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CASALMAGGIORE: LA TESTIMONIANZA

Esplosione in casa, quattro «eroi» in via Cavour

Il racconto di Gerevini che con i fratelli Azzoni e Zardi è stato fra i primi a entrare nell'edificio sventrato

Andrea Setti

Email:

asetti@laprovinciacr.it

21 Giugno 2022 - 05:15

Esplosione in casa, quattro «eroi» in via Cavour

La casa sventrata dall'esplosione

CASALMAGGIORE - «Eravamo in attesa della torta: l’atmosfera era festosa, rilassata, molto tranquilla. Poi le due esplosioni in rapida successione hanno cambiato tutto». Marco Gerevini, 51enne orefice e armiere in Galleria Gorni, è uno degli «eroi» che insieme ai fratelli Daniele e Marzio Azzoni e a Claudio Zardi, si è precipitato all’interno della casa sventrata dai due botti. È lui che ha preso con sé l’estintore del Café Royal di via Cavour dove dal ricevimento nuziale si è passati al dramma.

«La prima esplosione si è verificata intorno alle 14.30 e ci ha colto di sorpresa. Dopo qualche secondo è arrivata l’altra e a quel punto abbiamo capito che qualcosa di grave era successo. Insieme agli amici presenti ci siamo precipitati e siamo stati subito coperti da detriti, schegge di vetro, assi di legno da cui spuntavano chiodi. La fiammata, tra l’altro, aveva bruciato le cappottine del Royal e solo i vetri anti sfondamento hanno impedito che le fiamme entrassero all’interno del locale».

gerevini

Marco Gerevini


«Nel salire le scale fra fumo e detriti abbiamo incontrato un uomo con la sua bambina che scendevano in fretta e furia. Fortunatamente stavano bene e allora ho chiesto loro: c’è qualche altra persona all’interno? ‘Ci sono altre due donne’, ci ha risposto quell’uomo cui poi abbiamo chiesto conto anche di eventuali altre bombole di gas presenti nell’edificio. Alla sua risposta negativa siamo definitivamente entrati nell’alloggio dopo aver controllato che il solaio reggesse. Mi ricordo che gli sanguinavano i piedi perché si era procurato dei tagli a causa dei vetri sparsi sulle scale».

Una volta all’interno, Zardi si è diretto verso una delle vittime che era in piedi vicino alla finestra. «Gridava dal dolore e voleva gettarsi di sotto: c’è voluto tutto il sangue freddo e la pazienza di Claudio per convincerla a desistere e ad accettare di essere soccorsa con più calma. Era quasi irriconoscibile a causa delle ferite».

Nel frattempo, i fratelli Azzoni si occupavano dell’altra ferita, in condizioni ben più gravi. «Si lamentava ma non riusciva a muoversi. Le arelle bruciavano sul soffitto, il corridoio era pieno di fumo con i lapilli che scendevano dal solaio. La povera donna — continua Gerevini — era incastrata dai detriti che la bloccavano. Nel frattempo, si era riacceso il fuoco e per muoverci dovevamo spostare le assi con i chiodi per non farci male e nostra volta».

IL SALVATAGGIO


«Alla fine siamo riusciti a portarle fuori proprio mentre sono arrivati i soccorritori. Dal Café Royal sono arrivate brocche d’acqua che hanno consentito di alleviare le conseguenze delle ustioni. Insomma, alla fine siamo riusciti a farcela senza conseguenze per noi. Paura? In quei momenti non ci pensi. Sono stato carabiniere a Crema ai tempi della leva e quell’esperienza mi ha certamente aiutato».

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