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CREMA: IL SALUTO DEL SINDACO

Bonaldi: «Orgogliosa del nostro lavoro. Ma Casa di comunità amara»

Discorso fiume di 55 minuti in aula degli Ostaggi con bacchettata finale agli avversari politici in tema di sanità

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

29 Aprile 2022 - 10:00

Bonaldi: «Orgogliosa del nostro lavoro. Ma Casa di comunità amara»

CREMA - Per l’ultima battaglia in aula degli Ostaggi indossa un leather jacket rosso che sembra preso in prestito dal guardaroba del Tyler Durden di «Fight Club». D’altra parte la tempra da combattente le viene riconosciuta anche dagli avversari più duri. Per condensare i cinque anni di mandato-bis — scanditi da lotte che più di una volta le sono valse la ribalta nazionale — la sindaca Stefania Bonaldi riavvolge il nastro del tempo fino al 2017 proiettando sul maxi-schermo della sala consiliare il claim di quella campagna elettorale vittoriosa: «Miglioriamo Crema, città della bellezza e della gentilezza». Voce imperturbabile e occhi che pendolano tra il plico di fogli stretti in pugno e i volti di chi le siede attorno, Bonaldi affida il suo bilancio amministrativo ai 55 minuti — dalle 19.05 alle 20 — di un discorso senza respiro. La sindaca snocciola numeri su numeri, distribuiti in paragrafi rigorosi. C’è tutto: dai grandi investimenti alle cose minute.

La freddezza dell’aritmetica, però, vibra di un’emozione segreta che trapela dai gesti febbrili. Soprattutto quando arriva il turno dell’essenziale capitolo dei diritti civili: le cifre nude — come le 35 iscrizioni anagrafiche dei richiedenti asilo e i 55 riconoscimenti di secondo genitore delle famiglie arcobaleno — si vestono di un’umanità fremente. Il primo cittadino, poi, parla di sicurezza urbana e di digitalizzazione, di grandi opere e di progetti futuribili. La sua eredità consegnata alla città, sotto lo «sguardo» del gonfalone che campeggia alle sue spalle, testimone silenzioso e solenne.

È il momento dei conti più personali: «Nel programma di mandato avevamo indicato la bellezza e la gentilezza come anticorpi irrinunciabili, senza sapere quello che si sarebbe abbattuto su di noi. Confermiamo quella lettura: la nostra comunità ha dimostrato capacità di resistenza e solidarietà commoventi». E poi: «Lo dico senza enfasi: siamo orgogliosi di questo bilancio, ben consapevoli del rallentamento determinato dall’emergenza Covid. Abbiamo dovuto fermarci e rimettere in fila la priorità: nel momento più buio è stato vitale tenere insieme la comunità e contrastare le fragilità. La macchina comunale è stata all’altezza».

Bonaldi, quindi, dà voce alla gratitudine: «Il mio grazie affettuoso e riconoscente va alle donne e agli uomini del Comune, alla mia squadra di giunta che mi ha offerto un sostegno leale e agli amministratori di ogni appartenenza che nei giorni più difficili hanno remato nella stessa direzione». Ed è proprio ora che Bonaldi sferra l’unico — ma affilatissimo — fendente del suo messaggio d’addio: «Mi sarebbe piaciuto trovare la stessa sintonia su altri temi. Uno su tutti: la battaglia per la Casa di comunità nell’ex tribunale, a difesa di quel diritto alla salute che è stato umiliato dall’assetto ospedalocentrico e aziendalistico di questa Regione». Forse l’abbrivio di una nuova missione politica.

Nelle ultime frasi si insinua la commozione: «Ringrazio la mia famiglia che mi ha appoggiato con amore, anche se le ho sottratto tanto tempo. E un grazie ancor più grande va alle cittadine e ai cittadini di Crema, che mi hanno onorato con la loro fiducia. È stato un privilegio servire questa comunità».

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