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Travolse con lo scooter un bimbo di 4 anni, ora a processo

L’investimento nel 2018 in via Mazzini: 53enne accusato di omissione di soccorso

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

03 Giugno 2022 - 12:03

Travolse con lo scooter un bimbo di 4 anni, ora a processo

Il Palazzo di Giustizia di Cremona

CREMA - Lunedì 2 luglio del 2018, dieci di sera. In via Mazzini, area pedonale, sta passeggiando una famiglia indiana: papà, mamma e figlioletto di 4 anni. Arriva un uomo su una Vespa bianca, è contromano, va veloce e a zigzag, investe il bimbo, non si ferma. Se ne va in un bar vicino.
Per l’accusa, sulla vespa c’era Marco, 49 anni, di Crema. Fuga e omissione di soccorso i reati che hanno portato sul banco degli imputati lo scooterista nel processo che due giorni fa si è aperto in Tribunale a Cremona (l’uomo è difeso dall’avvocato Michele Barrilà).

L'avvocato Michele Barillà


Il racconto del papà: «Io e mia moglie eravamo sul marciapiede e nostro figlio era poco più avanti, quando quella moto che ‘dondolava’ è venuta verso di noi ed è finita addosso a mio figlio». Il padre si è ricordato che nell’impatto, anche lo scooterista era finito a terra, «ma poi si era rialzato ed era andato via prima che arrivassero ambulanza e polizia». E sempre il padre ha fotografato la targa della Vespa. Quella sera di mezza estate, in via Mazzini c’è molta gente. Alcuni passanti si precipitano a soccorrere il bimbo in lacrime, spaventato, con il sangue che gli esce dalla ferita alla testa.


Il piccolo viene caricato sull’ambulanza che riparte per il Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore. Qui lo curano, lo tengono in osservazione la notte, l’indomani lo dimettono con sette giorni di prognosi. Quella sera, Elisabetta sta passeggiando in centro con la sorella. Lei chiama l’ambulanza e la polizia. «Ad un certo punto —. racconta — è arrivato contromano un motociclo bianco che ha preso in pieno il bambino e ha tirato dritto. Il bambino piangeva e perdeva sangue dalla testa». Elisabetta afferra il telefonino, chiama i soccorsi, guarda bene lo scooterista. Al giudice lo descrive così: «Era alto circa un metro e ottanta, sui 50/55 anni. Dopo l’incidente era entrato in un bar lì vicino». Elisabetta spiega di aver tentato di memorizzare il numero di targa della Vespa.


Quando la polizia arriva in via Mazzini, chi ha causato l’incidente non c’è più, come ha confermato uno degli agenti intervenuti. In zona ci sono le telecamere. La scena è stata ripresa, anche se non in maniera nitida. Alla polizia, il papà del bimbo dà i numeri di targa della Vespa; Elisabetta completa il puzzle con le due lettere che era riuscita a memorizzare. Ci prova, perché su una delle due lettere non è sicura. La polizia mette insieme numeri di targa e lettere, inserisce i dati, ma non salta fuori nulla. Perché una di quelle due lettere è sbagliata. «Forse è quest’altra lettera», dice Elisabetta a chi indaga. Stavolta, la combinazione è giusta: quella targa porta gli investigatori allo scooter immortalato, tra l’altro, dalla telecamera. Dalla Vespa si risale al proprietario: Marco.


L’indomani, il suo scooter viene trovato parcheggiato in una via laterale del centro storico. Non è ammaccato, non ci sono tracce dell’incidente, ma la targa corrisponde, così come corrisponde l’identikit fornito da Elisabetta alla polizia. Nessuno, però — come ha sottolineato al processo l’ agente rispondendo ad una domanda della difesa — in quei giorni viene chiamato per un riconoscimento ufficiale. Lo scooterista viene denunciato e multato per aver guidato in un’area pedonale e per guida pericolosa, perché andava veloce e contromano. La patente gli viene ritirata, lo scooter sequestrato. Sanzionato prima, a processo ora. In aula si tornerà il 22 giugno prossimo per la sentenza.

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