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I NODI DELLA SANITÀ

Asst, gli specialisti in fuga costano 2 milioni all’anno

Depetri (Anaao Assomed): «In organico mancano almeno 22 medici, si tampona con incarichi libero-professionali»

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

26 Aprile 2022 - 05:20

Asst, gli specialisti in fuga costano 2 milioni all’anno

CREMA - La fuga degli specialisti rischia di costare all’Asst di Crema 2 milioni di euro all’anno. A stimare le dimensioni del macigno che pesa sul bilancio dell’azienda è Giorgio Depetri, ex primario del reparto di Nefrologia e Dialisi del Maggiore e responsabile di Anaao Assomed per il distretto cremasco: «I conti, sebbene approssimativi, sono presto fatti — spiega —. La mancanza di almeno 22 medici in organico costringe l’Asst a fare ampio ricorso agli incarichi libero-professionali. E la spesa per un libero professionista può raggiungere i 240 mila euro annui, cioè circa il triplo rispetto agli 80 mila di un medico regolarmente assunto».


LE RAGIONI DELLA FUGA


La carenza di specialisti non incide solo sul budget aziendale. Depetri, allargando il respiro della riflessione, osserva: «Il licenziamento su base volontaria è un fenomeno in crescita in tutto il Paese, anzitutto perché il sistema sanitario nazionale ha perso attrattività a vantaggio della sanità privata. E poiché oggi l’aspettativa non è più concessa, sono molti i medici che preferiscono dire addio». Eppure, secondo Depetri, il problema degli organici sottodimensionati potrebbe essere risolto con un investimento modesto: «All’Italia basterebbe assumere 3 mila specializzandi con una spesa di 60 milioni all’anno per il quinquennio di specialità. Una cifra minima per ovviare a un problema enorme». Tra le cause dell’emorragia di medici, Depetri indica anche la «lentezza della burocrazia, specialmente nelle procedure concorsuali», il «livello inadeguato di coinvolgimento nei processi decisionali» e, soprattutto, le «scarse possibilità di sviluppo della carriera».

Giorgio Depetri


SEI PRIMARIATI SCOPERTI


A frenare la progressione del «cursus honorum» è, in particolare, il taglio delle posizioni di vertice: «In Lombardia in dieci anni si è passati da 1.234 a 967 primariati e da 2.280 a 1.751 sottoprimariati: un ridimensionamento che certamente non premia la professionalità». Depetri, inoltre, evidenzia: «La scarsità degli organici riguarda soprattutto le strutture ospedaliere periferiche, come quella di Crema. Eppure è proprio nelle realtà più defilate che i giovani medici possono indossare l’elmetto e farsi le ossa». Lo specialista, quindi, spiega: «All’ospedale di Crema sono pochi i reparti che non hanno problemi di personale. Su un totale di venti unità operative e quattro servizi, sono sei i primariati scoperti. Sarebbe qualificante, a mio giudizio, istituirne quattro: quelli di Anatomia patologica — dove è operativo un solo medico sui tre previsti —, del Servizio trasfusionale, delle Cure palliative e di Oculistica. Ribadisco: i primariati rappresentano un incentivo essenziale per i medici e, per converso, aumentano l’autorevolezza e il prestigio di un ospedale».


«SERVE UNA VISIONE»


L’ex primario sottolinea come ci siano altri fattori, solo in apparenza accessori, che contribuiscono al malcontento del personale medico del Maggiore: «Le procedure informatiche di refertazione sono lunghe e laboriose a causa di un sistema operativo poco funzionale». E poi: «La Regione ha chiesto di aumentare le prestazioni ambulatoriali del 10% rispetto al 2019, un obiettivo irrealizzabile in molti reparti». Al di là degli aspetti tecnici e funzionali, secondo Depetri quello che serve ora più che mai all’Asst di Crema è una visione strategica: «Sono stato in prima linea, insieme a tanti altri colleghi, per difendere l’autonomia dell’ospedale. In questo momento l’orizzonte per il quale abbiamo combattuto risulta offuscato. E certamente non per colpa dell’attuale direttore generale, Ida Ramponi, in carica da pochi mesi. Ma è proprio ai vertici dell’Asst che occorre rivolgersi per pretendere una qualificazione dell’ospedale». E infine: «Vorremmo che la politica vera — quella con la P maiuscola — fosse più presente nella supervisione della cosa pubblica per la promozione e il rafforzamento dell’ospedale».

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Commenti all'articolo

  • Paul P.

    27 Aprile 2022 - 21:01

    medici specializzandi, spesso, preferiscono continuare la loro formazione, proprio perché medici in formazione, piuttosto che essere assunti e dover affrontare responsabilità per le quali non hanno ancora ricevuto una preparazione adeguata. Per il resto, parafrasando una frase di Biden (non trovate dipendenti? Pagateli di più): ottimi primari attirano sempre medici.

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