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Messa di Pasqua a Sant'Ambrogio secondo il rito bizantino e in lingua ucraina

Sull’altare di mattoni rossi e vestito con le icone di una Chiesa sorella, a celebrare l’Eucarestia c’era don Vasyl Marchuk, sacerdote cattolico ucraino residente a Bergamo

Bibiana Sudati

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18 Aprile 2022 - 11:25

Messa di Pasqua a Sant'Ambrogio secondo il rito bizantino e in lingua ucraina

CREMONA - Bucha, Mariupol, Charkiv, Chernihiv. La passione delle città martiri dell’Ucraina invasa, elencate nell’omelia, non ha occupato per intero i cuori dei fedeli che hanno partecipato alla messa di Pasqua celebrata alle 15 nella chiesa di San’Ambrogio secondo il rito bizantino nella lingua di una nazione che resiste e lotta. Il fulcro della liturgia è stata la speranza. La speranza nella risurrezione, in un parallelismo a tratti coincidente tra fede e resistenza, tra martirio e sacrificio, tra riconciliazione e ricerca di pace. Sull’altare di mattoni rossi e vestito con le icone di una Chiesa sorella, a celebrare l’Eucarestia c’era don Vasyl Marchuk, sacerdote cattolico ucraino residente a Bergamo. Davanti a lui, tra i banchi di legno, famiglie e bambini, pochi uomini e tanti donne vestite a festa: sono badanti che lavorano in città da anni, e madri che insieme alle proprie figlie hanno dovuto scappare, lasciando dietro a sé casa e affetti più profondi. Mariti e figli sono là, al fronte o a difendere ciò che resta delle loro esistenze prima della guerra. Qualcuna porta il velo sul capo, altre sono arrivate con i cestini pieni di uova colorate come prevede la tradizione.

Un momento di serenità che ha cercato di riannodare le fila di una normalità interrotta dal conflitto che, a migliaia di chilometri di distanza, continua. Rinsaldare le proprie radici attraverso religione, cultura e lingua, per accorciare le distanze e formare una nuova comunità, qui e adesso: è stato questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dalla parrocchia di Sant’Ambrogio, che sta ospitando un gruppo di profughi fuggiti dal conflitto, con la collaborazione di Ufficio diocesano Migrantes e Caritas Cremonese guidata da don Pier Codazzi che invece sta coordinando l’ospitalità su tutto il territorio provinciale. 

FOTO: FOTOLIVE/PAOLO CISI

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