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L'EMERGENZA IDRICA

Siccità, gli agricoltori: «A rischio il nostro futuro»

Raccolti in pericolo e timori in prospettiva anche per il sostentamento degli animali: orgoglio e resistenza

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

17 Giugno 2022 - 05:30

Siccità, gli agricoltori: «A rischio il nostro futuro»

CREMONA - Se fino a qui hanno fatto il possibile per garantire acqua e portare avanti i raccolti, ora temono il peggio perché le previsioni meteo non promettono nulla di buono: niente pioggia per almeno dieci giorni e temperature roventi, con conseguenti rischi per le coltivazioni.

A soffrire l’emergenza siccità, secondo gli esperti la peggiore da settant’anni a questa parte, sono innanzitutto agricoltori e allevatori. Che invocano soluzioni a stretto giro, ma anche e soprattutto una pianificazione futura che tenga conto dei cambiamenti climatici in atto. E mentre il Po resta stabile al livello record di -8,24 metri, anche l’acqua di falda continua a scendere. Tanto da fare temere il peggio pure per quanto riguarda gli usi civili.


NEL CREMONESE


«Fra le preoccupazioni più grandi delle aziende agricole c’è quella di garantire sostentamento per i prossimi cicli ai propri animali – spiega Federico Dizioli –. Non bisogna pensare, infatti, solo alla perdita della campagna: c’è anche la zootecnia collegata. Siamo in una fase delicatissima, visto che se parliamo di mais siamo in fioritura. E in questa fase serve acqua per garantire l’impollinazione. In ogni caso è chiaro che non finisce qua: abbiamo davanti 60 giorni di campagna e i prodotti sono buoni, ma la situazione è pesante. Le soluzioni? Innanzitutto è necessario definire per chi l’acqua è prioritaria. Poi servono tecnicismi più definiti ed efficaci per migliorare la qualità degli invasi. I bacini vanno salvaguardati, deve essere studiato un sistema più pronto, con decreti più veloci e puntuali, perché l’agricoltura non può aspettare. Anche le deroghe tardive sui deflussi minimi vitali hanno poco effetto».

campagna

Preoccupazione anche per gli animali


NEL CREMASCO

Carlo Alberto Gipponi, pur definendosi fortunato perché può contare su tre pozzi, spiega che fino ad ora ha irrigato con metà acqua rispetto agli anni scorsi: «Un poco si riesce ancora ad attingere anche dal Serio, ma devo dire che lo scenario che si vede dal ponte di Sergnano è del tutto nuovo. Rispetto a miei colleghi sono stato fino ad ora fortunato, ma pescando dai pozzi sicuramente arriveranno bollette alte, visti anche i rincari energetici. Dopo la pandemia e la guerra, non ci voleva anche questa siccità. Non possiamo che sperare nella pioggia».

L’agricoltore, che si occupa prevalentemente di prati stabili e fieni, si dice a sua volta preoccupato per gli animali.

«Quando abbiamo iniziato ad utilizzare i pozzi, attraverso i misuratori, abbiamo rilevato un livello più basso di quattro metri rispetto all’anno scorso. Ed era maggio. Significa che l’acqua in falda è scesa e, se andremo avanti così, ci saranno problemi anche per gli animali».

acuqa

I nuovi scenari nelle campagne della provincia


NEL CASALASCO

Massimo Bacchi spiega che nella zona fra Martignana e Gussola diverse colture sono a secco, perché il canale che porta l’acqua da Isola Pescaroli al Casalasco è asciutto: «Sarà creata una specie di conca per spostare l’acqua dal Po e poi attingere con idrovore, ma il tempo stringe. É vero che per i pomodori ci sono sistemi d’irrigazione a basso consumo, ma richiedono interventi ogni 3-4 giorni e ormai sono passati. Se non arriverà una soluzione a breve, le piantagioni soffriranno. Anche perché le alte temperature incidono sulla fioritura. Le bietole risentono un po’ meno della temperatura, perché al mattino c’è la rugiada e di sera i gradi scendono, quindi le foglie restano abbastanza erette. Ma a metà giornata si afflosciano, proprio perché in sofferenza a causa del caldo».

Anche Bacchi dice che i bilanci si faranno a fine stagione, ma le perdite del raccolto sono probabili e quindi auspica interventi a sostegno del settore.

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