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LA SFIDA

Tamsir in lizza per un Senegal migliore

Ousmane Ba candidato per l’Europa del Sud alle elezioni parlamentari del suo Paese. Migrante della diaspora, da 21 anni a Cremona: «Mi metto in gioco per la speranza»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

27 Aprile 2022 - 12:06

Tamsir in lizza per un Senegal migliore

CREMONA - Da bambino voleva fare il medico «e non perché ne avessi uno in famiglia». Suo padre, oggi 98 enne, era «nel gabinetto dell’amministrazione governativa», quel governo, in Senegal, contro il quale lui, già liceale, membro fondatore del coordinamento degli studenti di Dakar, ha combattuto, prendendosi anche delle botte dai poliziotti durante le manifestazioni studentesche. Natali in Senegal, liceo, laurea in ingegneria meccanica, «anche se l’ingegnere non l’ho mai fatto», Tamsir Ousmane Ba oggi ha 61 anni, da 21 vive a Cremona, da sei è educatore professionale presso la cooperativa Il Sentiero. A Cremona, nel 2007 ha fondato l’Associazione dei Senegalesi di Cremona e Provincia (220, il dato è del 2017). Ha cominciato come segretario generale, poi lo hanno voluto presidente, anche se Tamsir non ama fare il leader, piuttosto «lavorare nell’ombra», buttare giù programmi.


Migrante della diaspora, Tamsir, uno che grazie all’attività nell’associazionismo si è fatto conoscere ed apprezzare nel mondo, adesso ha accettato una nuova sfida. Non ha potuto dire di no a chi lo voluto candidato per l’Europa del Sud alle elezioni parlamentari in Senegal (si terranno il 31 luglio prossimo) per il movimento Tabaxaat Senegal ak Wa Diaspèora -M/TDs. Obiettivo del movimento: «Riorganizzare e riposizionare il Senegal sulla scena politica africana ed internazionale, ma con la particolarità, questa volta, che la diaspora sia il pilastro in questo processo di ricostruzione». Dunque, la diaspora come motore di sviluppo.


«Con la diaspora per un Senegal migliore», lo slogan sul manifesto elettorale. Tamsir Ousmane Ba, il candidato «de l’espoir» della speranza. «Non lo avrei pensato». La storia di Tamsir. Dopo il liceo e l’università a Dakar, nel 1998, dal Senegal è volato in Unione Sovietica con una borsa di studio. Si è iscritto l’istituto Moscovski Avto Dar Institut. «Un anno dopo sono diventato il segretario generale dell’Unione Generale degli studenti Senegalesi in Unione Sovietica e al Congresso del 1990 sono stato eletto Presidente di tale associazione fino al 1992». Nel 1996, il rientro in Senegal «con la convinzione di poter essere utile nel mio Paese, ma dopo alcuni passaggi lavorativi mi sono reso conto del fatto che la precarietà in cui mi stavo muovendo non mi dava una prospettiva sicura». Nel 1999, l’adesione alla rete africana per la Difesa dei diritti Umani, nel 2001 «dopo l’ennesima missione in Europa ho deciso di fermarmi in Italia». Vi è entrato regolarmente, «con un visto di ingresso e con la legge Bossi-Fini ho potuto stabilizzare la mia situazione». Per i migranti della diaspora si dà da fare, Tamsir. A Cremona nel 2007, mette in piedi «con l’aiuto dei connazionali» l’Associazione dei Senegalesi di Cremona e provincia: segretario generale, poi presidente. Stringe relazioni «con i presidenti delle associazioni di senegalesi nel mondo».

Nel 2009, si avvicina alla Federazione delle Associazioni Senegalesi del Nord Italia, lavora nel Comitato di rilancio dell’organizzazione e dal 2014 è il segretario generale aggiunto. Viaggia tra Roma e Parigi. Dal 2019, è direttore amministrativo e finanziario di Horizon Sans Frontières. Il 2020 è l’anno della pandemia. Tamsir si batte per il rimpatri delle salme dei connazionali uccisi dal Covid nel mondo. «Lo Stato vietava il rimpatrio. Per noi era una violazione dei diritti post mortem». Il governo del Senegal non voleva le salme «per paura della contaminazione, ma senza dati scientifici. Abbiamo costituito una commissione con medici senegalesi che lavorano alla diaspora. Tra marzo e aprile 2020 ci siamo mossi. Abbiamo formato il collettivo per il rimpatrio dei corpi». E il governo ha dovuto fare il gambero. «Gli abbiamo fatto cambiare idea». Passo successivo: «Perché non approfittare di questo momento per ristrutturare la diaspora e organizzare meglio i senegalesi? Da lì è nato il Collettivo per la diaspora. E la nuova sfida di Tamsir.

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