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Fascisti, la memoria continua a dividere

Cerimonia dei nostalgici del duce: dopo la condanna del sindaco, l’attacco di D’Angelo: «Saremo lì anche l’anno prossimo». Carletti al fianco dei ragazzi dello spezzone sociale

La Provincia Redazione

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05 Maggio 2022 - 05:25

Fascisti, la memoria continua a dividere

CREMONA - Continua ad essere polemico, lo strascico delle celebrazioni del 25 Aprile e della successiva commemorazione del duce e del ras di Cremona. Allo sdegno del sindaco Gianluca Galimberti, che sintetizzando aveva condannato la cerimonia dei nostalgici al cimitero come una «inaccettabile pagliacciata», si aggiunge la presa di posizione del presidente del Consiglio comunale, Paolo Carletti, che mette in relazione quanto accaduto al cimitero, con le forze dell’ordine che hanno assistito senza intervenire, con il diverso atteggiamento tenuto in piazza del Comune il 25 aprile, quando al cosiddetto ‘spezzone sociale’ del corteo sarebbe stato impedito l’accesso.

Paolo Carletti e Alberto D'Agnelo

«È difficile per un osservatore — sottolinea Carletti — non mettere in relazione i due episodi e il differente atteggiamento assunto. Sappiamo benissimo che nessuno voleva favorire la manifestazione nostalgica dei 20 fascisti a discapito di quella antifascista di 15 studenti, ma serve chiarire questo e chiarire che ‘chi gestisce Cremona’ ha la schiena diritta». Carletti fa riferimento alla nota del collettivo studentesco Il Megafono e annuncia l’intenzione di voler incontrare i ragazzi, «che volevano solo portare pacificamente in piazza il loro antifascismo. È il minimo che le istituzioni cittadine possano fare e mi auguro che in realtà la politica possa fare di più».


Sulla vicenda interviene anche Alberto D’Angelo, portavoce del Comitato onoranze caduti della Repubblica sociale italiana. Replica al sindaco Gianluca Galimberti. «Ancora una volta, dimostra di essere di parte e non il sindaco di tutti. Mi fa piacere sapere che è rimasto disgustato ed indignato del fatto che ho dichiarato di fregarmene dei suoi divieti — contrattacca D’Angelo —. Ma io, in 67 anni, non mi sono mai permesso di impedire che venissero commemorati i morti partigiani perché pur avendo combattuto dalla parte avversa meritano rispetto essendosi immolati per le proprie idee, che io aborro. Signor sindaco visto che lei è di area cattolica, perché non chiede scusa per i crimini commessi dalla Santa Inquisizione? Lo sa signor Galimberti che tra le file dei ribelli militavano fior di ladri ed assassini? Lo sa che i martiri di Bagnara probabilmente avrebbero vissuto altri decenni se gli intrepidi eroi partigiani, che lei a spese di tutti commemora, avessero rispettato i patti intercorsi coi tedeschi? Signor sindaco nei prossimi anni, salute permettendo, io e i miei Camerati saremo al cimitero a commemorare i nostri martiri e quelli come lei non ci dissuaderanno dal rendergli omaggio».

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