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LA GUERRA DI PUTIN

Fondazione Moreni, i viaggi umanitari di Giancarlo Rovati

85 anni, bresciano di Ghedi, è sempre in viaggio a portare aiuti dove ce n'è bisogno. Adesso c'è l'Ucraina

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

04 Aprile 2022 - 05:10

Fondazione Moreni, i viaggi umanitari di Giancarlo Rovati

CREMONA - Kiev come Sarajevo. Trent’anni fa, primavera del 1992, proprio come oggi in Ucraina, piovevano bombe sulla Bosnia Erzegovina (la guerra civile durò dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio del 1996). Di viaggi umanitari nei Balcani Giancarlo Rovati, 85 anni il prossimo 9 aprile, bresciano di Ghedi — fondatore, nel 1960 della Gong, impresa leader nel settore della progettazione e realizzazione di impianti per la zootecnia — ne ha fatti ben 120. È sempre in viaggio, Rovati. Salta sul camion e porta aiuti, là dove c’è bisogno. Ora in Ucraina.


Dal 2008, Rovati è presidente della Fondazione Fabio Moreni, in via Pennelli, 4, a Cremona, intitolata al volontario ucciso il 29 maggio del 1993 con gli amici Sergio Lana di Rivarolo Mantovano e Guido Puletti di Brescia, mentre trasportava aiuti umanitari: i ‘Berretti verdi’ di Hanefija Prijic Paraga sequestrarono il convoglio e li fucilarono. C’è una frase che racconta, meglio di ogni altra, chi fosse Moreni. «Ero nella desolazione per una guerra crudele, avevo fame, bisogno di tutto e tu sei venuto a portarmi aiuto conforto». La scrisse lui stesso. Rovati, presidente della Fondazione per volontà della signora Valeria, mamma di Moreni, lei scomparsa nel 2008, è appena rientrato da due viaggi, in Ucraina e Polonia. Venerdì prossimo, tre volontari della Fondazione Moreni porteranno di nuovo aiuti umanitari in Polonia per i profughi. Con loro ci saranno altri due mezzi. Uno lo ha messo a disposizione la cooperativa Il Cerchio insieme all’autista che fa parte della Protezione civile, l’altro è di Cremona for Chernobyl. Una grande mano l’hanno data anche le farmacie Ziliotti e Galli di Cremona, con la raccolta di medicine. E la Caritas cremonese, che dà viveri dal suo magazzino di San Savino.


Domenica 3 aprile. Via Tutto Ghedi, civico 4, zona industriale del paese, circa 19 mila abitanti. Qui ha sede il gruppo volontari Fondazione Fabio Moreni, un grande capannone-magazzino, 1.700 metri quadrati su due piani stracolmi di scatoloni pronti per essere caricati sui mezzi diretti in Polonia. Tutto, qui, parla di Fabio Moreni. Dall’acquasantiera che il volontario cremonese teneva in casa alle fotografie appese ad una parete. E tra le foto, quella di Moreni e Rovati ricevuti da Papa Giovanni Paolo II. Rovati, imprenditore minuto dal cuore grande, torna all’incontro con Moreni, in Bosnia. «Fabio era al suo primo viaggio. Ci sentivamo con le ricetrasmittenti. Lui fece la solita battuta scherzosa: ‘Al primo bar ci fermiamo. Lui era più avanti, si è fermato di fronte, forse c’era un bar tutto crivellato . Quando siamo tornati, la sera dopo è venuto a casa mia, c’era un capannone e da lì...». Da lì è nato un sodalizio umanitario «fino alla tragedia». Ma Rovati non si è mai fermato. L’impresa l’ha lasciata nelle mani del figlio, del nipote e del socio. Lui, imprenditore infaticabile, è sempre in viaggio. Bosnia, Albania, Africa. Ora l’Ucraina. Rovati è rientrato da due missioni umanitarie. «Nel primo viaggio — racconta — da Cracovia siamo entrati alla dogana in Ucraina. Siamo rimasti nell’area della dogana. Dalla Polonia, il secondo viaggio, sono tornato giovedì scorso. Certo che guido io, ho la patente!». Il viaggio di venerdì prossimo lo salterà. I suoi tre figli, un maschio e due femmine, lo vogliono a casa per festeggiare i suoi 85 anni insieme alla moglie Maria.


«Abbiamo sempre continuato con la Bosnia», prosegue Rovati. La Fondazione Fabio Moreni partecipa alle missioni Pellegrinaggi di carità. Ogni mese partono almeno due carovane di 14 furgoni che raggiungono case per anziani, mense dei poveri, ospedali, orfanotrofi, centri Caritas e campi profughi. «Accadrà anche in Ucraina per la ricostruzione. Il dopoguerra sarà molto più pesante». Lo sarà, perché calerà il silenzio, i riflettori si spegneranno, la solidarietà sarà più tiepida. «Ma quello è il momento più duro». Lo sa bene Rovati, imprenditore illuminato che con il suo gruppo ha realizzato diversi progetti là dove la guerra ha distrutto tutto. Racconta «il primo progetto che abbiamo fatto in Bosnia, quando c’era ancora la guerra. Avevano bombardato il panificio di Sarajevo, l’unico della città. Noi abbiamo fatto la ricostruzione della linea del pane. Ancora oggi lo chiamano il pane italiano. La costruzione del forno è stato uno dei primi progetti concreti fatti là». Qui «abbiamo organizzato la Giornata del pane. Con la Caritas e tutte le parrocchie abbiamo distribuito il pane benedetto. La raccolta serviva per il forno di Sarajevo. Servivano 900 e rotti milioni, ne abbiamo raccolti 900 milioni. Poi, noi come volontari abbiamo fatto il trasporto e il montaggio. Costo finale: 1 miliardo e 200 milioni». In Albania, una scuola agricola, in Kosovo la riparazione dei trattori e la distribuzione di sementi. In Africa, l’infermeria per salvare i bambini dal tracoma, infezione che si prende da un batterio trasmesso con il contatto dalle mosche. Si rischia la cecità.


Ora c’è l’emergenza Ucraina. Insieme all’ospitalità di due famiglie presso cascina Moreni, continua la raccolta di materiale. Lo si può portare in via Pennelli 7, oppure al magazzino di Ghedi (dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12.30). E’ anche possibile fare una donazione attraverso un bonifico. Iban: IT 18 Z 05034 11401000000000362. 

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