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GLI ESAMI TORNANO ALLA NORMALITÀ

Maturità, ore 8,30 prova d’italiano. Partita la carica dei 2.780

Le tracce arriveranno per via telematica e definite dagli esperti del Ministero dell’Istruzione. Chi risulta positivo potrà recuperare nelle suppletive del 6 e 7 luglio

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

22 Giugno 2022 - 05:05

Maturità, ore 8,30 prova d’italiano. Parte la carica dei 2.780

CREMONA - L’esame di Stato 2022 è partito alle 8,30 di questa mattina e interessa 2.780 maturandi, di cui 1.384 in città, 1.265 a Crema e 131 a Casalmaggiore. È il ritorno a una maturità quasi pre-pandemica. La mascherine sono caldamente consigliate, avverbio non fu mai più opportuno in un esame che si promette bollente. Nelle aule o corridoi delle scuole sono già pronti i ventilatori, il rischio è quello di arrivare ai 40 gradi. Bottigliette d’acqua e un po’ di pazienza saranno gli ingredienti per sopravvivere.

In città la scuola col maggior numero di candidati è il Torriani, 286, suddivisi nei vari indirizzi; 164 sono al Manin, 177 all’Aselli, 139 all’Anguissola; l’Einaudi ha 187 candidati, 134 lo Stradivari, 99 tra Stanga, Itas e Ipa. Numeri dietro i quali ci sono paure, ansie o anche la voglia di finire, prendere il diploma e concedersi una lunga estate di vacanza. Oggi si inizia con la prova di italiano, dopo due anni che la pandemia aveva archiviato gli scritti per motivi di sicurezza sanitaria. La prova sarà decisa dal Ministero e verrà inviata in via telematica alle scuole, una serie di tracce e tipologie testuali uguali per tutti. Diversa la seconda traccia, che non solo sarà differente a seconda degli indirizzi, ma soprattutto verrà confezionata dalle commissioni e non più dagli esperti ministeriali.

Nicoletta Ferrari dell'Einaudi

Il colloquio prevede l’estrazione di un’immagine o un testo su cui il candidato dovrà argomentare collegamenti multidisciplinari. Ed è forse questo il vero spauracchio di questo esame di ritorno alla quasi normalità. «I ragazzi mi sembrano tranquilli, i docenti hanno lavorato facendo esercitazioni sullo scritto e sui colloqui — afferma Nicoletta Ferrari , preside dell’Einaudi —. Mi sembra giusto essere tornati agli scritti, la pandemia appare sotto controllo ed è stato normale pensare a un esame come si era sempre fatto o quasi».

Alberto Ferrari dell'Aselli

Alberto Ferrari, preside dell’Aselli, commenta: «La tensione dei ragazzi il giorno prima dell’esame è normale; una tensione che si stempererà domani (oggi per chi legge ndr) nel momento in cui si troveranno a scrivere e a iniziare quello che è, a tutti gli effetti, un rito. È vero che è l’esame di un ‘tentativo di normalità’, ma in questa normalità va inclusa anche la possibilità che qualche studente sia positivo al Covid e dunque non possa fare lo scritto. In questo caso, allora, si passerà alla suppletiva, il 6 e 7 luglio prossimi».

Francesca Di Vita del Manin

Francesca Di Vita, docente al liceo Manin, confessa: «I miei ragazzi avevano bisogno di qualche coccola. La preoccupazione c’è ed è comprensibile. La mia quinta A classico è una bella classe, che lavora con passione, non ci sono particolari problemi, credo. Il ritorno delle prove scritte mi pare normale e doveroso, ma in questa impostazione rischia di essere penalizzato il secondo scritto, il cui valore è di 10 punti, contro i 15 di italiano e i 25 del colloquio. Il rischio di aver affidato la prova all’elaborazione delle commissioni è, credo, di creare delle disparità fra scuole. Ma certo anche il peso dato allo scritto di latino, in questo caso, deve far pensare: la materia di indirizzo rischia di apparire come una cenerentola».


«Se è vero che il secondo scritto preparato dalla commissione tranquillizza, perché lo si immagina tarato sulla scuola e il programma svolto — spiega Riccarda Gavazzi, docente di italiano al Torriani — il vero spauracchio oggi è il colloquio, in cui si chiede allo studente di elaborare un discorso multidisciplinare partendo da un testo o da un’immagine. Anche i più bravi temono di bloccarsi; spesso sacrificano al collegamento la profondità dell’argomentazione. Noi insegnanti dovremmo cambiare il modo di interrogare, in previsione del colloquio».

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