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CASALMAGGIORE

Oglio Po, per le carrozzine accesso «vista obitorio»

L’ex edicolante di Spineda spiega che per entrare in ospedale deve costeggiare le camere mortuarie: «Non è il massimo ma almeno mettessero cartelli per chi non può passare dall’ingresso»

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

29 Aprile 2022 - 05:15

Oglio Po, per le  carrozzine accesso «vista obitorio»

CASALMAGGIORE - «Diciamolo. Passare accanto all’obitorio per andare a fare un esame non è proprio il massimo». Virginia Mazzoni, ex edicolante di Spineda, lamenta un disagio da lei riscontrato all’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore qualche giorno fa per l’accessibilità al nosocomio da parte di chi non è in grado di camminare.

«Il fatto — spiega — è avvenuto esattamente martedì 26. Dovevo sottopormi a una Tac e quando sono arrivata in ospedale, accompagnata da mia figlia Marzia, mi sono trovata un po’ una sorpresa. Io ho una malattia degenerativa, tremo parecchio, sono in carrozzina anche se riesco ancora a fare qualche minimo passo, aiutandomi con dei sostegni. Quando siamo arrivate siamo andate dirette in pronto soccorso, perché abbiamo sempre fatto così, ed è stato in quel momento che abbiamo scoperto, da parte di una persona che è stata in verità piuttosto sbrigativa, per così dire, che le cose sono cambiate e che per accedere all’interno dell’ospedale chi è in carrozzina deve fare un’altra strada. E chi lo sapeva? Quindici giorni prima ero passata dal pronto soccorso. Martedì non c’erano indicazioni all’esterno, non c’era un cartello, non c’era una segnaletica che lo dicesse, non c’era nulla. A quel punto siamo state indirizzate sul retro dell’ospedale. Bisogna passare vicino alle camere mortuarie, oltre una sbarra e un cancello, poi fare un percorso non proprio agevole, tra fornitori e altri addetti che scaricano della merce e si muovono con i loro mezzi. Insomma, non mi sembra una soluzione molto felice».


Continua la Mazzoni: «Io ho poi fatto regolarmente la mia Tac e sul servizio di radiologia non posso dire proprio nulla: sono stati efficienti e cortesi. Ma quando ero lì c’erano altre due donne in carrozzina che dovevano effettuare degli esami e sono arrivate in ritardo per il mio stesso motivo. Io capisco bene, per carità, che con la situazione della pandemia siano stati apportati dei cambiamenti interni all’ospedale, ma quello che secondo me è mancato in questo caso è una informazione ai cittadini su questi percorsi modificati con una segnaletica adeguata. Basterebbe un cartello con la riproduzione grafica di una carrozzina, delle frecce, qualcosa insomma che renda più chiaro il percorso che una persona in carrozzina deve fare».

Perché non entrare dall’ingresso principale dell’ospedale?

«Il problema – risponde la signora – è che per arrivare alla porta bisogna percorrere una rampa che non ha effettivamente una grande pendenza, ma per chi è in carrozzina e per il suo eventuale accompagnatore può essere complicato. Non ci sarebbero problemi se ci fosse una piattaforma motorizzata tipo piccolo ascensore, ma non c’è e per quello, per restare ‘in piano’, l’unica possibilità è quella di passare dal retro dell’ospedale».

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