è proceduto attraverso interviste approfondite agli attori delle reti formali e informali. Abbiamo coinvolto 21 stakeholder tra gli enti istituzionali della sanità e del terzo settore, coinvolgendo i soggetti del territorio e trovando una grande collaborazione. Il nostro lavoro si è completato con le interviste biografiche di 20 caregiver familiari per capire la loro esperienza, i loro bisogni, le loro difficoltà nel gestire la cura dell’anziano, intrecciando esigenze professionali, personali e di accudimento».

A spiegare gli esiti dello studio è stata Guendalina Graffigna: ha messo in evidenza la ricchezza del territorio, ma anche una frammentazione dell’offerta che rischia di mettere in difficoltà le zone rurali e periferiche. E dai dati raccolti e dalla loro analisi, si evince come sia necessario che il caregiver sia informato riguardo l’offerta di servizi e risorse e sappia come accedervi. Per questo l’obiettivo è quello di creare uno sportello, sul modello dell’Informagiovani, un «servizio che favorisca la diffusione delle informazioni al fine di renderli più consapevoli delle offerte presenti sul territorio — ha spiegato —. Questa informazione andrebbe coniugata con un supporto anche all’orientamento e all’accesso dei servizi, così da favorire contemporaneamente il miglioramento del tracciamento dei bisogni nella popolazione».
L’idea di fondo e i prossimi obiettivi, per cui Graffigna e Masella hanno espresso il desiderio di concorrere a un prossimo emblematico minore di Fondazione Comunitaria, è quello di dare coesione e forza ai dati raccolti, costruendo una rete di informazioni e di azioni per le quali oltre all’apporto dello staff di ricerca del progetto è indispensabile la collaborazione dei soggetti istituzionali, del terzo settore e dei cittadini, come è accaduto per il coinvolgimento dei quartieri Cambonino e San Bernardo. «Cremona Beside Cargivers» dimostra come il benessere della comunità nasca dal basso, dalla capacità di fare rete, di mettere insieme conoscenze e prassi per migliorare la vita dei nostri anziani e di chi li assiste, permettendo loro una vecchiaia non ospedalizzata.
FOTO: FOTOLIVE/PAOLO CISI
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