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VAIANO CREMASCO

La morte di Petrisol, il pirata della strada si difende: «Non ho pensato di aver investito qualcuno»

Edgar Lucca a processo per omicidio stradale e omissione di soccorso . In aula si tornerà il 16 novembre, quando saranno sentiti i consulenti tecnici di accusa e difesa

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

13 Aprile 2022 - 18:54

Ucciso da un'auto pirata, l'investitore: 'Mi sono addormentato, ho sbattuto contro il guardrail'

VAIANO CREMASCO -  La gomma sfasciata, il parabrezza sfondato (lato passeggero), l’airbag scoppiato (lato passeggero). «Quando sono sceso per il danno, era buio. Non ho pensato di aver investito qualcuno, non credevo di aver fatto quella cosa lì». ‘Quella cosa lì’: aver travolto con la Fiat Punto, uccidendolo, Petrisol Cioroaba, il 18 enne che la notte tra il 31 agosto (sabato) e l’1 settembre del 2019, stava rincasando a piedi dal Magika, la discoteca a Bagnolo Cremasco. Petrisor, Pietro per tutti, abitava con mamma Magdalena, papà Vasile e la sorellina a Palazzo Pignano.

Di Pandino è Edgar Lucca, 24 anni allora, per l’accusa il «pirata della strada», a processo per omicidio stradale e omissione di soccorso.

Petrisol era un ragazzone. Volò sul parabrezza (vennero rilevati capelli e tracce di sangue), finì nel campo, il suo corpo nascosto dall’erba. Morì sul colpo. Edgar andò a dormire. La domenica, mamma Magdalena lanciò su Facebook un disperato appello: «Mio figlio non è tornato a casa. Ieri sera era al Magika». Chiese aiuto. Lo cercò fino a lunedì, quando Edgar tornò lì dove aveva investito e ucciso il ragazzo.

«Sì, rispondo». Per 25 minuti, oggi Edgar ha risposto alle domande del suo avvocato Giorgio Barbesti, del pm, del giudice e dell’avvocato di parte civile Francesco Nucera, che, alla fine, commenterà: «Ha mentito dall’inizio alla fine».

È tornato a quel sabato, Edgar. «Dopo la serata trascorsa a Crema, ho preso la macchina e sono andato verso casa, seguendo la solita strada. Verso le 3.15-3.30 mi sono avvicinato a casa. Volevo andare a prendere un panino da Mc Donald’s, ma non mi sono fermato. Sono andato dritto verso casa. Ciò che mi ricordo è che ho superato il Magika e dopo non ho più memoria di quello che è successo, perché mi sono addormentato. Mi sono svegliato convinto di aver urtato il guardrail».

Edgar scese dall’auto. «L’auto aveva già grattato il guardrail. Sono sceso per controllare il danno e lì per lì non ho fatto caso, ho guardato se era tutto a posto. Alla fine non si vedeva nulla e ho continuato».

Il giudice: «Lei ha guardato la macchina, era abbastanza segnata. Non le è sorto nessun dubbio?». «No e me ne sono andato». Il pm onorario Silvia Manfredi: «Lei non ha visto che aveva addirittura il parabrezza sfondato?». «No». «Si ricorda quanto è stato fermo?». «Dieci minuti circa e poi ho ripreso la marcia. Ad arrivare a casa di solito ci metto venti minuti, un quarto d’ora».

L’avvocato Nucera: «Lei non ha notato il parabrezza sfondato. Ha notato che l’airbag del passeggero fosse esploso?». «L’ho visto il giorno dopo». «Aveva assunto sostanze stupefacenti o alcol?». «Avevo bevuto un paio di birre qualche ora prima, non ero assolutamente ubriaco».

Dunque, quella notte Edgar percorse tre chilometri senza accorgersi del parabrezza sfondato e dell’airbag esploso. Alle 3.48 mandò un messaggio su WhatsApp a Katia, la sua ragazza. «Amore, ho fatto un casino». In aula l’ha spiegata così: «Il casino era riferito alla macchina, cioè alla ruota».

A casa non disse nulla. «Erano le 4, mio padre dormiva, mia madre era al mare. Sono andato direttamente a dormire». Domenica mattina suo padre si accorse dei danni. «Ho visto il parabrezza e l’airbag». Edgar passò la domenica «in casa con la mia ragazza». Intanto, mamma Magdalena continuava a cercare disperatamente suo figlio.

«Lei ha avuto il dubbio di aver investito qualcuno?». «No». Interrogato tre anni fa in Procura, Edgar disse dell’altro, come ha rilevato l’avvocato Nucera. Disse: «A casa ho avuto il dubbio, ma non l’ho detto a nessuno». In aula: «Sono stato frainteso». «Il verbale è firmato da lei, lo ha letto?».

Lunedì. «Tramite i social ho visto che cercavano un ragazzo. Petrisol lo conoscevo di vista, perché era venuto qualche volta all’oratorio di Pandino a giocare a calcio. Prima dell’incidente era passato a Crema a salutare uno della compagnia. Mi ha incuriosito il fatto che lo cercassero, che fosse scomparso. Io non lo avevo collegato all’incidente».

Edgar tornò sul luogo dell’incidente con il Fiorino della ditta del padre. «Qual è l’elemento che la fece collegare all’incidente?». «Sua madre aveva postato su Facebook che l’avevano visto da solo a piedi fare la strada dal Magika».

L’avvocato Nucera ha rilevato la contraddizione. «È sicuro? Perché la madre aveva postato solo che suo figlio era stato al Magika». E «una volta lì che ha fatto?». «Mi sono affacciato al di là del guardrail e ho visto il corpo. Rispetto al guardrail era abbastanza distante. Non mi sono avvicinato, ho chiamato mio padre per dirgli che cosa era successo e ho chiamato i soccorsi».

L’avvocato Nucera lo ha incalzato: «Alla Procura lei disse che andando al lavoro vide per terra un pezzo di paraurti e la copertura della gomma». Edgar si è spazientito: «Non potrei far finta di niente per un giorno e mezzo». Il legale ha ribattuto: «Questo lo dice lei».

In aula si tornerà il 16 novembre, quando saranno sentiti i consulenti tecnici di accusa e difesa.

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