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IL SISTEMA CREMONA ALLO SPECCHIO

Carlo Cottarelli a Scenari Economici: «Questa guerra non durerà molto»

L’economista cremonese intervistato dal direttore Bencivenga all'evento tenutosi ieri sera al Museo del Violino

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

26 Marzo 2022 - 12:08

Cottarelli ci spera: «Questa guerra non durerà molto»

CREMONA - Lo scenario economico nazionale fra impennata dell’inflazione e aumento dei costi delle materie prime, l’imprevedibilità di Putin unita all’ambiguità della Cina e all’instabilità politica americana, ma anche le vocazioni di Cremona e l’ipotesi (che non ha affatto escluso) di una sua candidatura nel 2023. Quella con l’economista Carlo Cottarelli, già direttore del Dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale, è stata un’intervista ad ampio respiro. Incentrata sull’economia, e non poteva essere altrimenti, ma soprattutto sull’ottimismo: alle domande del direttore del quotidiano La Provincia Marco Bencivenga, che l’ha incalzato su più fronti, l’ex commissario per la revisione della spesa pubblica ha infatti risposto spesso che «ne usciremo».


Cottarelli non ha certo indorato la pillola, ma ha sottolineato fin dal principio che l’Italia è un Paese manifatturiero dove le imprese, che hanno già saputo rimboccarsi le maniche in tempo di pandemia, fanno davvero la differenza: «Fino ad ora, il Governo è riuscito a dare un po’ di sostegno senza indebitarsi ulteriormente proprio perché la ripresa è stata così forte. Ma ci vuole un piano europeo per affrontare l’emergenza, tenendo presenti i rischi geopolitici». Circa gli effetti a lungo termine dell’alleanza Russia-Cina, l’economista cremonese ha tracciato un’interpretazione più economica che bellica: «La Russia, pur essendo strategica per alcune materie prime come il gas, ha un Pil che più o meno è la somma di quelli di Belgio e Olanda. La Cina, invece, ormai ha un Pil maggiore di quello americano. È la combinazione di questi due aspetti, che ci deve preoccupare. Io, però, sono e voglio essere ottimista. Vero è che l’atteggiamento di Pechino è abbastanza ambiguo, ma l’impero cinese storicamente è pacifico». A proposito di Pil e nuovo ordine mondiale, Cottarelli non ha nascosto che l’ultimo mese ci ha dimostrato che «comanda chi ha testate nucleari: senza quelle, la Russia non si sarebbe nemmeno sognata di invadere l’Ucraina». Bencivenga ha sottolineato che fino a non molto tempo fa «il pass di ammissione al club era sostanzialmente il Prodotto interno lordo: chi più è ricco più comanda»; Cottarelli ha osservato che a suo parere gli ultimi G20 «sono diventati occasione per incontrarsi a livello amicale, ma con pochi risultati effettivi». E questo, ha spiegato subito dopo, anche a causa di un ruolo politicamente meno chiaro degli Usa: «Se la Cina è ambigua, l’America è instabile. Segnata da incoerenze politiche e dal fatto che basta poco per spostare un gran numero di voti».


Si è parlato quindi di demografia e in particolare dell’effetto che il calo della popolazione ha sull’economia: «Negli ultimi due anni abbiamo perso mezzo milione di persone in età lavorativa – ha spiegato Cottarelli –. Si sente spesso dire che in Italia c’è carenza di medici, ma in realtà c’è carenza in tutte le professioni. In passato questa problematica è stata risolta almeno in parte con la formazione e con una maggiore partecipazione al mondo del lavoro. Ma adesso è destinata a peggiorare. Cosa manca? Ad esempio una vera politica di immigrazione: ormai appena si pronuncia questa parola si pensa solo agli sbarchi. E invece significa cercare le persone giuste al posto giusto».


Il direttore Bencivenga ha quindi citato il ministro Cingolani, che ha parlato di «inaccettabile speculazione» in merito ai rincari energetici e sul carburante. Cottarelli ha smorzato: «Se parliamo in linea generale dei recenti aumenti dei prezzi, ad esempio delle materie prime, credo che ad incidere siano incertezza e paura. Capita a tutti, anche quando si va al supermercato, di fare acquisti precauzionali. Non li chiamerei speculazioni. Quelle ci sono sempre state, ma io credo che ad incidere, ora, sia più la paura». Il tema dell’inflazione è, secondo Cottarelli, destinato a tenere banco almeno sino alla fine di quest’anno. Ma anche qui, ha sfoderato ottimismo: «La migliore delle ipotesi, quella in cui voglio credere, è che la guerra finisca presto. Ricordiamoci che usciamo dal 2021 con una bella crescita e quindi anche se Pil 2022 dovesse restare fermo, la media sarebbe comunque più alta. A gennaio abbiamo registrato un meno 3-4%, poi è arrivata la guerra. È vero che i tassi stanno salendo, ma sono ancora bassi. In questo scenario penso debba restare la convinzione che la recessione sarà evitata. Poi, certo, non siamo e non sono in grado di sapere cosa hanno in mente Putin o Biden. Di sicuro sono d’accordo con Ancorotti: i toni vanno abbassati».


Circa il pagamento in rubli imposto da Putin per rivalutare la moneta russa, l’economista ha sottolineato che applicare il diktat di Mosca non sarà poi così scontato: «Innanzitutto parliamo di contratti stipulati in euro e poi quale tasso di cambio si applica? A che ora, che giorno di transazione? Mi preoccupa di più il fatto che gli operatori vedano questa mossa come la prima chiusura di Putin sul mercato energetico. Sappiamo bene che se il ‘rubinetto’ viene chiuso, l’Italia rischia di avere problemi. Secondo la Fondazione Mattei, potremmo rimpiazzare 20 miliardi con scorte e riserve strategiche. Ma se si parlasse di chiusura delle forniture, il prossimo inverno potrebbe essere contingentato. Ecco, questo è il principale rischio per la nostra economia». Un rischio che, rispondendo alla domanda successiva, ha voluto comunque ridimensionare. Di nuovo ottimismo: «C’è l’aspettativa, anche mia, che questa guerra duri poco. Ecco perché le Borse di tutto il mondo non si sono deprezzate. A questo puntano i mercati finanziari. E ad oggi non ci sono problemi con il nostro sistema bancario». Dalla scena internazionale e nazionale, a quella più locale: «Dimenticati per un attimo di essere cremonese – ha chiesto Bencivenga – e da osservatore esterno: che giudizio dai dell’economia provinciale? Quali sono i punti di forza e quali le criticità?».


Se sui primi non ha avuto dubbi – citando «le campagne meravigliose che difficilmente si trovano nel resto del Nord Italia», «la bellezza del centro storico» e «i prodotti di eccellenza» — sulle seconde ha aperto una riflessione più ampia: «Torno alla demografia, anche se lì c’è poco da fare. O meglio, si può partire cambiando prospettiva riguardo gli anziani: non possono essere visti come coloro che non sono più utili. Devono essere valorizzati, devono partecipare. Sono bagaglio di esperienze, formazione». E poi le infrastrutture: «Uno dei problemi di Cremona è la connettività, ma spero che in parte potrà essere risolto anche grazie al Pnrr. Cremona non ha un’unica vocazione, non deve scegliere, deve puntare su tutte le sue eccellenze: università, turismo, agroalimentare. Basta che lo Stato renda la vita più facile agli imprenditori, con meno burocrazie. Poi ci pensano loro a fare il resto».


Il direttore de La Provincia l’ha precisato: la domanda che rischiava di restare senza risposta, l’ha volutamente lasciata per ultima. E invece Cottarelli, pur non avendo pronunciato né «sì» né «no», ha risposto. «Proseguirà il tuo impegno politico? Ministro a Roma – ha incalzato Bencivenga – o sindaco a Cremona?» Mentre l’economista sorrideva, dal pubblico è partito un applauso spontaneo. «Se per partecipazione politica si intende diffusione di idee, continuerò sicuramente a farlo come sto facendo ora – ha detto con diplomazia –. Se si intende farsi eleggere da qualche parte, invece, non so. Ho ancora abbastanza tempo per decidere, il prossimo anno richiedetemelo». E a tanti, è sembrato molto più possibilista di quanto non volesse apparire.

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