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Sos della cosmesi, «Servono addetti qualificati»

Il presidente Moretti: «Da anni sollecitiamo l’avviamento di corsi Its strutturati in base alle esigenze delle aziende»

Dario Dolci

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30 Marzo 2022 - 05:10

Sos della cosmesi, «Servono addetti qualificati»

CREMA - È il settore produttivo che più caratterizza il Cremasco, quello in maggiore espansione. Eppure, fatica a trovare figure preparate e specializzate da inserire nelle proprie aziende. La cosmesi cresce, ma il mondo dell’istruzione e quello della formazione non tengono il passo. A confermarlo è Matteo Moretti, presidente del Polo della cosmesi, che raggruppa 80 imprese che fatturano 800 milioni di euro all’anno e danno lavoro a oltre tremila persone. «Tutti parlano dell’eccellenza del nostro settore, ma poi non fanno seguire i fatti. Le nostre aziende hanno bisogno di manodopera qualificata. Come Polo, sollecitiamo da anni l’avviamento di corsi Its ben strutturati. Manca personale sia nell'ambito delle formule dei prodotti, sia del packaging primario».

Matteo Moretti


Un corso Its di tecnico superiore delle produzioni cosmetiche 4.0 in realtà esiste a Crema ed è già alla seconda edizione. «Ma è assolutamente insufficiente — ribatte Moretti —. Ogni anno viene formata una ventina di ragazzi: una goccia nel mare. Certo, è un punto di partenza, ma per fare le cose bene bisognerebbe coinvolgere chi fa cosmesi».


Il presidente del Polo e della Lumson, azienda di 600 dipendenti con sedi a Capergnanica e a Venezia, spiega il percorso di formazione che andrebbe intrapreso: «Per chi vuole occuparsi della formulistica, un diploma di chimico è una buona base, mentre per il packaging è preferibile un diploma tecnico-meccanico, ma va bene anche una maturità liceale. Ciò che conta è strutturare bene gli Its, i corsi biennali post diploma, calibrandoli sulle esigenze delle aziende». Il settore della cosmesi consente comunque l'ingresso di tante altre figure professionali. «Certamente — conclude Moretti — non servono soltanto tecnici preparati. Abbiamo bisogno di persone che conoscano le lingue straniere. E quando parlo di lingue mi riferisco all'inglese e al francese. Dello spagnolo, oggi tanto di moda nelle scuole, non sappiamo che farcene».

 

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