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IL PUNTO DEL DIRETTORE

La prova generale e il binario morto

L’Election Day 2022 viaggia a due velocità: referendum ovunque, voto per eleggere il sindaco in mille Comuni. Nel primo caso la sfida è il quorum, nel secondo la solita guerra di bandierine

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

12 Giugno 2022 - 05:30

La prova generale e il binario morto

L'Italia dei campanili è formata da ottomila Comuni (7.904 per la precisione): il più grande è Roma, con 2,7 milioni di abitanti; il più piccolo Morterone, con soli 31 residenti.

La metropoli e il paesino sono due realtà agli antipodi da ogni punto di vista, ma condividono tre fattori comuni:

1) entrambe sono frequentate dai cinghiali (un problema quasi ingestibile nella capitale, uno spettacolo della natura fra le montagne lecchesi);

2) entrambe hanno eletto il proprio sindaco lo scorso anno e, di conseguenza, oggi non sono interessate alle elezioni Amministrative in programma in 978 Comuni;

3) entrambe - sempre oggi - dalle 7 alle 23 apriranno i seggi per far esprimere i cittadini su cinque quesiti referendari di grande importanza concettuale, ma di difficile comprensione per chi non conosce a fondo l’ordinamento dello Stato, il Codice di procedura penale e le norme che regolano l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della magistratura.

Anche in provincia di Cremona l’Election Day 2022 viaggia su un doppio binario: referendum ovunque, voto per eleggere il sindaco e il Consiglio comunale in quattro Amministrazioni Comunali arrivate a scadenza (dovevano essere 5, ma a Robecco d’Oglio non si è presentato nessuno e da domani tutti i poteri passeranno nelle mani di un Commissario nominato dalla Prefettura).

La sfida più avvincente è in programma a Crema - secondo centro della provincia per importanza e numero di residenti - dove sei candidati si contendono l’eredità del sindaco uscente Stefania Bonaldi, non ricandidabile dopo due mandati consecutivi.

La frammentazione delle liste (divisi sia il centrodestra sia il centrosinistra, con il M5S caparbiamente in solitaria) rende improbabile che un solo candidato superi la soglia del 50 per cento dei consensi: più verosimilmente fra 14 giorni si andrà al ballottaggio fra i due aspiranti sindaco più votati e una simile incertezza dovrebbe garantire un’ampia partecipazione al primo turno di voto.

Al contrario, in tutti i Comuni in cui non ci sarà il traino delle Amministrative è fortissimo il rischio di un flop per i cinque Referendum sulla Giustizia.

Diciamo pure che la vera sorpresa sarebbe il raggiungimento del quorum, la soglia minima indispensabile perché la consultazione sia valida (50% degli aventi diritto +1).

Secondo molti osservatori la colpa è di quesiti troppo complessi per essere compresi dal cittadino medio; secondo altri la responsabilità è di giornali e tv, che non ne avrebbero parlato abbastanza. Curiosamente, nessuno mette in discussione ruolo e peso dei social media, che si occupano di tutto, meno che delle cose serie. E i partiti? Eccezion fatta per la Lega e i Radicali, promotori dei quesiti, tutti gli altri si sono ben guardati dall’intestarsi una materia tanto delicata: se i referendum saranno validi, diranno di averci sempre creduto; in caso contrario avranno evitato di sporcarsi le mani.

Quale che sia la ragione della disaffezione dei cittadini dalle urne, al 99,9% il quorum non sarà raggiunto. E a fine giornata tutto si ridurrà alla solita conta delle bandierine fra Comuni conquistati e persi dai diversi schieramenti, in una sorta di prova generale delle Elezioni Politiche del prossimo anno. Non il massimo per un Governo nato nell’emergenza e da tempo esposto a pericolose fibrillazioni e sinistri scricchiolii.

Anche perché negli ultimi giorni l’Unione Europea e la Bce hanno iniziato a porsi domande sulla sostenibilità del debito pubblico italiano e ad avanzare dubbi sulla nostra capacità di gestire i miliardi del Pnrr, tanto che in sole 48 ore la Borsa di Milano ha bruciato 39 miliardi di euro (e 265 sono evaporati a livello continentale). In un simile scenario, il vero quesito da sottoporre agli italiani dovrebbe essere il seguente: riusciremo mai a diventare un Paese serio? Ma forse neppure questo referendum raggiungerebbe il quorum. Meglio risparmiare i soldi: la risposta è scontata.

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