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Siccità, la grande emergenza: «Bisogna far presto, acqua dai laghi»

All'incontro presenti Crotti e Ardigò (Libera), il consigliere regionale Piloni e il presidente della Commissione Agricoltura del Pirellone, Invernizzi

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

16 Giugno 2022 - 05:30

Siccità, la grande emergenza: «Bisogna far presto, acqua dai laghi»

CREMONA -   L’appello è fare presto: perché i campi non aspettano e non è compromesso solo questo raccolto — si stima un 30% di produzione persa — ma anche la seconda semina. E dal presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale lombardo, Ruggero Invernizzi (FI), così come dal consigliere regionale cremasco Matteo Piloni (Pd), ieri in visita alla redazione de La Provincia, arrivano ascolto e rassicurazioni nel corso di un forum con il direttore Marco Bencivenga e il presidente di Confagricoltura Lombardia e della Libera Agricoltori Riccardo Crotti, affiancato dal vice Amedeo Ardigò.

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Amedeo Ardigò, Matteo Piloni, Ruggero Invernizzi e Riccardo Crotti

Nel breve periodo, le soluzioni sono difficili. Piloni ne individua una: «I laghi e i grandi invasi alpini devono rilasciare acqua a valle». Mentre per programmare un futuro in cui in Lombardia non si creino due agricolture, una che va avanti e l’altra, nella Bassa, che va in sofferenza ogni anno, occorre rivedere le regole della gestione dell’acqua.

«Ed è proprio per questo — spiega Invernizzi — che in commissione Agricoltura martedì prossimo verranno ascoltati i consorzi irrigui e i concessionari delle grandi derivazioni idroelettriche e i rappresentanti del mondo agricolo». Proprio per cambiare la gestione dell’acqua: «Bisogna rivedere — spiega Piloni — le norme sul deflusso minimo vitale perché sono state fatte in un periodo in cui l’acqua abbondava. Adesso non è più così, ci sono i cambiamenti climatici che rendono necessario un mutamento di strategia. Questa stagione è ormai compromessa, ma almeno si mettano le mani avanti per i prossimi mesi, ognuno di noi deve fare la sua parte e al più presto». E proprio ieri A2A ha reso noto di aver «incrementato i rilasci d’acqua a valle dei bacini della Valtellina, anticipando le produzioni di energia idroelettrica a fronte del perdurare della grave crisi idrica». Acqua che attraverso l’Adda arriverà fino al Po.

«Bisogna fare presto — aggiunge Piloni — anche per evitare di arrivare al punto in cui qualcuno decide: il rubinetto ora lo manovro io. Una possibilità non lontanissima. Regione Lombardia ha dichiarato lo stato di crisi idrica e se diventasse stato di calamità si rischia di essere commissariati dalla Protezione civile, che deciderebbe in autonomia quando chiudere e aprire i rubinetti». L’appello a fare in fretta rivolto a Piloni e Invernizzi viene da Crotti e Ardigò: «Apprezzo — sottolinea Crotti — la loro vicinanza ai nostri problemi. Ogni volta che abbiamo avuto bisogno, hanno sempre risposto e, soprattutto, hanno ascoltato. E questa deve essere la politica: noi segnaliamo i problemi e offriamo soluzioni e poi la politica fa le scelte. Mi auguro che questa collaborazione prosegua. Noi infatti siamo nel mezzo di ben tre guerre: quella in Ucraina, quella al Covid e quella per riuscire a dare cibo a tutti. In passato pensavamo che il problema della scarsità avrebbe colpito il petrolio, invece oggi a rischio c’è il cibo per sfamare i dieci miliardi di persone che, secondo le proiezioni, formeranno la popolazione mondiale nel 2050. E ancora una volta — aggiunge Crotti — ripeto che occorre sburocratizzare le aziende. Il 10% dell’attività di un agricoltore è sottratta al lavoro produttivo per dover essere dedicata agli adempimenti burocratici. Lo Stato faccia un atto di fiducia verso i cittadini e allarghi il ricorso all’autocertificazione».
A complicare la battaglia per il cibo, la Pac: «Stiamo subendo — spiega Ardigò — una politica europea sbagliata nel presente e peggiorativa per il futuro, perché ci obbliga a sistemi agronomici non consoni con la nostra agricoltura».
«A proposito di burocrazia — aggiunge Piloni —: voi sapete bene che per vedersi autorizzato un nuovo pozzo un agricoltore deve attendere da due a tre anni. Non sono per un ritorno alla deregulation, ma certo serve un taglio dei tempi di autorizzazione». «E — rilancia Crotti — abbiamo 400 richieste di impianti di agro-energia (biogas, salti d’acqua, fotovoltaico) ferme da sei mesi». Sul biogas (160 impianti in provincia), Piloni sottolinea la possibilità di conversione al biometano.
Secondo Invernizzi, sulla siccità «subiamo la programmazione non ottimale degli anni precedenti e anche un atteggiamento ideologico del no a prescindere che ha ostacolato la modernizzazione. Oggi dobbiamo prendere atto dei problemi accumulati e fare scelte sotto la pressione dell’emergenza. Stiamo cercando soluzioni insieme. Nella riunione della settimana prossima in Commissione cercheremo di individuare una strada da percorrere a lungo termine. Io non sono un tecnico, ma mi avvalgo del parere dei più competenti che hanno già dato alcune soluzioni: dalla diversa gestione di invasi alpini, dighe, idroelettrico. Nel frattempo occorrono soluzioni tampone. Dobbiamo discutere, ma adesso occorrono risposte immediate e una decisione in tempi brevi. A giorni». Fra le decisioni già prese, non sta funzionando, secondo Piloni, la deroga ai deflussi minimi vitali deliberata nei giorni scorsi dalla Giunta lombarda: «Contiene deroghe ‘false’, difficilmente applicabili. E anche i tempi, 10 giorni, sono troppo lunghi. Serve più tempestività per salvare una stagione compromessa. Nei campi di mais ci sono le ‘onde’ per la diversa crescita delle piante e i prati stabili sono bruciati. La Regione doveva essere più veloce: il primo tavolo si tenuto il 31 marzo quando già a gennaio si sapeva come sarebbe stata la situazione. E poi c’è stata poca programmazione. Occorre puntare alla transizione ecologica, ma senza il mondo agricolo non si può fare». Un ruolo importante nel lungo periodo può averlo anche la tecnologia e gli investimenti per l’innovazione. Magari sostenuti dalla Regione. «C’è stato un bando irrigazione su fondi Psr — spiega Piloni — che si è appena chiuso. Se fossi l’assessore all’Agricoltura chiederei di riaprirlo. Le risorse ci sono». Ma al di là della tecnologia, sul nostro territorio c’è un sistema millenario di canali irrigui: «L’uso e il riuso dell’acqua è la strada», sottolinea Ardigò. «Anche per questo — aggiunge Piloni — occorre rivedere le regole del deflusso minimo che tendono a garantire i grandi invasi, mentre il reticolo idrico minore viene sempre dopo».

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