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LA GUERRA DI PUTIN: LE CONSEGUENZE

Hotel in ginocchio, aumento del 300% sui costi di gestione

L’imprenditore Silvio Lacchini di CremonaHotels lancia l’allarme: «Bisogna lavorare per costruire occasioni di permanenza in città anche per i visitatori italiani»

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

29 Marzo 2022 - 05:25

Hotel in ginocchio, aumento del 300% sui costi di gestione

L'imprenditore Silvio Lacchini, di fianco l'ingresso dell'hotel Astoria

CREMONA - «Abbiano avuto un aumento dei costi del 300% — dice Silvio Lacchini, titolare di CremonaHotels che riunisce Hotel Delle Arti, Continental, Impero e Astoria —. Se al Continental i costi energetici ammontavano a 5mila euro annui, ora paghiamo 15mila euro. Così non si riesce ad andare avanti». L’imprenditore della hôtellerie cremonese non usa mezzi termini e lancia l’allarme: «I gruppi che avevano prenotato per una visita alla città in primavera, o hanno disdetto, o rimandato — racconta —. È questo, oltre all’aumento dei costi, un altro effetto della guerra in Ucraina, c’è la paura di muoversi. Sto parlando di gruppi che dovevano arrivare da Inghilterra e Germania. A questo si aggiunge il timore per il Covid: l’immagine che l’Italia in un certo qual modo ne sia ancora vittima con tutte le restrizioni in atto. Tutto ciò non aiuta. Ma se speravamo in una leggera ripresa legata al progressivo allentamento delle norme anti-Covid, lo scoppio della guerra rischia nuovamente di fermare tutto, almeno per quanto riguarda il turismo. Stiamo tornando a lavorare con il turismo business, ma è una flebile ripresa, legata alla voglia delle aziende di tornare a produrre: anche questo aspetto rischia di essere messo in dubbio dal conflitto in corso e dalle sue ripercussioni sui costi di produzione».


Eppure ad un certo punto il settore aveva pensato che il peggio fosse passato: «Non nascondo che i nei mesi di settembre, ottobre e dicembre abbiamo fatto meglio dello stesso periodo del 2019 che fu un anno eccezionale in termini di presenze — prosegue l’imprenditore —. Poi il nuovo incrudelirsi della pandemia, il fatto che i mesi di gennaio e febbraio per noi sono bassissima stagione hanno fatto di nuovo precipitare il settore. Tradizionalmente la primavera e l’autunno per una città come Cremona è un periodo di buon afflusso turistico, ma la nuova emergenza non aiuta certo, soprattutto sulle presenze straniere». Ma Lacchini non si perde d’animo e chiede di «trovare il modo di costruire eventi e occasioni perché vengano promosse permanenze in città da località italiane — afferma —. Solo in questo modo, come ci hanno insegnato due anni di pandemia, si può pensare di non condannare a morte l’intero sistema. Mi auguro inoltre che la tassa di soggiorno, introdotta dal Comune, possa essere un motivo di entrare economiche che vengano investiti nel settore per lavorare in sinergia sulla promozione della città con eventi attrattive e iniziative che inducano i turisti italiani a fermarsi in città per una o più notti. la situazione è complicata e il nostro settore costretto a far fronte a una nuova emergenza. Solo insieme se ne può uscire per questo è importante che pubblico e privato lavorino insieme».

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